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split_locandinaTentiamo di superare la pigrizia mentale che ci porta a impostare in automatico la recensione di un film x di M. Night Shyamalan sulla base delle aspettative, spesso ingiustificate, che l’hanno portato a rifuggire la pressione di Hollywood e a re-inventarsi in chiave quasi low budget, affiancato da un produttore di grande esperienza in produzioni “ristrette” come Jason Blum.
Dopo un paio di pellicole di rodaggio questo cambiamento ha portato i suoi frutti in Split, il thriller psicologico con protagonista James McAvoy che ci riconsegna il regista di origini indiane amante dei twist non in forma smagliante ma quantomeno ritrovata, capace di puntare su tutti i trucchi del mestiere non solo per superare i limiti produttivi, ma anche per rigirarli a proprio vantaggio.
Split infatti è un film che da una scelta furba – ambientare gran parte dell’azione di un sotterraneo spartano e molto angusto – tira fuori un elemento vincente per la sua azione. Come le tre ragazzine rapite dalla psicopatico protagonista, ci ritroviamo in un posto buio e angusto, un sotterraneo che esploriamo a poco a poco attraverso le mosse (sbagliate) che portano le ragazze a tentare senza successo di trovare la difficile via d’uscita dal labirinto in cui si trovano.split_
C’è anche un minotauro che abita con loro in questo luogo, anche se è inizialmente nascosto all’interno di Kevin, il giovane uomo disturbato che ha vissuto una sorta di ammutinamento nella sua mente, dove abitano ben 23 personalità differenti. Le più subdole e minacciose (una distinta sciuretta un po’ bacchettona, un maniaco dell’ordine e maniaco sessuale, un ragazzetto che vive le prime turbe amorose) hanno silenziato quelle positive, che stavano lavorando attivamente con una psicologa per mantenere Kevin (il corpo e la mente ospite) sulla retta via.

Il film ci suggerisce da subito che Kevin e le sue personalità psicotiche non sono l’unico fattore bizzarro a comporre l’equazione di un thriller che sa tenere lo spettatore sulle spine. C’è anche una delle ragazze, la più silenziosa e imperscrutabile, Casey. Bastano il viso angosciato e gli occhi profondissimi di Anya Taylor-Joy, che dopo The VVitch e Morgan è ormai una sorta di silenziosa e magnifica scream queen contemporanea, per capire che anche lei ha parecchie carte e traumi da giocare e venderà cara la pelle.split_1

Il vero show però è quello di un James McAvoy alle prese con una decina e più di personaggi da alternare fisicamente e subdolamente. Sembra divertirsi parecchio e comprensibilmente, di fronte a un ruolo che lo mette alla prova e che gestisce gigioneggiando un po’, ma provando di essere in grado di poter rendere con naturalezza sottigliezze come una personalità che finge di essere un’altra.

A divertirsi più di tutti però sembra essere Shyamalan, tornato nel pieno delle sue capacità e forse avendo ritrovato un modo di fare cinema e thriller senza troppe pressioni e aspettative. Certo si poteva evitare qualche passo falso e lasciarsi guidare dalla storia, tagliando le inutili spiegonate della psicologa (che smorzano la tensione crescente), ma Split rimane un gran bel thriller con cui cominciare l’anno 2017 in campo thriller ed è già un grande risultato.

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Lo vado a vedere? Certo non è imprescindibile ma se avete voglia di ritrovare lo Shyamalan che abbiamo amato e divertirvi assieme a un James McAvoy che spazia senza limiti e all’allure perfetta di Anya Taylor-Joy, beh, stavolta si va al cinema senza l’ansia che arrivi la fregatura.
Ci shippo qualcuno? No, la James che lo stilista sassy è comunque una chicca.

Osservatorio FCM – Il primo fottuto cervo metaforico del 2017 arriva prestissimo ed è proprio di quelli classici, con tanto di carcassa e foreshadow cupissimo. D’altronde chi non esce a caccia con una bimbetta per premunirsi di avere tutte le metafore del caso?

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