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animalifantastici3Le smancerie stanno a zero e gli spoiler pure in questa recensione del ritorno di J.K. Rowling e David Yates al cinema con Animali Fantastici e Dove Trovarli, lo spin-off prequel primo capitolo di una saga in cinque parti che ci riporta nel mondo magico di Harry Potter prima di Harry Potter e Voldermort e dall’altra parte dell’Atlantico.
Dato il chiacchieratissimo ma non proprio acclamato spettacolo teatrale che ha segnato il ritorno dei protagonisti della prima saga e il loro sbarco sul palcoscenico, viene da chiedersi quanto questa operazione abbia una storia dalle fondamentale solide e buone intenzioni.
La mia personale impressione è che anche Warner Bros. se ne voglia fare un’idea, tirando un po’ il freno sul cast, sul budget e sul periodo di uscita (non natalizio) per questa prova generale del ritorno della loro hit natalizia, da contrapporre all’armata Star Wars della concorrenza.
New York, anni ’30. L’autore del celebre volume Animali Fantastici e Dove Trovarli, Newt Scamander (Eddie Redmayneapproda a New York con il manoscritto ancora inedito e con una valigia magica in cui si nascondono meravigliose creature magiche. Il clima nella metropoli non è dei migliori. Il MACUSA (il ministero statunitense di magia) e la comunità magica rischiano di essere scoperti dai No-Mag (i locali babbani) per via di alcuni misteriosi incidenti. Inoltre una setta denuncia a gran voce la presenza di streghe in città.
La situazione si fa ancora più complessa quando dalla valigia di Newt scappano anche creature. Lo schivo e taciturno magizoologo britannico dovrà lavorare con il No-Mag che sogna di diventare pasticciere Jacob Kowalski (Dan Fogler), e 2 sorelle magiche Tina (Katherine Waterston) e Queenie Goldstein (Alison Sudol) per risolvere l’intricata situazione.

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Stamane leggevo con grande curiosità le prime recensioni italiani sulla pellicola, che approderà nei cinema solo stanotte e si prepara ad essere un sicuro successo, con l’unico dubbio della sua portata. A stupirmi molto è stata una frase che ho letto spesso, sul fatto che fosse un promettente inizio di una saga che preannuncia grandi colpi di scena.
Ora, posto che ormai si fa strada in me e in voi il dubbio che io sia un essere senza cuore, francamente ieri sera durante la proiezione sono stata a più riprese annoiata da un capitolo introduttivo che, da solo, non ha davvero i numeri, la verve e la trama per porsi come il gran bel film d’intrattenimento che in tanti descrivevano stamattina.

Animali Fantastici e Dove Trovarli piuttosto è un planetoide che vive di luce riflessa da astri ben più ardenti: quella del passato, con la saga di Harry Potter che in più di un punto corre in aiuto di un film dai protagonisti abbastanza piatti, alzando la tensione con precise strizzate d’occhio e citazioni non causali, e quella del futuro, indicando spasmodicamente con i suoi foreshadow la direzione che questa nuova saga prenderà.
Certo non si tratta comunque di un film brutto, ma sarebbe davvero difficile fare altrimenti: si può capitalizzare su un universo magico amatissimo, si ha dalla propria parte la sua creatrice J.K. Rowling, il regista più potteriano e rodato nella saga David Yates, gli stanziamenti comunque importanti di Warner Bros, una colonna sonora strepitosa e un’ambientazione accattivante come la New York degli anni ’30.

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Di fronte a queste premesse mi aspettavo un film ben più frizzante. Oltre che a ricalcare prevedibilmente la struttura dei suoi precedessori, Animali Fantastici e Dove Trovarli parte con il freno a mano tirato, mettendoci davvero tanto per arrivare al sodo e sprizzare un po’ di magia. Quando si cala nella stessa e nella valigia di Newt le cose cominciano davvero a funzionare, sempre però in un’ottica sospesa tra easter egg dedicati a fan più che esperti della saga e un taglio virginale e leggero da giovani generazioni nate dopo la fine della saga originale. Questo significa che non c’è grande differenza tra la gestione dei bambini e degli adolescenti che studiano ad Hogwarts e i 4 adulti protagonisti della storia, con un tono rassicurante e familista che toglie verve e complessità alla storia, appesantita da un’inspiegabile urgenza di accoppiare subito tutti con tutti, a suo di baci rigorosamente a stampo, e che importa se la parte statunitense e più accattivante e ambigua del MACUSA è tragicamente sotto-utlizzata. Potremmo essere a New York o a Parigi, nel 1920, 30 o 50 e la situazione, ahimé, non cambierebbe granché.

Posso già sentir tuonare da qui la social justice e stavolta a ragione: se Eddie Redmayne è poco profondo ma intrigante perché tutti i suoi misteri sono di là dall’essere rivelati, la controparte Katherine Waterston si ritrova per le mani un personaggio sciatto, la cui mancanza di profondità sembra rivelarsi in una mancanza di cose da dire. Le cose vanno meglio con la sorella frizzante e il pasticciere pacioso, ma anche qui, sembrano più stereotipi convenzionali che personaggi accattivanti, in grado di risvegliare l’affezione del pubblico. I personaggi di etnie non caucasiche fanno da sfondo o corollario, in attesa che gente come Zoe Kravitz e Carmen Ejogo smettano di essere solo una foto o un Deus ex Machina.
Sono ben più interessanti le creature magiche, fortunatamente portate alla vita con una CGI migliore di quella che faceva presagire il primo, preoccupante trailer, anche se purtroppo anche qui talvolta c’è lo sgradevole gap Signore Degli Anelli/Lo Hobbit: gli schermi ad alta definizione e il 3D non perdonano, non se al fianco della ricostruzione digitale non c’è almeno una parte artigianale.

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C’è però un aggettivo che descrive più di ogni altro questo film, che si rivela mortalmente e banalmente prevedibile. Dove le notizie cinematografiche non hanno concorso con i loro annunci roboanti a levarci la sorpresa, ci ha pensato la Rowling stessa, riutilizzando vecchi incantesimi e trucchi di bassa lega, che sviliscono del tutto il nobile tentativo di Colin Farrell e Ezra Miller di non essere il personaggio che il loro type casting, le loro pettinature e una trama banalissima imponevano.

Lo vado a vedere? Non mi illudo nemmeno per un nanosecondo che qualcuno questa settimana, leggendo questa recensione, non vada a vedere Animali Fantastici e Dove Trovarli ed è giusto così. È comunque buon intrattenimento fantastico, un tuffo nel passato con qualche bel passaggio, un film adatto a amici, famiglie e gente a caccia di ipotesi e easter egg. Tuttavia mi stupisce molto che lo si descriva come realistico e promettente, quando per sopravvivere alla sua banalità si deve aggrappare con forza al passato e al futuro.
Ci shippo qualcuno? Nessuno di noi si è mai illuso che ogni personaggio che si rivolga a un altro in questo film non finisca come protagonista di capriole acrobatiche in sordide fanfiction, sia chiaro, però alcuni risvolti parecchio angst e parecchio sudditanza psicologica mi fanno già desiderare ardentemente del tipo di fanart un po’ sado e un po’ dominatrix che certi tipi di personaggi comportano.