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Non eravamo così ingenui nemmeno negli anni ’90, quando la serialità televisiva era diffusa ma meno condivisa, importante ma meno onnipresente, assimilata ma raramente analizzata  Guardavamo indiscriminatamente Xena e Ally McBeal, Buffy e E.R. e non ci ponevamo troppi problemi su cosa sarebbe passato alla storia e cosa no.
Eppure anche allora eravamo del tutto consapevoli che il seno prosperoso di Pamela Anderson e i fustacchi vari divisi tra amorazzi e bracciate al largo erano sempre presenti per evitare che nei momenti di noia e di stanca si smettere di guardare Baywatch, già allora la serie più scult del decennio.
Come riportare in vita e al cinema Baywatch, una storia che già in partenza colpiva alla pancia (e solleticava le parti basse) più che alla testa, nel decennio dell’estrema consapevolezza del pubblico e dei prodotti stessi che è destinato a consumare?

In questo senso, il remake cinematografico / sequel / film liberamente ispirato a Baywatch è il degno successore dell’originale, puntando ad ottenere esattamente le stesse cose, utilizzando gli stessi metodi.
Il fine ultimo è ancora una volta il nostro tempo (e il nostro portafoglio): per convincerci a dedicare due ore della nostra vita a questo remake, ecco la solita sfilata di corpi bellissimi, ancor giù tonici e scolpiti di un tempo, strizzati in costumi che lasciano appena un’intercapedine all’immaginazione.

Sul fronte maschile abbiamo l’idolo delle folle The Rock e un giovane aiutante ribelle, Zac Efron: lui che era partito dal ruolo di bravo ragazzo canterino dalle belle speranze sembra essersi adattato senza troppi rimpianti al ruolo di marcantonio sciocco in film comici abbastanza beceri.
Sul fronte femminile largo all’accostamento geneticamente impossibile di donne prosperosissime dove necessario, filiformi in tutto il resto. Con la loro biondissima e strabordante antenata Pamela (che ovviamente fa la sua brava apparizione) hanno in comune di non nascondere nulla, nemmeno un’ombra di talento, negli strategici costumini che indossano. Permane forse qualche dubbio su Priyanka Chopra, svilita da un villan così caricaturale che non sarebbe stonato in un film di Austin Power.

D’altronde è il film stesso a ricordarci con le dovuti citazioni del caso che le trame erano parecchio esagerate anche ai tempi, per cui perché non permettersi di virare sulla commedia investigativa che davvero non si prende sul serio anche nel 2017, magari con una spruzzata di doppi sensi alla American Pie? Ci può stare, peccato che il film nella sua levità non faccia davvero niente per essere leggero senza essere superficiale, nell’intrattenere senza puntare al ribasso, alla vacuità più assoluta.
Pensavamo di essere ingenui allora e forse questo Baywatch ci mostra come lo siamo ancor oggi. Nel 1989 ci accontentavamo di costumi inverosimilmente sgambati e addominali marmorei, nel 2017 esigiamo livelli meta, autoironia, rallenti snyderiani, easter egg e citazionismo a pioggia e tanto ci basta. Non esigiamo nemmeno un piccolo sforzo per evitare le solite uscite sui ragazzi grassocci bravi col computer o sulle bellone bionde e giovialmente stupide che li amano per come sono dentro.

Lo vado a vedere? L’incarnazione stessa della recente definizione di cinema ignorante. Se usate questa etichetta con disprezzo o affetto, sapete già cosa pensare di questo film, che comunque saprà sorprendervi per quanto oltre andrà rispetto alle vostre più rosee e cupe aspettative.
Ci shippo qualcuno? Ma sapete che a me tutta questa storia tra Dwayne protettore della Baia e Zac scapestrato ragazzo che ha bisogno di una raddrizzata non ha convinto proprio per niente, viste le coppie ridicole che vengono a formarsi? Stai a vedere che…

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