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È lo scrittore di thriller più venduto al mondo e non è un autore da una botta best seller e via: il suo successo cresce e si espande da un decennio, tempo necessario per costruire e stabilizzare il mito del suo personaggio più noto e amato, Harry Hole, protagonista di undici romanzi.
In vista dell’adattamento cinematografico toccato in sorte al mio amato Tomas Alfredson (La Talpa, Lasciami Entrare) e con protagonista un certo Michael Fassbender, è arrivato il momento di indagare un po’ sullo scrittore di thrilleroni norvegesi più amato al mondo. L’uscita recente di Sete, undicesima e attesissima investigazione di Hole in quel di Oslo è quindi caduta a fagiolo; nonostante i recenti insuccessi, non mi arrendo e torno ad esplorare per voi il magico regno dei thrilleroni da classifica.

Non è semplice giudicare un’intera serie e un fenomeno tanto articolato a partire dall’undicesimo romanzo di una serie, nemmeno se hai la fortuna di poter incontrare da vicino l’autore di tale successo e intervistarlo. Soprattutto non è semplice inquadrare la portata del fenomeno Jo Nesbø con un solo romanzo, anche se supera abbondantemente le 600 pagine. Ex giocatore della serie A norvegese, provetto arrampicatore sulle Dolomiti, leader di una band simil folk, padre di famiglia, scrittore di successo di thriller ma anche libri per bambini: stando seduti a prendere un caffè con quello che sembra un cordiale turista norvegese a Milano è difficile non dimenticarsi dell’enormità di progetti e passioni che racchiude una persona tanto cordiale e alla mano.

Difficile immaginare una tale complessità anche leggendo Sete, un romanzo che per le prime duecento e passa pagine non lascia intravedere mai il segreto della formula del successo di Harry Hole, un investigatore che di oscuri segreti ne ha tanti. Se Nesbø pensa al lettore occasionale fornendo qualche utile “nelle puntate precedenti” per introdurre il suo protagonista (che caratterialmente non potrebbe essere più distante da lui), in realtà il complesso e sanguinosissimo caso del v che terrorizza Oslo è di semplicissima fruizione, perché parte da presupposti così rodati da sconfinare nello stereotipo, accogliendo il lettore di crime in un ambiente a lui familiarissimo.

 

Michael Fassbender nei panni di Harry Hole in Il Pettirosso, in arrivo ad autunno 2017.

Questa è pressappoco la trama di Sete di Jo Nesbø aka la summa del genere thrillerone da aeroporto: un investigatore geniale ma sregolato e con evidenti problemi di alcolismo ha trovato la sua felicità con una donna comprensiva e amorevole, tanto da riuscire a convivere più o meno tranquillamente con i fantasmi del suo recente passato e i mostri che lo popolano. Quando però un killer particolarmente violento comincia a lasciare una scia di sangue a Oslo (e a violentare e coppare povere innocenti, perché sia mai che non ci sia un bel cadavere femminile messo in mostra dal killer per la polizia e per il lettore), i piani alti richiamano in via informale Harry Hole, che teme di essere di nuovo trascinato nel vortice della caccia: la sete di sangue del killer è poi così diversa da quella che prova lui, ossessionato dal bisogno di fermarlo ad ogni costo? Quando poi l’assassino comincia a lasciare alcuni specifici messaggi, Hole capisce che si tratta di una sua vecchia conoscenza…o forse di qualcuno che lo sta imitano per attirare la sua attenzione e mettere in pericolo la sua famiglia?

Il talento di Jo Nesbø insomma non è certo creativo, ma su materiali ampiamente utilizzati dimostra un controllo notevole e una sensibilità innata per monitorare l’attenzione del lettore, pungolandola quando necessario. Insomma, una particolare letterarietà non è pervenuta e neppure uno scopo che vada oltre quello del thriller in sé e per sé, che faccia divertire il lettore e lo tenga in sospeso sino all’ultima pagina.

Jo Nesbø più che uno scrittore è quasi uno show runner di una serie televisiva, perché tutto in Sete si sposta lentamente dal romanzo stand alone all’episodio palpitante di una serie TV in cui finalmente uno dei villain fa il suo ritorno e imprime una brusca accelerata alla trama.

L’aspetto più impressionante è forse il fatto che Jo Nesbø ha le risorse e l’energia di un’intera writing room: Sete procede a ritmo forsennato e se non ti prende con la passione, lo fa per esaurimento delle forze, fino a farti arrendere e arrivare alla risoluzione di un caso tracciato in maniera elementare ma ricostruito in maniera volutamente complessa e stratificata, per rendere impossibile al lettore uscire dal dedalo di delitti e indizi. Jo Nesbø è insomma capace di costruire un labirinto di false piste, omicidi a pioggia, personaggi mossi da interessi contrastanti e misteri da risolvere, tendendoti la mano e trascinandoti correndo all’uscita. Il patto però prevede di seguire scrupolosamente la strada da lui ideata, tanto che il romanzo è disseminato di trappole e vicoli ciechi pronti a mortificare il lettore che distolga l’attenzione dai ragionamenti di Hole per tentare di applicare i propri e vedere cosa succederà.

Se durante i primi delitti l’imprevedibilità delle vicende è il punto di forza del romanzo, alla lunga io l’ho questa costruzione l’ho trovata frustrante e stancante. È vero che Jo Nesbø macina piste, omicidi e indizi che altri utilizzerebbero in 3, 4 romanzi; la sua enorme riserva di risorse è innegabile, anche se tende ad asservire completamente ai suoi scopi qualsiasi personaggio al di fuori di Hole, l’unico che sembra davvero poter agire di sua volontà, indipendentemente dai bisogni dell’autore. Nella seconda parte però il gioco, pur non sfuggendo mai di mano all’autore, si fa pesante e paradossale, con piccoli avvenimenti ingigantiti a elementi sospetti e pericolosi per tentare di tenere segreta fino all’ultimo secondo l’identità del killer, negando al lettore con spirito d’iniziativa ogni soddisfazione (anche quella di un finale vero e proprio che non sia un arrivederci alla prossima puntata).

Lo leggo? Sete è un romanzo perfetto per inquadrare i bisogni del pubblico di lettori occasionali, quello più trasversale e gremito: è un thriller che rende spettacolare la consuetudine del genere e piega ogni personaggio o situazione al divertimento e alla concitazione dello spettatore, considerazioni e riflessioni sull’attualità politica e sociale incluse. È un autentico page turner (nonostante qualche momento di stanca sul finale) ma più che accattivare il lettore con una visione originale, si limita a pungolarlo e a farlo correre a velocità folle verso la direzione prestabilita, tracciandone rigidamente il percorso. Certo non deve essere semplice mantenere freschezza e originalità all’undicesimo romanzo di una serie nata 10 anni fa, ma qualche segno di stanchezza comicia a darlo anche l’inossidabile Harry Hole, in attesa di vederlo in azione al cinema nei panni del sempre amato Fassy.

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