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Lady Macbeth è la risposta ideale per quanti pensano che film in costume equivalga a smancerie e sospiri d’amore, ma non solo: è anche una belle piccole pellicole che trovano finalmente spazio nella sonnacchiosa estate cinematografica italiana, una delle pochissime che vale davvero la pena andare a vedere sfidando la calura estiva.
Presentato qualche tempo fa al Torino Film Festival, Lady Macbeth è un costume drama luciferino e il sorprendente esordio al cinema del regista teatrale inglese William Oldroyd. Non manca qualche impasse, ma la cura estrema della forma e la capacità di far buon viso a cattivo budget rendono la ricorrenza di scenografie e costumi un valore aggiunto nel ritratto di un matrimonio claustrofobico da cui una giovane sposina tenta di liberarsi con metodi davvero poco ortodossi.
Il volto è quello magnetico della promettente Florence Pugh, assoluta protagonista di un dramma basato sul romanzo russo Lady Macbeth del distretto di Mtsensk di Nikolai Leskov. La lettura ha fulminato sulla via di Damasco la sceneggiatrice Alice Birch; un’altra esordiente per un film che d’ingenuo e poco navigato ha davvero poco.

Anche se non siete amanti della letteratura ottocentesca o dei drammi in costume, questa storia l’avete già sentita. Da Madame Bovary a Anna Karenina, quante donne fittizie o reali hanno cercato in un amante o nel suicidio una via di fuga da un matrimonio combinato e soffocante? In tante hanno affrontato la stessa quieta prigione di Katherine, la giovane 17enne protagonista del film. La sua quieta vita di campagna al fianco di un ecclesiastico, assistita dalla servitù e priva di preoccupazioni, potrebbe sembrare un paradiso bucolico un po’ tedioso, soprattutto per una giovane che sotto gli abiti castigati contiene a malapena un’energia che non può riversare su niente.

Se l’incipit del film è lentissimo e interminabile è perché ci deve far immergere nel mondo senza affetto e senza scopo di Katherine, che trascorre interminabili giornate seduta composta sul divano a fissare il vuoto, combinate a interminabili cene in cui il marito, il di lui padre (il vero padrone della casa) e altri uomini di chiesa discorrono tediosamente, ignorandola completamente. In una prigione del genere persino la prospettiva di avere un intercorso sessuale con il marito potrebbe essere eccitante, ma lui sembra del tutto disinteressato a rendere Katherine partecipe di qualsivoglia piacere, al contrario dello stalliere di casa. Colta di sorpresa, una di quelle piacevoli, Katherine troverà finalmente uno sfogo a un’esistenza senza scopo e vi ci si aggrapperà con tutte le sue forze.

Qui però finisce il consueto e si svela il vero carattere di quella che è una vera e propria Lady Macbeth, anche se bucolica. Katherine non solo assapora i piaceri della carne, ma comincia a intravedere la possibilità di godere di una certa libertà personale, di evadere dalla casa in cui è letteralmente seppellita viva. Quando capirà il potere dei segreti, del ricatto e del crimine, non esiterà ad usarli per i suoi scopi.

Il risvolto interessante di un film che si fa via via più tenebroso e luciferino – fino a picchi memorabili – è che Oldroyd non sembra poi molto interessato a condannare l’operato della sua protagonista, quando a presentarlo come una conseguenza naturale del suo coming of age che avviene in un ambiente di continua e artificiale soppressione del suo istinto vitale. Katherine è il personaggio che spinge agli estremi la sua condotta amorale in un’ambiente sì ecclesiastico, ma ovunque privo di sentimenti umani e di compassione. Nessuno è davvero nella posizione di punire la protagonista, perché dalle classi più umili agli uomini di casa, tutti sono pronti ad esercitare il potere e il ricatto su di lei. Il vero elemento dirompente è che Katherine impari a farlo a sua volta.

Non a caso la punizione per i suoi gesti terribile non viene tanto dalle persone intorno a lei, quanto da quella stessa struttura sociale che l’aveva costretta a vivere imprigionata nella propria casa: per Katherine non c’è punizione peggiore e, da brava mogliettina ubbidiente o da diabolica assassina con un terribile segreto in arrivo, il suo posto nella società non cambia e non cambierà.

Lo vado a vedere? Sospeso tra Jane Champion e Alfred Hichcock, Lady Macbeth è la prova che là fuori non ci sono solo mediocri pellicole delle annate passate da riciclare durante l’estate, ma anche film piccoli per produzione, ma davvero intriganti nel contenuto. Il film della settimana da non perdere, specialmente per gli amanti del costume drama.
Ci shippo qualcuno? No, ma io nel marito ci speravo un po’.

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