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Siamo sinceri: il 2016 non è stata un’annata in grado di produrre un romanzo davvero memorabile, almeno non nel settore SFF: si è vivacchiato di grandi saghe che continuano e/o si sono concluse. Si sono rivelate piacevoli e poco più le letture fresche di uscita, ma mai ineccepibili né men che meno innovatrici. Certo questa annata di assestamento si è percepita meno in Italia, vuoi per la cronica assenza di uscite in toto, vuoi perché appunto, quel poco che esce è già di per sé selezione naturale del meglio e del più blasonato di quanto visto nei paesi anglofoni negli anni passati. Niente sole dunque, ma nemmeno grandi scuffie.
In attesa di testare Uprooted con mano, sono sostanzialmente d’accordo con gli Hugo, che hanno incoronato regina dell’annata romanzesca N. K. Jemisin con The Fifth Season. In un anno in cui nessuno se ne è uscito con qualcosa di forte o rivoluzionario, ha prevalso chi ha saputo amalgamare meglio gli ingredienti più inflazionati del momento: distopia, mondi apocalittici, trilogie fantasy, istanze social justice e un trend di cui sento poco parlare ma in cui mi imbatto sempre più spesso. Tra la The Fifth Season e Barsk (di cui non dispero di riuscirvi a parlare per bene prima o poi) non è mancata occasione quest’anno di leggere romanzi teoricamente fantasy, in realtà rivelatisi in chiusura di malcelata fantascienza. Problemi a trovare un pubblico per autori fantascientifici che “vorrei ma non posso”? Chissà. La mia impressione è stata proprio quella.
[RECE]

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Lo so che state pensando che non ne potete più della sottoscritta che tira fuori dal cappello le due V for Vendetta fantascientifica di Zona42, ma mettetevi nei miei panni: quando mi ricapiterà il lusso in uno di questi classificoni di sistemare la spinosa questione della quota non-aglicana, della quota italiana e della quota fantascientifica nostrana in una sola posizione? Non credo presto, a meno che i baldi Vietti e Viscusi sfornino presto altre meraviglie all’altezza di Real Mars e Dimenticami Trovami Sognami.
Perché due libri in una sola posizione? Il primo è il consiglio perfetto per chi dalla fantascienza è stuzzicato ma non si decide a provarla (mettiamola così: il mio sogno è che gli sceneggiatori di Boris passino di qui durante una crisi creativa e poi consegnino la serie TV geniale e scacciona che questo titolo si stra-merita), il secondo è perché la classifica è cosa mia e beh, del filotto dei fantascientifici italiani recuperati quest’anno DTS rimane il mio preferito.
[RECE]

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