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snowden4Se Elisabetta II (basti vedere il recentissimo The Crown e Una Notte con la Regina nel solo 2016) rimane la persona vivente che vanta più film a lei dedicati, negli ultimi anni la tallonano da vicino Papa Francesco (con film/docufilm che appaiono a scadenza annuale) e i santi laici del Millennio, i grandi della Rete. Nel mare magnum del biopic il racconto di Internet si è via via diviso su 2 poli: i grandi nomi dei colossi di maggiore successo, con la florida filmografia di Steve Jobs e dei padri fondatori della Silicon Valley da una parte, i movimenti alternativi, anti e anarchici dall’altra, capitanati da film dedicati a Julian Assange, wikileaks e compagnia varia.
Quello di Oliver Stone non è il primo film incentrato su Edward Snowden, la talpa della CIA che svelò il lavoro dello NSA, ma è sicuramente quello in grado di raccontare efficacemente quanto il giovane esule, traditore ed eroe sia di fondo una mosca bianca nello scenario in cui la cultura popolare lo ha inserito.

Dopo aver visto sfumare per sempre la possibilità di entrare nei corpi militari scelti per la propria debolezza fisica, Edward Snowden (Joseph Gordon-Levitt) diventa un brillante ingegnere che lavora, da consulente esterno o da vero e proprio impiegato, per la CIA e per vari appari satellite dell’intelligence americana. Repubblicano, conservatore e patriota, il giovane Snowden diventerà testimone sempre più tormentato della costruzione di un sistema di sorveglianza globale, che va a colpire cittadini statunitensi e alleati della NATO, per scopi che via via sembrano sempre più avvicinarsi alla supremazia politica ed economica ottenuta con lo spionaggio illecito. Disgustato, tormentato e sull’orlo di una rottura definitiva con la fidanzata di idee liberal (Shailene Woodley), Snowden decide di reagire e far conoscere al mondo la verità.snowden

Bisogna riconoscere a Oliver Stone che era da parecchio tempo che non tirava fuori dal cappello un film così riuscito e con qualcosa di così rilevante da dire. Chiariamoci: Snowden è ben lontano dall’essere il miglior film dedicato allo scandalo NSA, pur essendo basato su ben 2 libri che ricostruiscono la fuga di notizie operata dal protagonista e soprattutto il lavoro giornaliero dello stesso attraverso un intricato sistema di programmi che permette una sorveglianza sistematica e davvero intrusiva di qualsivoglia obiettivo, dentro e fuori dagli Stati Uniti.
In questo senso anzi la finzione del film è talmente debole da dover ricorrere in chiusa al vero Snowden; se con la sua apparizione legittima l’operazione di Stone come autenticamente sovversiva, finisce anche per squalificare la credibilità della finzione di Stone e della prova di Joseph Gordon-Levitt.

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Purtroppo Snowden abbraccia quell’assunto decisamente semplicista che non si può raccontare una storia complessa al grande pubblico senza semplificarla e banalizzarla, polarizzandone i fronti opposti e sgombrando il campo da termini tecnici e ambiguità. Così il complesso sistema di sorveglianza della CIA finisce per essere un po’ il grande cattivo dai contorni indistinti, descritto più dai reaction shot dei protagonisti che dalla narrazione del film. Non a caso Oliver Stone dedica parecchie scene del film a Melissa Leo, che impersona Laura Poitras, documentarista premio Oscar nel 2015 per il film a tutt’oggi migliore sull’intera vicenda, Citizenfour. Tanto la Poitras – che ha testimoniato in presa diretta e al fianco di Snowden l’intero leak – è puntuale e precisa, cavando fuori un documentario dai contenuti chiari e raggelanti, tanti Oliver Stone è politico nel senso più semplicistico e militante del termine.

Tuttavia la ricostruzione romanzata di Oliver Stone ha il grande pregio di catturare l’unicità di Edward Snowden, lontano dai Julian Assange o dagli Anonymous del caso. La sua è la parabola di un giovane statunitense conservatore e patriota via via disgustato dal tentativo degli apparati difensivi di spiare le altre nazioni e i propri cittadini per il proprio tornaconto economico e per istanze imperialistie. Oliver Stone trasforma quindi il leak nell’estremo sacrificio di un soldato che serve quella nazione e quegli ideali in cui crede, scatenando volontariamente contro di sé una caccia alle streghe, mettendoci per giunta la faccia e il nome.

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Lo vado a vedere? Dal punto di vista divulgativo e documentaristico non è certo puntuale e approfondito, essendo politicamente ben schierato e fiero di esserlo, come sempre quando c’è di mezzo Oliver Stone. Pur rimanendo un film troppo lungo e talvolta molto superficiale, Snowden ha il grande merito di dare un ritratto della talpa dello NSA vibrante e non retorico, che sa essere anche appassionante. Il miglior Stone degli ultimi anni, a mani basse.