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storiedellatuavitaMentre voi affollate le sale per constatare se davvero Denis Villeneuve sia riuscito a portare degnamente su grande schermo il racconto più celebre di Ted Chiang, è arrivato il momento per me di parlare un po’ della celebre antologia che contiene lo stesso, Storie della Tua Vita. Un post che risulta essere quasi accessorio, dato che uno dei rarissimi titoli fantascientifici degli ultimi vent’anni recensito e vivisezionato anche dal fandom italiano è proprio questo.
Dato che è una settimana di festa per gli appassionati di SFF letteraria e non e dato che lo ritroviamo nelle librerie dopo tanti anni in cui era rimasto tristemente fuori catalogo, ho deciso di festeggiare anche io, con qualche considerazione in merito, magari rivolta a quanti tra i lettori non sono ancora familiari con questo titolo.

Come ha fatto Ted Chiang, uno statunitense scrittore di software la cui famiglia ha origini cinesi, ha diventare uno degli autori di genere più rilevanti, amati e studiati della scena SFF contemporanea, pur avendo all’attivo poco più di una quindicina di racconti pubblicati dal 1998 ad oggi? La risposta vinicola sarebbe che il nostro è in tutto e per tutto un metodo classico, forse l’erede più credibile della fantascienza della golden age, quella di Astounding e dei quattro, cinque nomi che ancora oggi avete qualche speranza di trovare nelle librerie italiane.

Sicuramente è l’erede della fantascienza d’oro dal punto di vista formale. Se è vero che il racconto breve non ha mai perso la sua importanza strategica come piattaforma di lancio e sperimentazione per gli autori di genere, è anche vero che al giorno d’oggi le riviste contenitore stentano a sopravvivere e il punto di arrivo di ogni scrittore è il romanzo. Questo discorso però non vale quasi mai per Ted Chiang, che si aggrappa ostinatamente alla forma breve, che si adatta alla perfezione alla sua essenza di scrittore. Chiang è un magistrale costruttore di domande affascinanti, mentre talvolta si rivela un fornitore di risposte discontinuo e trasandato.

storiesofyour_anteprimaQuali sono le domante che Ted Chiang ci pone? Le più classiche del genere, quelle che cominciano con un “e se…?”. La vera forza dello scrittore è che i suoi e se sono diversi da tutti gli altri, unici e memorabili, capaci di costruire paesaggi e mondi mai banali, la cui forza sta appunti nella domanda che pongono. I racconti di Chiang sono stupefacenti insetti e coleotteri dai colori meravigliosi, ma dalla vita brevissima, che volge al termine in un qualche manciata di pagine. L’immaginifico di Chiang, che ha solidissime basi matematiche, linguistiche e scientifiche (ancora una volta, come i primi scienziati che divennero scrittori per diletto nella golden age), è così prolifico e proficuo che si può permettere di sostenere come una cruccia uno splendido manufatto sartoriale per un’istante e poi gettarlo per terra, tornando a rovistare in un armadio apparentemente infinito alla ricerca di nuove meraviglie, laddove altri fanno tesoro dei pochi capi base che hanno a loro disposizione.

Leggendo le interviste di questo acclamato scrittore e vincitore davvero di ogni riconoscimento che si possa immaginare in questo campo, si scopre che il tono misurato e riservato dei suoi racconti riflette alla perfezione il suo carattere. Qualche indizio su cosa sia davvero importante per Chiang lo troviamo comunque nelle sue storie, che sembrano sempre trovare la più grande meraviglia non nell’altro tecnologico o alieno, bensì nell’umanità; per questo motivo Ted Chiang è stato definito uno scrittore di fantascienza umanista.

A me piace invece sottolineare come sia uno scrittore razionalmente romantico, nel senso che l’amore verso la cerchia ristretta di propri cari (che siano amanti, figli, genitori) funge spesso da motivazione o da perno per una riflessione che dalle meraviglie del tecnologico possibile si muove spesso verso una riflessione quasi esistenziale sui rapporti umani, fino ad arrivare al divino. Pur non avendo il rapporto tormentato con Dio di altri scrittori (fantascientifici e non), il sovraumano corre spesso sottotraccia nei suoi testi, o diventa direttamente protagonista in incredibili storie di fantascienza biblica o speculazione religioso-filosofica…che suona come una mazzata incredibile, ma, proprio come Arthur C. Clarke, è la piattaforma ideale per far comprendere al lettore poco avvezzo o restio che la nostra fantascienza, forse più che ogni altro genere, ha sempre al centro ciò che sta a cuore o preoccupa l’uomo. Quantomeno per quella positivista, minimale e magistrale di Ted Chiang.

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Torre di Babilonia ★★★½
E se i babilonesi avessero davvero costruito la celebre Torre, così come raccontato nell’Antico Testamento?
Ted Chiang immagina l’architettura escheriana che porta un muratore a salire per mesi sull’imponente torre, alla scoperta di come l’umanità che la abita (e che mai ha toccato terra) abbia organizzato la propria vita tra le nuvole, in attesa di toccare la volta celeste e incontrare Dio.

Capisci ★★½
E se alcune persone ottenessero un’intelligenza superiore tale da rendere il resto dell’umanità malleabile dalla stessa, cosa farebbero? La utilizzerebbero a fin di bene o per i propri interessi?
Lo spunto è forse il meno sorprendente della raccolta e qualche tentennamento giovanile (ironia della sorte, dato lo sviluppo della storia) ancora si trova, ma la solida preparazione tecnologica dell’autore salva il tutto.

Divisione per Zero ★★★
E se attraverso un teorema matematico si potesse provare che niente della logica alla base della vita umana ha davvero senso?
La parte matematica qui è talvolta oppressiva, ma il contrappunto alla parte più hard science fiction è una riflessione sull’amore così drammaticamente vera che si sopporta volentieri il ritorno a equazioni e numeri primi.

Storie della Tua Vita ★★★★½
E se davvero l’organizzazione stessa del nostro linguaggio influenzasse in maniera determinante la nostra percezione del mondo e di concetti fisici come il tempo e lo spazio?
A ragione uno dei racconti più celebri della fantascienza degli ultimi vent’anni, un perfetto equilibrio tra spericolata speculazione linguistica ed enorme, commovente umanità.

Settantadue Lettere ★★★½
E se il dilemma posto dall’Intelligenza Artificiale che può creare o distruggere migliaia di posti di lavoro si fosse posto in epoca vittoriana?
Solo Ted Chiang poteva utilizzare la più iconica delle cornici steampunk per riflette su un problema attualissimo, tornando a inserire elementi della tradizione ebraica come i golem e, non pago, inserendo alla perfezione un certo classismo inglese e una riflessione sulla fertilità e il controllo del corpo femminile.

L’evoluzione della scienza umana ★★
E se l’umanità si dividesse in due gruppi grazie alla possibilità di aumentare a dismisura l’intelligenza dei feti su base volontaria dei genitori, potrebbero e dovrebbero gli uomini “naturali” discutere di una scienza che faticano a comprendere?
Poco più di un concept che forse risulta affascinante per davvero solo per quanti la scienza la vivono e lavorano tutti i giorni.

L’inferno è l’assenza di Dio ★★★★★
E se avessimo prove certe dell’esistenza di Dio, del Paradiso e dell’Inferno, saremmo davvero tutti più credenti e felici?
Ancora una volta descrivendo una struggente storia d’amore, Ted Chiang ci rammenta che le caratteristiche stesse con cui descriviamo il divino lo renderebbero la più terrorizzante ed incomprensibile delle razze aliene, qualora dovesse palesarsi con i suoi angeli.

Amare ciò che si vede: un documentario ★★★
E se fosse possibile interagire con gli altri senza codificare l’aspetto fisico dell’interlocutore sulla base dello standard comune di bellezza, sarebbe giusto chiedere o esigere che tutti diventassero ciechi alla bellezza?
Ted Chiang immagina un mondo in cui la calliagnosia rende evidente l’enorme, inconscio impatto che ha la bellezza altrui e propria sul nostro raziocinio. Peccato che, come lui stesso ha chiarito rifiutando la nomination alla Hugo, sia poco più di un racconto sbozzato.

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L’edizione italiana, tradotta da Christian Pastore, è stata ritradotta e rieditata a cura di Frassinelli. Ve la consiglio, è ottima. 

Disclaimer – L’editore mi ha inviato una copia staffetta del libro in cambio di una mia onesta recensione, quella che avete appena finito di leggere.

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