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Non si può che rimanere sconcertati di fronte all’enorme ingenuità con cui DC e Warner Bros. decidono di battere la concorrenza sul tempo sfornando il primi cinecomics al femminile della terza era dei supereroi al cinema, salvo poi affidarsi a un brando di sceneggiatori che approcciano il difficile problema di portare Wonder Woman in maniera appagante, giusta e rispettosa su grande schermo come un branco di dodicenni che leggono troppi spillatini super eroistici.
Il fatto che il risultato di un’operazione intrapresa con le migliori intenzioni sia un film così superficiale e problematico dà veramente un’idea cristallina di quanto a Hollywood siano profondamente a disagio di fronte a un film visto da una prospettiva femminile, percepito come sinonimo di alieno o poco ci manca. Povera Diana Prince!
Wonder Woman si apre con una Diana posata e affascinante che lavora al Louvre e solo passeggiando trasuda saggezza, forza interiore, consapevolezza di sé: tutte le caratteristiche che vogliamo vedere in Wonder Woman, con corredo di mazzate a Batman e Superman quando si mettono a pestarsi per futili motivi, incapaci di superare traumi che pure lei ha vissuto ma non per questo prende a scusa per ogni mossa egomaniaca che fa.
Il film però ci mostra la nostra Wonder Woman, figlia di Lynda Carver di Xena e di qualsivoglia istanza tumbleriana che sia giunta alle orecchie di Hollywood, solo per qualche minuto, diventando poi un lunghissimo (e per lunghissimo intendo 141 minuti di film) flashbackone non richiesto di quando Diana questa saggezza non l’aveva ed era solo un’ingenua ragazzina intrappolata nel corpo di una donna super sexy.

Io proprio non riesco a immaginarmi come un produttore che si prenda la briga di scongelare Patty Jenkins dall’angoletto dove era finita dopo Monster (dando la possibilità di dimostrare che una del mestiere non ha niente di meno dei colleghi maschi per girare un cinecomics standard, anzi, le riesce molto meno pesante che a Snyder) per vantare un film su una femmina girato da una femmina poi possa pensare che ricalcare passo passo il trope vecchio come il cucco della sexy born yesterday possa essere un’ottima idea per appassionare e far identificare in una gnocca stratoferica l’altra metà del cielo, in perenne attesa di una sua eroina.

O forse sì, perché aver ridimensionato l’aura da sciupafemmine di Chris Pine in un galantuomo della Grande guerra a persone di questo stampo sarà già sembrato un passo incredibilmente innovativo e tutto sommato rendere Diana Prince un’ingenuotta a cui un manipolo di uomini coraggiosi spiegano le cose della vita (oh, letteralmente eh! Segnatevi quella lista di caratteristiche da TV tropes perché non ne salteranno una che sia una!), salvo poi ricordarsi nell’ultima mezz’ora di far partire colonna sonora ed effetti speciali, mazzate e momenti in cui sì, siamo di fronte a una donna sovraumana per bellezza, forza e carattere.

Preso come film estivo d’intrattenimento può anche andare, perché lo charme di Gal Gadot è tale che uno si fa convincere a seguire con grazia le sue avventure più leggere e ariose dello standard tarzo snyderiano. Contando l’iconicità della figura interpretata e le possibilità narrative del tutto inesplorate di una donna al comando, un film che non è mai più profondo di una spanna è davvero troppo, troppo poco per non arrabbiarsi. Specie e fronte di un cattivo al solito, inutile e mai minaccioso e di una trama di cui si intuiscono i colpi di scena come tali non per la sorpresa che provocano (dato che sono del tutto autoevidenti) ma per come vengano sottolineati a più riprese da battute grossolane e vergognose.

Lo vado a vedere? Lei è adorabile e io la guarderei fare la spesa, il film è leggero e scivola via se lo prendete senza troppe speranze, però se poi ci pensate bene e soprattutto fate caso a come lo presentano – a un film su una donna dedicato alle donne – beh, c’è da offendersi. Meglio di Suicide Squad, ma giusto perché a Diana il culo l’hanno coperto…
Ci shippo qualcuno? …scoprendolo a Chris Pine e facendo battute sul suo pene. Volevo più amazzoni lesbiche però!

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