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Torniamo nel territorio “vorrei ma purtroppo ogni tanto mi tocca ancora dormire” per questa seconda posizione: stavolta siamo di fronte a una doppietta di literary fiction che è stata più che coperta anche da noi, perché insomma, Adelphi un certo peso specifico ce l’ha. Anzi, la scrittrice coreana Han Kang ha avuto il privilegio di essere la duplice foglia di fico della famigerata classifica di fine anno de La Lettura, in qualità di scrittrice femmina e non anglofona.
La poverina però non si merita questa introduzione, anche perché The Vegetarian (già uscito con notevole successo in Italia) e Human Acts (che dovrebbe arrivare nel 2018) sono due romanzi maestosi, potenti, che fanno della propria essenzialità stilistica tipicamente orientale uno strumento di precisione per intagliare immagini di impressionante visionarietà. Che detto così suona come una roba pretenziosissima e invece sono appunto, mirabili visioni. Immagini stupefacenti che vi porterete dentro a lungo, talvolta sessuali, talvolta violente, talvolta decisamente shockanti.
Sicuramente due letture non per stomaci deboli e per lettori in vena di rassicurazioni, ma per molti versi migliori di tanti altri orientali blasonati, vedi un certo Murakami (potevo arrivare alla fine di questo post senza mortificare il Maligno?): avete presente quelle scene oniriche artistoidi un po’ confusionarie e spesso abbastanza prive di un vero senso che il nostro si ostina a scrivere? Ecco, quello che avrebbero voluto essere lo trovate in entrambi questi romanzi, che con la loro forza pare abbiano definitivamente aperto la vita ad altre traduzioni dell’autrice (evviva!) e ad altri romanzieri coreani verso Occidente.

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