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Il risvolto più che positivo di quando sei certo di aver visto il film peggiore dell’anno è che difficilmente si può cadere ancora più in basso. Dopo La Mummia non può che essere tutta salita, tra alti e bassi che si spera vivamente non sia ancora così bassi (portate pazienza, vengo da una settimana di proiezioni stampa di autentiche ciofeche).
È così brutto il reboot del franchise che negli anni ’90 tra momenti trash e azione bontempona fece la fortuna di Brendan Fraser? La risposta è sì, è peggio di quanto immaginiate: un film di questo genere non è ammissibile nemmeno per i cacciatori di LOL. Il vero mistero è come siano riusciti a coinvolgere Russell Crowe e Tom Cruise in una porcata infima come questa, un filmaccio di serie Z che persino nella seconda serata estiva di Italia 1 avrebbero un po’ di vergogna a trasmettere.
Partiamo dalle poche idee valide in campo, da ricercare davvero con il lanternino: non che latitino, ma sono totalmente annichilite dalla bruttezza devastante in cui sono annegate. La componente action messa su dall’onnipresente sceneggiatore e produttore Alex Kurtzman non è affatto male, con scene abbastanza adrenaliniche e molto spettacolari (il lancio dall’aereo, la scena del doubledeck londinese). Il lato che avrei apprezzato di più se il film non fosse inqualificabile è di certo l’approccio adulto, sensuale e orrorifico che questa pellicola si prefigge: la gente qui scopa per divertimento e non ha paura di dirlo e quanto ti vuole far male cerca un molto sadico e doloroso di farlo… tipo imbalsamarti vivo. Col mercurio. Cose così. Dopo una supereroina che se ne gira per una trincea della Grande Guerra mondiale e per mancanza di violenza e sangue pare di stare in una scampagnata interrotta da un acquazzone con conseguente fanghiglia guastafeste, che qualcuno ci consideri adulti in campo blockbuster è rinfrescante.

Peccato che ci considerino anche deficienti, altrimenti non si vede il motivo per cui Russell Crowe, più che interpretare l’iconico personaggio di cui porta il nome (e fingere un accento inglese di una falsità spettacolare), si occupi di spiegarci via voice over ogni singolo accadimento del film: persino nel finale, quando tutto si è concluso, il nostro si premura di ricapitolarci i fatti degli ultimi 20 minuti con la sua suadente voce fuori campo.

Se normalmente un approccio come questo sarebbe irritante, qui passa quasi in secondo piano di fronte a un fallimento così completo che è anche difficile spiegarlo in maniera razionale. La sensazione ricorrente e fortissima è che La Mummia non sia un film raccontato in presa diretta, ma in un certo qual modo continuamente riassunto in differita, tale è la mancanza di ritmo o adesione alla sua stessa vacillante e lacunosa storia.
Il lato comico viene annicchilito dalla completa incapacità di rispettare qualsivoglia tempo comico. Jake Johnson (il Nick di The New Girl che però qui chiama Nick Tom Cruise…non vi dico la confusione mentale che questo mi genera) teoricamente è lì a fare lo sfigato/spalla comica dell’eroe, eppure in tutto il film non c’è una battuta che spezzi il silenzio annoiato che regna sulla sala, perché sembrano brutti scherzi recitati fuori tempo e nel tono sbagliato.

Cosa dire poi di Tom Cruise, finalmente alle prese con un ruolo più controverso e sgradevole del suo standard? Sarebbe interessante, se non fosse che questa pellicola sottolinea impietosamente tutti i suoi limiti recitativi e anche la sua oculatezza nel scegliere ruoli che ne esaltino il carisma. Se siete curiosi di vedere Tom Cruise alle prese con un film incapace di lavorare per lui e che al contrario dovrebbe venire retto dalla sua presenza, La Mummia forse il suo primo, autentico passo falso (nell’anno in cui Nicole Kidman ci ricorda quell’enorme divario già notato in Eyes Wide Shut diventando la reginetta di Cannes). Se non diventa la pietra tombale della sua carriera è solo perché a suo fianco c’è Annabelle Wallis, una biondazza così insipida e inabile che lui finisce persino per uscirne meglio.

Chi invece la sua parte la fa e non merita di certo questo ruolo ingrato è Sofia Boutella, ex ballerina e performer che con le sue doti fisiche e la sua bellezza spigolosa si è già fatta notare più volte. Facile però quando hai per le mani un personaggio come Gazelle di Kingsman, un po’ meno quando vieni scelta perché con la tua pelle ambrata e i tuoi tratti marcati sei l’incarnazione del concetto hollywoodiano di egiziano/arabo/mediorientale.

D’altronde non è che ci aspettassimo una ricostruzione storica precisa e ci sta anche questo antico egitto for dummies in cui basta una rigaccia di eyeliner grafico, un parruccone nero e un corredo di tatuaggi truzzo cuneiformi per il livello di ricostruzione storica richiesto. Certo ci vuole del coraggio a impilare i templari e le crociare all’antico egitto con in aggiunta una rapida toccata e fuga in Mesopotamia, ma è questo il tipo di esagerazione che siamo pronti a perdonare a queste baracconate, giusto?

È quando il film non fa quanto necessario per mettere la base del Dark Universe (il nuovo tentativo di franchise Universal con tutti i mostri di cui detiene i diritti, in un mash up tra Penny Dreadful e La leggenda degli uomini straordinari) ma si limita a raccontartelo, che la partita si fa davvero insostenibile. Quanto è inefficace un film se i suoi personaggi sono continuamente costretti a in pausa quello che stanno facendo per spiegarsi e spiegarti le informazioni necessarie ad andare avanti? Non basta quindi la sorpresa di un Tom Cruise apertamente sgradevole, non basta l’accento posticcio di Russell Crowe e non basta il corpo nudo e sensuale di Sofia Boutella a uscire dagli impicci e consegnare un film vagamente redimibile a un pubblico che questa ciofeca non se la merita, in nessun caso e per nessun motivo. 

Lo vado a vedere? No. Assolutamente no. Nemmeno per il LOL.
Ci shippo qualcuno? No, ma tra i miei feticismi aggiungete pure la voce sexy mummie gnocche storicamente inaccurate da far spavento scodellate fuori ogni decennio da Hollywood.

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