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Quest’anno non c’è stato un solo libro capace di farmi letteralmente uscire di senno dall’entusiasmo, ma d’altronde non tutti gli anni uno s’imbatte in un Baru Cormorant no? Tuttavia quello che ci è andato più vicino è di certo H si for Hawk, che mese dopo mese continuo a ritrovare nascosto sempre più a fondo nelle pieghe del mio cervello e del mio cuore. Sulla riuscita di questa operazione editoriale permane un po’ di dubbio: da Einaudi non sembrano soddisfattissimi, però Adelphi è calata in picchiata come un rapace sulle librerie, rispolverando con un certo successo Goshawk di T. H. White, ovvero uno scrittore non proprio blasonatissimo in Italia. Più dieci punti ad Adelphi per l’attitudine sparviera dimostrata.
Lo so, il titolo scelto per l’edizione italiana e l’illustrazione di copertina non sono esattamente tra i più entusiasmanti mai visti e io temo abbiano concorso non poco a non attirare lo sguardo del lettore casuale in libreria.
Tuttavia se siete arrivati a leggere fin qui voi casuali nelle vostre letture non lo siete mai, quindi vi sarete di certo accorti di come questo memoir di donne, lutti e paesaggi si sia scavano una bella nicchia di estimatori. Lo ha fatto con un certo stile letterario talvolta molto intenso, ma soprattutto con la forza dei sentimenti esistenziali che l’autrice cerca di sublimare attraverso la falconeria e con l’accuratezza delle ricerche attraverso cui traccia un ritratto palpitante di una delle figure letterarie inglesi più tormentate del secolo scorso. Senza dimenticare una riflessione pungente e tragicamente attuale sul paesaggio inglese e sui pericoli della romanticizzazione di un elemento naturale, senza barriere e senza nazionalità da legarvi o difendere. Una delle uscite migliori dell’intera annata, da recuperare assolutamente.
[RECE]

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