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In queste ore a Los Angeles si srotolano metri e metri di tappeto rosso su cui cammineranno attori e attrici famosissimi, registi blasonati e illustri sconosciuti che in realtà contribuiscono tanto quanto i colleghi davanti alla cinepresa e sotto le luci dei riflettori a realizzare i film come li conosciamo e amiamo: è il turno di brillare anche per le troupe e i cast tecnici.
Dunque è arrivato il momento di parlare un po’ delle categorie tecniche: da quelle meno chiacchierate note come visual (che impattano direttamente sulla componente visiva del film) a quelle di peso di sceneggiatura e regia. Chi vincerà gli Oscar tecnici e quale sarà il regista principe del 2016? Ecco i pronostici!
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La premessa doverosa quando si parla di categorie tecniche agli Oscar è che bisogna tener conto del bacino di votanti per ogni specifico Oscar. Anche nel nuovo regolamento infatti è stata mantenuta la norma che consente solo a chi è entrato nell’Academy in veste di esperto di una data categoria come sound mixing di votare per la stessa. Questo discorso però non vale per esempio per le due categorie dedicate alla sceneggiatura e per la regia, dove tutti i membri dell’Academy esprimono il loro voto.

Un’altra considerazione che vale la pena di fare è quella relativa ai premi specifici per la singola specializzazione: premi come i WGA o i SAG, dedicati per esempio alla sceneggiatura, tendono a raggruppare lo stesso bacino di votanti che fa parte dell’Academy, perciò la stagione dei premi tecnici diventa un buon vademecum (quasi infallibile, a dire il vero) per capire chi vincerà cosa. I dubbi sorgono semmai quando nel premio di settore ci sono molte categorie tecniche (per esempio i premi per costumi contemporanei, distinti da quelli d’epoca) che l’Academy riassume in un’unica statuetta, portando i vari vincitori a contendersi un solo premio.

Prima di passare ai Visual, ci tengo a spendere due parole sull’unica categoria audio che mi appassiona, ovvero

MIGLIOR COLONNA SONORA ORIGINALE

Jackie – Mica Levi
La La Land – Justin Hurwitz
Lion – Dustin O’Halloran and Hauschka
Moonlight – Nicholas Britell
Passengers – Thomas Newman

Qui la vittoria di La La Land è quasi scontata, però la cinquina finale merita comunque due parole a riguardo. Innanzitutto un grande abbraccio a Thomas Newman, giunto come Roger Deakins alla quattordicesima nomination in carriera senza una vittoria, che non porterà a casa sicuramente quest’anno. Roger, Thomas, tenete duro: qui si tifa sempre per voi. Esclusione eccellente che fa notizia quella di John Williams, che presentava la OST de Il GGG: la persona vivente che ha vinto più Oscar in assoluto non mancava una nomination con una sua colonna sonora eligible dal 1992. Sono molto contenta invece per Mica Levi, giunta finalmente alla sua prima nomination grazie alla collaborazione con Pablo Larraín. Il nostro regista cileno preferito anni fa pare avesse insistito in giuria a Venezia per farle tributare un premio, non riuscendoci. Da lì è nata la collaborazione per questa OST magnifica, disturbante e da Oscar.
Data la mia conoscenza molto limitata del genere musical, Ho chiesto a chi più di me bazzica in zona Tony e, oltre ad assicurarmi che il mondo di Broadway nella categoria di miglior canzone tifa spudoratamente per Miranda e la sua possibilità di diventare l’EGOT (vincitore di Emmy Grammy Oscar e Tony) più giovane di sempre, mi ha risposto con un commento ironico che non riesco più a scollarmi dal cervello: di fondo la colonna sonora di La La Land è tutta composta da canzoni molto orecchiabili e gradevoli, ma che potrebbero venire dal repertorio di Michael Bublé. BOOOM.

MIGLIOR TRUCCO E MIGLIOR ACCONCIATURA

A Man Called Ove – Eva von Bahr and Love Larson
Star Trek Beyond – Joel Harlow and Richard Alonzo
Suicide Squad – Alessandro Bertolazzi, Giorgio Gregorini, and Christopher Nelson

Voi non potete capire quanto mi urti la regola farlocca che porta questa categoria ad avere quest’anno solo tre nominati. Qui la mia professionalità italiana dovrebbe spingermi a sottolineare (all’insegna del più classico c’è anche un po’ d’Italia di mollichiana memoria) gli italiani Alessandro Bertolazzi e Giorgio Gregorini per Suicide Squad. A costo di mettere a repentaglio un futuro nel giornalismo italiano, debbo dire che per l’incisività e l’estensione dello sforzo del comparto in questione, secondo me vincerà e merita di vincere Star Trek Beyond. Già La fisionomia aliena iconica e graffiante di Jaylah meriterebbe la vittoria, ma per omaggiare il cinquantesimo anniversario del franchise, il comparto ha realizzato per il film cinquanta razze aliene (non cinquanta alieni, cinquanta razze aliene con molteplici esponenti!) che popolano l’ultimo avamposto dell’umanità nello spazio.
La nomination di A Man Called Ove mi lascia invece abbastanza basita, dato che non ho visto memorabili prodigi del trucco e del parrucco. A questo punto avrei preferito di gran lunga una nomination per il lavoro svolto in The Dressmaker, basato su una profonda ricerca storica e geografica e per lo stesso motivo Ave Cesare.

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MIGLIORI COSTUMI

Allied – Joanna Johnston
Fantastic Beasts and Where to Find Them – Colleen Atwood
Florence Foster Jenkins – Consolata Boyle
Jackie – Madeline Fontaine
La La Land – Mary Zophres

Quest’anno la categoria è più che mai preda delle supposizioni più bizzarre, perché di fondo nessuna della candidate è davvero fuori dai giochi, nonostante pare che Mary Zophres e i leggings neri di Emma Stone (‘che davvero ragazzi?) siano in lieve vantaggio. Quando gli anni scorsi lamentavamo lo snobbismo verso il costume contemporaneo e l’equazione erronea costume design uguale period drama non intendevamo esattamente questo.
Se la nomination di Allied è sacrosanta e va nella direzione da me sempre sostenuta e democratica del film abbastanza pietoso che conquista una nomination per un comparto oggettivamente fortissimo, non posso che provare un po’ di fastidio nel vedere Colleen Atwood nominata per un suo guardaroba che mescola senza grande inventiva suggestioni dal grande Gatsby e dal mondo di Harry Potter. A questo punto, se period deve essere, avrei di gran lunga preferito veder nominati gli eccellenti guardaroba di The Dressmaker, Ave Cesare, Hidden Figures.

L’esclusione che mi scatena però l’indignazione è quella di Alexandra Byrne, sua signoria del mantello supereroistico. Sin dalle prime immagini promozionali era evidente come si andasse a caccia di nomination costumistiche con Doctor Strange, che vantava un uso davvero dirompente del colore e della texture che diventa protagonista, un’attenzione maniacale (talvolta persino ingiustificata) al dettaglio, oltre che al vestito giallo più bello e memorabile dell’annata: quello indossato tra mille pieghe e plissettature da Tilda Swinton nei panni dell’Antico. animalifantastici1

MIGLIORI SCENOGRAFIE

Arrival – Patrice Vermette e Paul Hotte
Fantastic Beasts and Where to Find Them – Stuart Craig e Anna Pinnock
Hail, Caesar! – Jess Gonchor e Nancy Haigh
La La Land – David Wasco e Sandy Reynolds-Wasco
Passengers – Guy Hendrix Dyas e Gene Serdena

Già tremo all’idea che questa categoria veda la vittoria di La La Land all’insegna del film forte che si prende uno strascico di statuette in quanto front runner. Sarebbe invece la categoria ideale per premiare lo straordinario lavoro tecnico di Arrival, per non citare poi Passengers, che come Allied è un film modesto che si stramerita le nomination che ha. L’interno dell’astronave generazionale dove è ambientata la storia è stato ricostruito da Guy Hendrix Dyas in set giganteschi, con un’attenta pianificazione per far apparire nelle varie scene il diverso stato di usura della struttura. Stiamo parlando di un teatro di posa che conteneva un set il cui diametro misurava centinaia e centinaia di metri. Tra gli esclusi di lusso vale la pena di ricordare che la maestosa casa sudcoreana in stile giapponese di The Handmaiden ha vinto il premio di categoria LAFCA, senza riuscire a conquistare una nomination agli Oscar. Qui l’intento non è la ricostruzione storica, quanto piuttosto quello di creare una struttura architettonica che sappia essere ora letteraria e ora ambigua (e ci riesce benissimo). La ricerca storica dietro i ristoranti e gli interni di The Founder forse meritava più attenzione.

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MIGLIOR MONTAGGIO

Arrival – Joe Walker
Hacksaw Ridge – John Gilbert
Hell or High Water – Jake Roberts
La La Land – Tom Cross
Moonlight – Nat Sanders and Joi McMillon

Sapete come si vince un oscar, anzi no, tanti oscar? Costruendo una mitologia anche per il making of del proprio film, così come ha fatto La La Land con uno specialone di Variety infarcita di aneddoti e segreti della realizzazione del film. Sul comparto montaggio in particolare, ci si è lanciati in un racconto lacrimevole con Tom Cross e Damien Chazelle rimasti chiusi per così tanto tempo gomito a gomito in sala montaggio da essersi ammalati in contemporanea e finiti dal medico insieme, senza però mai interrompersi, perché ci sono stati continui cambiamenti nel montaggio del film. Inizialmente per esempio il numero d’apertura girato in autostrada non era nemmeno presente nel montaggio del film. Non è così inusuale vedere ai festival film montati in versione provvisoria e non mi stupirei di vedere in futuro un director’s cut per un film che a sa di doversi difende dall’accusa di avere qualche errorino nel suo montaggio.
A questo punto preferisco la classe e l’eleganza millimetrica dimostrate da Joe Walker e Nat Sanders e Joi McMillon, che però non hanno grandi speranze di spuntarla.
Tra gli esclusi illustri citerei soprattutto Sully, che con un montaggio davvero azzeccato e mai banale aveva reso ancora più forte la sequenza dell’ammaraggio dell’aeroplano, centrale nell’economia del film.

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MIGLIOR FOTOGRAFIA

Arrival – Bradford Young
La La Land – Linus Sandgren
Lion – Greig Fraser
Moonlight – James Laxton
Silence – Rodrigo Prieto

Se c’è una categoria che dà speranza per un Oscar più giusto, giovane, variegato e democratico è quella di miglior fotografia. Era quasi un decennio che non si assisteva a una cinquina priva di Lubezki e Deakins (per cui comunque qui si continua a tifare). Il risultato è un quattro quinti secchi di nominati per la prima volta (Prieto alla seconda) e una varietà di passaporti non riscontrabile in nessun’altra categoria. Se c’è un Oscar tecnico che Arrival meriterebbe davvero di vincere, è quello per il superbo lavoro di Bradford Young, che non ha nemmeno dalla sua la scala cromatica piaciona di James Laxton o il manierismo di Rodrigo Prieto. Vincerà anche qui La La Land? Probabile. A mancare davvero secondo me è una bella nomination per Jackie, dato che Pablito si circonda sempre di grandi direttori di fotografia, forse al posto del lavoro di Greig Fraser che non mi ha entusiasmo. In ogni caso, gran bella cinquina. 

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MIGLIOR SCENEGGIATURA ORIGINALE

Hell or High Water – Taylor Sheridan
La La Land – Damien Chazelle
The Lobster – Yorgos Lanthimos and Efthimis Filippou
Manchester by the Sea – Kenneth Lonergan
20th Century Women – Mike Mills

La grande crisi d’idee a Hollywood è riflessa dal fatto che un incasso tutto sommato modesto sul piano generale (seppur notevolissimo nel contesto specifico) come quello di La La Land sia il soggetto originale più redditizio del cinema statunitense nel 2016. La vittoria in questa categoria però molto dipende da come ci si muoverà in zona regia e miglior film. Le categorie della scrittura e in particolare quella dedicata ai soggetti originali sono il premio di consolazione Quentin Tarantino, ovvero quell’Oscar di ripiego che viene assegnato all’opera forse migliore dell’annata, ma un po’ troppo giovane e controcorrente per i gusti dell’Academy, che nelle categorie regine preferisce in genere premiare prodotti più canonici e tradizionali. Se tuttavia La La Land dovesse strappare la vittoria in miglior film e miglior regia, non è da escludersi che Kenneth Lonergan la spunti qui e infatti le quote per i due film sono molto simili.
Sono abbastanza certa che se Jackie avesse avuto dietro la macchina da presa un nome già sdoganato come Darren Aaronowski, Noah Oppenheim avrebbe avuto la sua nomination per una meravigliosa sceneggiatura. Disney ha anche provato a piazzare Zootopia in questa categoria e devo dire che non mi sarebbe spiaciuto per nulla vederlo.

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MIGLIOR SCENEGGIATURA ADATTATA

Arrival – Eric Heisserer
Fences – August Wilson
Hidden Figures – Allison Schroeder and Theodore Melfi
Lion – Luke Davies
Moonlight – Barry Jenkins and Tarell Alvin McCraney

Qui invece direi che l’esito è quasi certo. Se l’iniezione di 700 nuovi giurati non cambierà il modus operandi dell’Academy, Moonlight verrà votato in massa in questa categoria, per essere sicuri che non torni a casa a mani vuote (e ringraziando sentitamente che non fosse anch’esso un soggetto originale). Personalmente ho amato il lavoro di adattamento di Eric Heisserer sul racconto di Ted Chiang e mi sarebbe piaciuto vedere riconosciuto il talento di Park Chan-wook nel trasportare romanzi occidentali in contesti orientali replicato con The Handmaiden. Peccato relativo la mancanza di Deadpool, che aveva fatto intensa campagna in questo senso e che aveva ottenuto la nomination ai WGA: davvero troppo sesso e parolacce per gli anziani dell’Academy.

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MIGLIOR REGIA

Denis Villeneuve – Arrival
Mel Gibson – Hacksaw Ridge
Damien Chazelle – La La Land
Kenneth Lonergan – Manchester by the Sea
Barry Jenkins – Moonlight

Qui non si può aprire che con l’indignazione triplice e terribile, perché Pablo Larraín ha girato due dei migliori film dell’annata ed è stato snobbato ingiustamente, ancor più di Park Chan-Wook, privo del passaggio essenziale della nomination a miglior film straniero. Tocca essere contenti della presenza sacrosanta di Denis Villeneuve dato che c’è ancora uno zoccolo duro di votanti che ha idee farneticanti in merito. La stampa italiana che ama leggere con le lenti del proprio colore politico le vicende cinematografiche d’Oltreoceano dipinge già da settimane una coalizione dell’ala liberal sul nome di Barry Jenkins, aiutato dalla produzione e dai magheggi di Brad Pitt. Non sarei così sicura.
L’Academy repubblicana e reazionaria in cerca di rassicurazioni voterà in massa La La Land e secondo me basterà. Il vero problema si porrà nel caso che parte di questo enorme gruppo scelga l’America vera e dolente di Kenneth Lonergan, spaccando così in tre parti (a mo’ di parlamento italiano) la platea dei votanti. Io fossi lì voterei Denis Villeneuve, che ovviamente non ha una chance di godere nemmeno tra i tre litiganti. Sarei molto, molto sorpresa di non vedere Chazelle tornare a casa con questo Oscar in mano. lalaland_5

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