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Sembrava un morto che cammina invece Dead Men Tell no Tales, il quinto capitolo della saga dei pirati capitanati da Johnny Depp, si è rilevato un ritorno sorprendente, capace di coniugare il grandeur produttivo di Disney con una storia appassionante, avventurosa e riuscitissima.
Una resurrezione del genere non poteva che riuscire a Disney che tra Star Wars e Marvel al momento è lo studios più impegnato (e più convincente) sul fronte delle grandi saghe cinematografiche.
Qual è la ricetta vincente di Pirati dei Caraibi – La vendetta di Salazar? Se le novità sono parecchie e riuscitissime, è il caro e vecchio copione – stavolta solido e avvincente – a fare la vera differenza.

Il principale problema era proprio il motivo del successo del franchise: Jack Sparrow, l’iconico pirata e e ruolo principe dell’ultimo decennio di Depp, diventato farsa di sé stesso. Da ancora del franchise a zavorra, Jack Sparrow qui è protagonista di quella che è quasi una biografia personale. L’obiettivo? Raccontarci Jack prima di Sparrow, dare una valenza profonda a dettagli già iconici del suo personaggio: il suo outfit, la sua bussola che punta chissà cosa, il suo nome.
Se il problema recitativo di Depp (ancora intrappolato in reaction shot buffi e andatura ondeggiante) non è risolto, indubbiamente questo flashback dà nuovo smalto alla saga ed evolve un personaggio che oppone resistenza attiva al cambiamento, rifuggendo volutamente ogni evoluzione e rimanendo fuori dal tempo.

La grande intuizione di Jeff Nathason, creatore del soggetto e scrittore della sceneggiatura (non scomodatevi a googlare, è la prima cosa davvero degna di nota che tira fuori), è quella di evidenziare per contrasto quanto il tempo sia trascorso attorno a lui, scrivendo un film a metà tra il sequel e il remake di La Maledizione della Prima Luna.
Una nuova generazione è protagonista, una nuova coppia di pirati per caso finisce per innamorarsi sotto lo sguardo bonariamente protettivo di Sparrow. Lui, interpretato senza infamia né lode da Brenton Thwaites, è nientemeno che il giovane figlio di Will Turner, lei, Kaya Scodelario, è una versione fortunatamente aggiornata di Elisabeth; astronoma e matematica e perciò tacciata di stregoneria, cerca il tesoro indicatole dall’ignoto padre in un diario (scritto da Galilei, LOL).

Sulla loro strada troveranno il fantasma del passato di Jack, il perfido Salazar, interpretato dal solito matto e scapigliato Javier Bardem. Non è un caso che da 007 ai pirati s’infili sempre nei capitoli che ridanno vita a franchise in fase di stanca, perché per quanto stereotipato sia il malvagio che gli mettono tra le mani, lui quel brividino di paura vera lo tira sempre fuori e eleva il tutto a livello ben superiori: ogni saga in fase calante si merita e ha bisogno di uno come Bardem.
Non manca poi occasione per un vasto stuolo di comprimari pirati e mozzi ricorrenti di tornare a fare capolino, da Will Turner a Barbossa. Nathason però ha scoperto il vero tesoro della saga, ovvero tutto e tutti quelli che girano attorno a Sparrow: lo dimostra dedicando loro la giusta attenzione e profondità. Un ottimo esempio è dato proprio da Geoffrey Rush, il cui Barbossa è stato sempre iconico e carismatico tanto quanto Sparrow, ma solo stavolta viene presentato come un alter ego alla pari – altrettanto intelligente e sensibile, solo con inclinazioni e scopi differenti – e non in chiave dispregiativa o negativa.

La vera sorpresa è come La Vendetta di Salazar sappia anche essere coraggioso. Certo non ardito, perché si limita a testare Pirati dei Caraibi senza il Pirata di Depp; quello sì sarebbe stato rivoluzionario, ma d’altronde basta vedere come Harrison Ford rimanga inchiodato ai ruoli di Han Solo e Indy per capire che Disney in fatto di ricambi generazionali ha davvero un problema. Tuttavia per chiudere con grande potenza ed emozionalità, è disposto a sacrificare qualcosa d’importante e il risultato finale prova ancora una volta che è l’evoluzione la chiave della vitalità di una saga.
Certo poi non guasta la scelta curiosa di mettere in regia il duo norvegese Joachim Rønning e Espen Sandberg, i due registi dietro al più grande blockbuster norvegese mai realizzato, il candidato all’Oscar Kon Tiki (di cui vi avevo già parlato ai tempi). Rimanendo in alto mare ma aumentando enormemente la scala produttiva, Rønning e Sandberg provano di poter restituire un respiro avventuroso e piratesco alle grandi battaglie tra galeoni e alle scene più spettacolari votate all’action. Non c’è un passaggio avventuroso che non sia memorabile, dagli squali alla danza in punta di cannone di Sparrow, fino alla corsa sull’acqua della ciurma di Salazar.

Lo vado a vedere? Contro ogni pronostico, non solo Pirati dei Caraibi – La vendetta di Salazar è il film della settimana, ma se i blockbuster estivi proseguiranno nella direzione da lui indicata, sarà davvero di ottimo auspicio per l’estate cinematografica. Dead Men Tells no Tales è una delle sorprese del 2017 in campo commerciale.
Ci shippo qualcuno? No, ma nel rivedere Will Turner / Orlando Bloom pirata perfettamente glabro, giusto dopo il momento piangerone in punta d’ancora, ero un pochino commossa.

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