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Siete caldi, siete pronti? Ci siamo! Stanotte è la notte degli Oscar numero 89! Festeggiamo insieme con il classico postone di commento in diretta, dalla gallery del red carpet completissima fino all’ultimo premio, scritto quando hai già un piede nel letto e il sole è già sorto. Questo per chiedere sin da ora la vostra comprensione sulla forma grammaticale del suddetto, mentre sul contenuto sapete che posso dare di matto ed essere infodumping as shit nello stesso periodo.

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Chi tornerà a casa con la statuetta in mano? Chi citerà domani Vincenzo Mollica? Chi si commuoverà e chi perderà il foglietto del discorso e andrà nel panico? Ci saranno baci gay nel pubblico? Qualcuno inciamperà sui gradini? Le risposte le avremo tra poche ore, in uno show che per lunghezza e retorica può competere solo con Sanremo. E noi lo adoriamo per questo. Siete pronti? E allora diamo il via alla diretta sul blog!

[AGGIORNAMENTO COMPLETATO!] [I MIEI PRONOSTICI azzeccati 15 su 24]

Il RED CARPET

LA PREMIAZIONE

Lo show si apre con una sorpresa: niente monologo introduttivo, la camera segue Justin Timberlake che canta Can’t Stop The Feeling entrando nella sala. Jimmy Fallon ha prestato Justin Timberlake a Jimmy Kimmel? La risposta datela voi, ma la mia impressione è che un palco di questo tipo abbia giocato qualche scherzo anche a uno scafato con Justin, che non si è esibito perfettamente, diciamola così, anche se ha avuto il grande merito di far ballare le star e sciogliere la tensione già palpabile.

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Poi arriva il monologo di Jimmy Kimmel, che cita gli N*Sync e fa decollare la serata e il disappunto di Justin

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e resiste ben 3 minuti cronometrati per alludere a Trump…salvo poi attaccare la scientologia di Mel Gibson, che è un po’ l’ambasciatore del presidente Donald in sala.

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Bastano due battute per capire che la correttezza politica è fuori dalla porta e l’inizio è decisamente più brillante dell’anno scorso. Un assaggio:

Vi ricordate quando si diceva che gli Oscar erano razzisti? Ecco. / I Neri hanno salvato la Nasa e i bianchi il jazz. / La La Land ha 14 nomination…una per ogni anno di vita di Damiel.

Prendete nota, prossimi presentatori. Non si partiva così bene da anni ed è solo il primo dei meriti di serata di Jimmy Kimmel.

Miglior attore non protagonista

Mahershala Ali – Moonlight
Jeff Bridges – Hell or High Water
Lucas Hedges – Manchester by the Sea
Dev Patel – Lion
Michael Shannon – Animali notturni

Mia nonna mi direbbe: abbottonati“: Ali è emozionato, nonostante sia andato proprio come da pronostico, tanto che vi manca la voce. Un po’ di disappunto per la moscezza del contenuto dell’acceptance speech, in cui ha seguito il consiglio della nonna e proprio non ha detto niente. Poi si commuove un pochino ricordando che la moglie ha appena partorito…vabbè dai, perdonato.

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Battute volanti su Donald saranno il filo conduttore della serata? Pare di sì. Va benissimo così.

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Ma è già momento di tifare Italia e di sentire nomi italiani storpiati dallo speaker.

Miglior trucco e acconciature

A Man Called Ove
Star Trek Beyond
Suicide Squad

Boom! Abbiamo cominciato da venti minuti e già il giornalismo italiano è salvo perché c’è anche un po’ d’Italia. Nel discorso il truccatore Oscar Bertolazzi (che vince insieme a Giorgio Georgini) sottolinea la sua italianità (#ItalianPride) e dedica la sua vittoria ai migranti (Bertolazzi più politico di Mahersala Ali, capiamoci) e uno dei co-nominati infila pure la moglie morta, così l’applauso è bello forte.

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Su Twitter intanto scoppia l’indignazione perché è dura pensare che un film oggettivamente pessimo come Suicide Squad abbia vinto più Oscar di tanti altri film snobbati negli anni passati. Resta il fatto che, se non fossimo italiani…

Come predetto da molti, Isabelle Huppert compie sovraumani sforzi per tentare di sorridere, ma la sua regale noia francese ha spesso la meglio. oscar2017_isabelle

Migliori costumi

Allied
Animali fantastici e dove trovarli
Florence
Jackie
La La Land
No. Cominciamo malissimo proprio, con il classico Oscar dato al nome più noto e vincente in passato. La Atwood dice che Tom Ford le aveva vaticinato la vittoria ma lei non ci credeva. Eh certo, come avrebbe potuto farlo, dato che non presentava certo il lavoro più sorprendente tra i 5 nominati? La vittoria la prende così di sprovvista che non ha nemmeno il discorso pronto, mentre intanto Harry Potter e il suo mondo vincono il loro primo Oscar. Davvero un Oscar sprecato.

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Miglior scenografia

Arrival
Animali fantastici e dove trovarli
Ave, Cesare!
La La Land
Passengers
Finalmente il film favorito della serata comincia a rompere il ghiaccio, anche se in una categoria in cui meritava meno, considerando la concorrenza e il valore specifico delle scenografie qui.

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Direi che ci godiamo il momento in cui Hollywood si coccola Meryl Streep, che tra carognate di Donald Trump e Karl Lagerfeld, non ha passato certo delle belle settimane. Meryl – generatrice automatica di standing ovattino – Streep.

Miglior documentario

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Le tre dee afroamericane di Hidden Figures, assiste dalla 98enne Katherine Johnson, matematica della Nasa, salgono a premiare miglior documentario e Rosi avrà capito subito che non era serata. Vince come da pronostico
Fuocoammare
I am not your negro
Life Animated
O.J.: Made in America
13th

Stavolta a venire politicamente ricordati alla faccia dell’attuale presidenza sono le vittime della brutalità della polizia, spesso diretta verso le minoranze. Il nostro Rosi si alza e molto sportivamente applaude…prendete nota per dopo, quando vedrete come reagirà Denzel.

Altra costante delle ultime edizioni: piove cibo su una platea che da giorni evita di ingerire qualsiasi cosa per starci negli abiti fascianti che hanno scelto settimane fa. Andrew Garfield è mai stato non dico antipatico ed egoista, ma un po’ meno di santo nella sua vita? Pare di no. Welcome back Bambi! oscar2017_andrew

È già tempo dell’unica altra canzone ritmata della serata…quanto soffriremo stanotte. Miranda idolo dei fissati dei Tony Awards fa un intro rappata (or sort of) per la sua canzone di Moana e la giovanissima cantante del film a cui Dwayne Johnson cede l’onere e l’onore ci ricorda perché La La Land sia considerato un musical poco cantato. Detto questo, è anche il motivo per cui non si vedono i Tony: alla fine è un po’ noioso il tutto. Tranne quando Auili’i Cravalho è stata colpita da uno degli sbandieratori sullo sfondo e ha continuato stoicamente a cantare.

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Così Broadway-masochistico.  Qualcuno suggerisce “perché non Alessia Cara?” altri sottolineano il momento Lodovica Comello.

Entra la presidentessa dell’Academy, nera e donna e ci ricorda che il cinema può cambiare il mondo.

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Bene, un’altra casella del mio bingo è completa:

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Miglior montaggio sonoro

Arrival
Deepwater Horizon
La battaglia di Hacksaw Ridge
La La Land
Sully

Ecco, con tutto che l’ultimo del montaggio sonoro riesce a infilare un discorso migliore degli attori finora saliti sul palco, noi non considereremo soddisfacente la vittoria di Arrival solo nelle categorie tecniche. Sia chiaro.

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EDIT – e infatti sarà l’unica vittoria di Arrival nell’intera serata, quindi direi che per consolarci facciamo scattare il momento fangirlaggio. Ovviamente, sin dai Golden Globes, verso chi dobbiamo tenere gli occhi puntati per vedere tanto amore omoriferito? Sempre lui, Andrew Garfield. Devo dire che dopo averli visti guardarsi amorosamente così, vorrei un film sulla loro tormentata storia d’amore subito, anche se fosse pieno di indiane e girato da Mel Gibson.

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Miglior sonoro

Arrival
La battaglia di Hacksaw Ridge
La La Land
Rogue One: A Star Wars Story
13 Hours: The Secret Soldiers of Benghazi

Urrà! Kevin O’Connell, dopo 21 nomination, ce l’ha fatta a stringere il suo primo Oscar! Di Caprio cosa scusate? Questi sono gli Oscar che si danno non tanto per il film ma per torti passati e che sono accettabili e umanamente condivisibili. Ora mancano Roger Deakins e Thomas Newmann, 14 nomination ciascuno e con una certa età, quindi diamoci una mossa please.

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Intanto Nicole Kidman ci rivela che le hanno insegnato da poco ad applaudire ma non ha ancora ben capito come funzioni, diventando forse il meme della serata.

Miglior attrice non protagonista

Viola Davis – Barriere
Naomie Harris – Moonlight
Nicole Kidman – Lion
Octavia Spencer – Il diritto di contare
Michelle Williams – Manchester by the Sea

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“I became an artist, and thank god I did because we are the only profession that celebrates what it means to live a life”. Viola Davis finalmente fa quello che una persona si aspetta da un’attrice (per giunta nera) vincitrice: piange a dirotto e parla per mezz’ora mollando lì un vero e proprio sermone sulle difficoltà della sua vita e della sua minoranza. Così si fa.

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Miglior film in lingua straniera

Land of Mine
A Man Called Ove
Il cliente
Tanna
Vi Presento Toni Erdmann

Almeno posso togliermi la soddisfazione di dire: La Lobby del cinema Iraniano ha colpito ancora.
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L’Academy ripara ai torti del suo presidente continuando la scia di sgarbi verso il cinema tedesco. Diamo però onore al merito di Asghar Farhadi, un musulmano che, per interposta persona, molla il miglior discorso della serata, il più politico, equilibrato e difensore della libertà, facendo apparire la cricca degli attori vincitori fino ad ora un gruppo di mammolette.

I’m sorry I’m not with you tonight. My absence is out of respect for the people of my country and those of other six nations whom have been disrespected by the inhuman law that bans entry of immigrants to the U.S., dividing the world into the “us and our enemies” categories, creates fear. A deceitful justification for aggression and war. These wars prevent democracy and human rights in countries which have themselves been victims of aggression. Filmmakers can turn their cameras to capture shared human qualities break stereotypes of various nationalities and religions. They create empathy between us and others. An empathy which we need today more than ever.

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Miglior cortometraggio d’animazione

Blind Vaysha
Borrowed Time
Pear Cider and Cigarettes
Pearl
Piper

Finalmente qualcuno ringrazia gli altri nominati, facendo procedere il mio bingo. Era dal 2001 che qualcuno ringraziava John Lasseter: crediateci o no, era da quell’anno che la Pixar non si portava a casa questo Oscar con quel corto paraculo (ma bellissimo) che hanno creato esattamente a questo scopo.

Stavo quasi per scordarmi: miglior creepy photobombing della serata goes to… Emma Stone è così prigioneria dell’ansia che quasi non si accorge.

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Miglior film d’animazione

Kubo e la spada magica
Oceania
La mia vita da zucchina
La tartaruga rossa
Zootropolis

Sapete cosa sto per dire no? Per quanto Zootropolis sia un bel film della Disney contemporanea, ne avevano davvero bisogno (oppure, se lo meritavano)? Quando arriverà il momento della Laika? O anche degli svizzeri? O di chiunque altro?

Consoliamoci con la solita attitudine da rione con cui Taraji chiede subito ad Octavia Spencer se quella ciambella caduta dal cielo la dividerà con gli astanti che vorrebbero mangiarla (solo lei) oppure no. Nicole Kidman incredula alla presenza di così tante calorie nei suoi paraggi.
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Il tema di quest’anno della serata (perché c’è sempre un tema, ci credereste?) è l’ispirazione. I montaggi di quest’anno non sono nemmeno troppo molesti. A questo giro c’è anche un palese omaggio a Gigi Marzullo con le interviste moleste alle gente all’uscita dalle sale cinematografiche. I fan di Cinematografo esplodono:

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Migliori effetti speciali

Deepwater: Inferno sull’oceano
Doctor Strange
Il libro della giungla
Kubo e la spada magica
Rogue One: A Star Wars Story

Yaaaawn. Il sonno.

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Next!

Miglior montaggio

Arrival
La battaglia di Hacksaw Ridge
Hell or High Water
La La Land
Moonlight

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Sarà il punto di svolta della serata?  Qui si comincia a tremare perché La La Land comincia a perdere premi di peso che però non si intascano gli altri favoriti, bensì Mel Gibson: sarà un Oscar politico sì, ma di senso opposto? Lui intanto applaude a tutti quelli che lo ringraziano con un’espressione così stralunata che in molti dubitano della sua umanità. Suvvia, non siamo così di parte, diamo a Mel quello che è di Mel:

Miglior corto documentario

Extremis
4.1 Miles
Joe’s Violin
Watani: My Homeland
The White Helmets

Vergogna Hollywood. Devono essere quelli di miglior corto documentario a ricordare una cosa come la Siria? Maddai.

Miglior cortometraggio

Ennemis Intérieurs
La Femme et le TGV
Silent Nights
Sing
Timecode

Parte un pensiero per i bambini nel mondo. Ok, abbiamo fatto anche il momento di Miss Italia.

Jimmy Kimmel si preoccupa un po’ perché Donald non l’ha ancora insultato e quindi gli scrive su twitter, in diretta, con l’hashtag “Meryl ti saluta”.

Era dai tempi del mega selfie di Ellen che qualcuno non ci faceva partecipare via retweet alla serata. Jimmy is on fire!

Miglior fotografia

Arrival
La La Land
Lion
Moonlight
Silence

Questa serata sta diventando una sfida tra gente che ringrazia Damien e gente che ringrazia Mel. Era l’unico modo per costringermi a tifare La La Land, dannazione.

Edizione Oscar dei mean tweets.

Le star della serata Ryan Gosling e Emma Stone presentano le canzoni che non canteranno in quanto protagonisti del musical in questione. Per par condicio non ballano nemmeno. Lontani i tempi in cui Hugh Grant e il cast di Les Mis (cioè, sto rimpiangendo quel film lì!) ballavano e cantavano come dei pazzi al gran completo sul palco. Oggettivamente però il numero è molto romantico e riuscito.


Tipo che pensa che film sarebbe potuto essere se i protagonisti di La La Land fossero stati, chessò, due cantanti come John Legend e Janelle Monae.

Miglior colonna sonora originale

Jackie
La La Land
Lion
Moonlight
Passengers

Quindi in realtà ad essere scippati dal Mel Gibson son stati solo i neri e gli alieni? Ha un senso.

Miglior canzone

“Audition ( The Fools Who Dream)” – La La Land
“Can’t Stop the Feeling” – Trolls
“City of Stars” – La La Land
“The Empty Chair” – Jim: the James Foley Story
“How Far I’ll Go” – Oceania

Sembrava fossimo partiti con i soliti nomi e le solite mogli e mamme e bam, ecco che qualcuno ringrazia la scuola pubblica. E poi c’è una madre che si alza e fa il tifo da stadio per il figlio

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che la ringrazia per averlo convinto a lasciare la scuola per dedicarsi alla musica. La dedica più bella della serata:

All the kids who sing in the rain and all of the moms who let them.

Miglior sceneggiatura originale

Hell or High Water
La La Land
The Lobster
Manchester by the Sea
20th Century Women

Finalmente Lonergan esce da quel pasticciaccio giudiziario di Margaret, insomma. Hollywood quest’anno è in vena di riconciliazioni e Amazon gongola per il suo primo Oscar.

Il sonno incombe.

Miglior sceneggiatura non originale

Arrival
Barriere
Il diritto di contare
Lion
Moonlight

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Questi due premi ci confermano che non ci saranno altre sorprese, nella sera. Berry Jenkins lo sa e ne approfitta per fare il discorsone sulle sue origini e i ragazzi di Liberty City. Il sadismo di chiamare la grande cenerentola Amy Adams bardata in un Tom Ford sciontillante a presentare uno dei due premi, vogliamo parlarne?

A pochissimi premi dalla fine, i più pesanti, la distribuzione dei premi è democristiana. Ci sono stati Oscar distribuiti proprio male, ma se tutto dovesse andare da programma, ce la saremmo già cavati molto bene.

Miglior regia

Denis Villeneuve – Arrival
Mel Gibson – La battaglia di Hacksaw Ridge
Damien Chazelle – La La Land
Kenneth Lonergan – Manchester by the Sea –
Barry Jenkins – Moonlight

Nemmeno particolarmente emozionato, Damien fa la carrellata dei ringraziamenti di categoria e poi si lancia sul romantico, ringraziando la sua dolce metà, incontrata proprio nel periodo in cui girava il film.
Non so se l’avete colto in queste ore in cui è stato ripetuto tipo mantra, ma il nostro – il più giovane vincitore della storia degli Oscar nella categoria – ha solo 32 anni!

Direi che è arrivato il momento di spararci un gallery con le foto dei vincitori e dei presentatori che ci piacciono di più (#Briedoesnotgiveashit), perché sennò cadiamo narcotizzati prima del gran finale.

Miglior attore protagonista

Una strafiga Brie Larson partecipe delle sfighe che stanno per arrivare copiose sul palco come un comodino annuncia che a vincere è Sad Affleck.

Casey Affleck – Manchester by the Sea

Andrew Garfield – La battaglia di Hacksaw Ridge
Ryan Gosling – La La Land
Viggo Mortensen – Captain Fantastic
Denzel Washington – Barriere

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Sul bacio fraterno e pieno di amore, nonostante il sonno, mi sono commossa un pochino perfino io.
Il momento piangerone lo genera indubbiamente Casey Affleck, con l’inception di te spettatore che ti commuovi vedendo il fratello Ben che si commuove vendendolo commuoversi durante l’acceptance speech.

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La più forte espressione che spande intorno a se Casey è di essere profondamente damaged. Sento il bisogno fisico di abbracciarlo. Ora. E spero che la sua vita non sia stata così merdosa come l’aura che spande suggerisce.

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L’unico a non essere profondamente toccato dalla vita distrutta di Casey che finalmente prende il verso giusto è proprio l’attore che viene ringraziato dal commossissimo vincitore barbone di quest’anno. A Denzel fotte sega, lui voleva vincere. oscar

Miglior attrice protagonista

Isabelle Huppert – Elle
Ruth Negga – Loving
Natalie Portman – Jackie
Emma Stone – La La Land
Meryl Streep – Florence

L’Oscar scioglie un pochino una Emma Stone che è rimasta tutta sera pietrificata dal terrore raggelante di poter perdere questa chance. Il suo è l’oscar del tempismo perfetto, ma certo non della miglior performance. Va bene, all’Oscar succede anche questo. Io mi guarderei le spalle da Isabelle Huppert.

Miglior film

Arrival
Barriere
La battaglia di Hacksaw Ridge
Il diritto di contare
Hell or High Water
La La Land
Lion
Manchester by the Sea
Moonlight

Insomma tutto va come doveva andare e La La Land vince un’edizione che tutto sommato ha riservato poche sorprese ai

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Lascio queste due righe a testimonanza dei cinque minuti e tre acceptance speech che ci hanno fatto credere che La La Land avesse vinto come miglior film. Warren Beatty rimane perplesso dalla busta che gli hanno dato, guarda verso il produttore della serata ma poi passa la busta come l’ultimo degli infami a Faye Dunaway, che si affetta a leggere il titolo generando il disastro.

Mentre il cast si affolla sul palco, Emma Stone e altri guardando la busta capiscono l’errore e avvisano il produttore che sta ringraziando. Poi Emma Stone la racconterà diplomaticamente così,

ma bisogna davvero fare i complimenti ai produttori e al cast di La La Land per l’empatia e la compostezza con cui hanno reagito al dover lasciare l’Oscar appena vinto ai veri vincitori, che, increduli, si abbracciano sconvolti.

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Janelle Monae esplode.

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Berry Jenkins e truppa salgono increduli sul palco e sì, dopo Spotlight e Moonlight, pare proprio che nella categoria regia a regnare sia una sana e onesta competizione. Moonlight c’entra il premio più importante e, come dice Berry Jenkins, nemmeno nei sogni più fantastici uno avrebbe potuto immaginare questo esito: togliere l’Oscar dalle mani di La La Land, che aveva già ritirato e ringraziato.

Resta il fatto che con questo gravissimo errore, mal gestito e scusato con enorme ritardo,

il primo film LGBT della storia e il primo film con un cast totalmente afroamericano a vincere il premio di miglior film di fatto non è sotto i riflettori come dovrebbe, perché non si parla altro che di questa assurda complicazione, facendo la figura dei pecorai come un miss universo qualsiasi.

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Insomma, alla fine ci perdono davvero tutti, a parte i frignoni di La La Land che hanno un (comunque assurdo) motivo per dare contro ingiustificatamente a Moonlight.

Se non ne avete ancora abbastanza e avete voglia di approfondire in merito, ho scritto un pezzo, stavolta molto serio, sulle ripercussioni che di quello che potrebbe sembrare solo un incidente un po’ imbarazzante e invece purtroppo fa il male di tutto. Forse non di Arrival, che appunto, se lo sono dimenticati a metà serata. Lo potete leggere su MondoFOX.

Adesso però è arrivato davvero il momento di chiudere perché persino io, dopo settimane e settimane di post, riflessioni, gossip e cinque ore secche di diretta e ricerca gif, sono in Oscar overload. Succede giusto una volta l’anno.

Un pensiero ai turisti fatti sbarcare a metà show tra le stelle, trovata un po’ cheap per ricordarci l’imbarazzo che i semidei hollywoodiani provano di fronte al popolino. Però la fangirl di origine asiatica che fangirlava come ognuno di noi.

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