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Mi rendo conto ora di quanto fosse infondato il mio timore di stillare una classifica un po’ troppo sguarnita di SFF solo ora che mi accingo a includere anche Ted Chiang al filotto. Occhio, Storie della Tua Vita non è certo una primizia (anche perché in Italia c’era già arrivato qualche annetto fa, finendo irrimediabilmente fuori catalogo), però ad oggi è una delle antologie più popolari della fantascienza scritta in questa era geologica (quindi non in zona Urania), anche senza contare l’innegabile traino di Denis Villeneuve con il suo Arrival. Nella speranza che arrivi davvero qualche nomination agli Oscar e che quindi qualcun’altro a Hollywood (o a Mondadori) si senta invogliato a pescare nello sterminato bacino della fantascienza scritta dell’ultimo ventennio, onore al merito a Frassinelli.
Seppur con qualche scivolone e polemica, una casa editrice non certo di settore ha saputo ripescare al momento giusto questa selezione decennale del meglio di uno degli autori più stimati a livello letterario nel campo della hard science fiction. Spero di dilungarmi al più presto e più nel dettaglio sui singoli racconti, però posso dire da subito di aver constatato con viva e vibrante soddisfazione quanto questa riedizione ritradotta e rieditata sia già finita in librerie davvero insospettabili. Insomma, un altro ottimo titolo da consigliare ai neofiti del genere, in alternativa ai soliti quattro autori inflazionatissimi (e spesso invecchiati maluccio) che si nominano sempre nei covi degli irriducibili nostalgici della fantascienza che fu.

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Ecco, il sostanziale silenzio sotto cui passa quest’ennesima uscita italiana a firma Ali Smith per me è rivelatrice della sostanziale inutilità di taluni book lover e critici italiani, quelli che si limitano ad apporre un bollino di certificata qualità su titoli già blasonati o ottimamente lanciati da case editrici di grandi dimensioni e potere. Non pensavo di finire a fare la figura del cane da tartufo che scopre chissà quale primizia nascosta recensendo il vincitore del Costa Book Awards e nominato al Booker Prize (che quindi sarebbe anche il caso di piantarla di riempirsi la bocca con questo premio come se fosse una griffe di tendenza, salvo poi ignorare uscite come questa!), soprattutto considerando che siamo in pieno territorio literary fiction, quindi più nelle corde dell’appassionato medio italiano anglofilo e fighetto che della sottoscritta. Teoricamente.

Mi piange il cuore a vedere come SUR sia stata snobbata di fronte al cavallo di razza della sua scuderia 2016, capace di declinare al meglio uno stile sperimentale e un’ammirazione per il territorio e paesaggio italiano che non si riduce a xenofilia esotica. Certo L’una e l’altra è un titolo complesso e da non consigliare a cuor leggero e scatola chiusa, ma far passare così sotto silenzio questa erede scozzese della Virginia Woolf di Orlando e di Jeanette Winterson tutta è un autentico delitto.
[RECE]

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Vero è che è stato aiutato da un’annata SFF non esaltante (e dalla cronica assenza di Urania davvero tosti da recuperare), però è innegabile che China Miéville sia un grande autore, uno che non deve invidiare il prolifico compagno di Clarion Ted Chiang per la sua fucina di idee e che per di più incarna come pochi altri il concetto di scrittore a tutto tondo nel panorama fantascientifico. Se ne è accorto il New York Times, ci è arrivato persino il The Guardian ma non c’è verso di trovare una recensione di Embassytown – il suo primo romanzo autenticamente scifi portato in Italia recentemente da Fanucci – scritta da uno che non sia del solito giro dei soliti noti dei soliti quattro siti di settore. Quelli che sostengono che questo epico resoconto di quanto possa costare all’umanità parlare una lingua aliena e insegnare agli extraterrestri a mentire tutto sommato possa essere considerato un romanzo minore dell’autore. Stavolta mi permetto di dissentire, ma in fondo sono anche contenta così. Se questo romanzone complesso e dai toni via via davvero drammatici è uno di quelli meno riusciti, chissà che pagine mirabolanti leggeremo tra un decennio o poco più, quando arriveranno anche qui quelli usciti nell’ultimo biennio!
[RECE]

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