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10. THE DRESSMAKER

Il 2016 è stato l’anno in cui la crisi del genere film romantico è diventata innegabile, sia a livello di botteghino (vedi il disastro di film che avrebbero dovuto funzionare a scatola chiusa, tipo Io Prima di Te) ma soprattutto a livello qualitativo, con l’incapacità dei grandi studios di mettere su un progetto credibile che non paresse del tutto senza idee, riciclato e mal prodotto.mini_title_thedressmaker-copia

Il cinemozioni5 nel senso di film romantico ben orchestrato, pop ma con una production value decente è una specie in via d’estinzione, ma a ben vedere è un discorso che vale principalmente per i grandi studios, mentre progetti meno sontuosi, più autoriali o comunque lontani dal centro nevralgico della cinematografica commerciale non se la cavano affatto male, vedi Love & Friendship, che è comparso in parecchie classifiche di fine anno di gente eminente (e di sesso maschile).
Se l’è anche giocata, ma alla fine gli ho preferito questa graffiante e talvolta sottovalutatissima pellicola australiana che ha saputo saggiamente sfruttare lo star power e la sensualità di Kate Winslet, che non azzeccava così un film da tempo. Non solo, è anche uno degli adattamenti letterari migliorativi in maniera più efficace che abbia letto/visto nell’annata, senza contare che è stato bello ritrovare una cinematografia con uno stile davvero unico e potente e tutto il suo manipolo di giganteschi attori. Certo c’è lo Hemsworth di serie B, quello proprio inabile e dei poveri, però in fondo è lì a fare il manzo in esposizione, quindi ci sta.
[LA RECE]

9. STAR TREK BEYOND

So che state per rinfacciarmi quanto detto sopra sullo snobbismo presunto di questa classifica, ma in genere ci sono almeno un paio di posizioni di questo tipo, mentre quest’anno Beyond se ne sta solo soletto sia come genere SFF (colpo di scena!) sia come blockbusterone ameriggggano. È il miglior film cinecomics/fantascienzo dell’anno? Forse no (ma possiamo argomentare), però devo dire che a conti fatti è l’unico che ho già rivisto e di cui ricordo nel dettaglio lo svolgimento, mentre gli altri, pur avendo tirato fuori cose anche notevoli, rimangono un po’ nella nebbia indistinta della sovraesposizione a film che tanto si somigliano a livello tonale e narrativo.

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Anche perché Beyond salta fuori da una storia produttiva complicatissima e, zitto zitto, si porta a casa una degna conclusione di una saga che ha riportato in luce Star Trek ma snaturandolo dei suoi messaggi e nuclei tematici, avvicinandolo alla visione militarista di Star Wars. Centrare un risultato dignitoso in questa estate nerissima per il box office senza J.J., senza Cumberbatch e star power annessi e connessi e farlo con un film di ritorno alle origini con parecchie idee ma soprattutto un convincente tono ottimista e scanzonato alla fine ha pagato. Possibile che sia l’influenza di un gran numero di grandi trekkiani in writing room, mentre Abrams non è mai stato proprio entusiasta?

Non si è scelto né l’usato sicuro né di prendersi troppo sul serio per aumentare il peso specifico del film, come ha fatto Rogue One, che invece ha avuto dalla sua un dispiegamento di forze enorme ed è riuscito comunque a complicarsi la vita. Sue me. Il vero tesoro di Beyond è però Jaylah, ovvero la capacità di tirare fuori un personaggio fresco, interessante, di affidarlo a un’attrice ancora in ascesa, lasciando lo spettatore con la sensazione di aver trovato un nuovo membro dell’Enterprise che sarà di casa senza nemmeno farle togliere i vestiti, vero Alice, vero J.J.?
[LA RECE]

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