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Se proprio ripescaggio e rimestaggio nel trascurato e dimenticato deve essere, almeno che sia al livello di Le Ardenne, un esordio davvero ragguardevole che il Belgio decise di mandare come suo rappresentante agli Oscar 2015. È proprio attraverso questo canale che negli ultimi la cinematografia belga si è fatta conoscere tra i cinefili che scavano in questo genere di materiale, presentandosi come un’altra produzione europea con i suoi filoni d’elezione e i suoi volti ricorrenti. C’è chi ha la corruzione e Toni Servillo, c’è chi fa i tradimenti familiari, Jan Bijvoet di Borgman e la bella e talentuosa Veerle Baetens, già protagonista di Alabama Monroe.
Certo che avere a disposizione attori tanto bravi e rodati deve aver aiutato non poco l’esordiente Robin Pront a farsi notare, anche se la qualità c’è tutta, anche dietro la macchina da presa. Ottimo cast, incipit classico da rapina finita male e un paio di sorprese ben piazzate rendono Le Ardenne un esordio incisivo, tanto quanto il collega spagnolo di qualche settimana fa La vendetta di un uomo tranquillo.
Lui, il fratello maggiore, lei, la sua fidanzata, l’altro, il fratello minore: uniti da una rapina finita male, divisi da 8 anni di prigione che il più grande affronta da solo, senza mettere nei guai i complici, perché la famiglia è la famiglia. Peccato che tornando a casa l’ex detenuto capisca che qualcosa in sua assenza è cambiato: il fratello minore è diventato l’elemento affidabile e forte della famiglia, la fidanzata ha voltato pagina, mentre lui ha voglia di fare ancora casino e la tendenza mai sopita a scivolare nella bassa criminaità e nella violenza.

Robin Pront si affida a un genere capace di generare con facilità tensione e coinvolgimento nel pubblico, che permette di ottenere ottimi risultati anche con budget contenuti. Non è un caso che in tanti, anche in Italia, puntino su un crime popolano e brutale per farsi notare. Al regista belga l’operazione riesce particolarmente bene perché gli attori coinvolti – con facce losche il giusto – sanno interpretare con naturalezza la volgarità e la meschinità dei loro personaggi, attraversati da forze respingenti e opposte: chi desidera sistemarsi e vivere tranquillo, chi esige una sorta di supremazia decisionale e un risarcimento per quanto scontato in vece del gruppo.

La debolezza dell’esordiente viene fuori a metà del lungometraggio, quando di colpo Pront perde le redini e il film, fino ad allora cadenzato dalla crescente e mal contenuta tensione tra compagni di crimine, fatica a esplodere. In suo soccorso però arrivano i boschi delle Ardenne, eterei e inquietanti, capaci di donare l’atmosfera giusta, che i bassifondi urbani belga non potevano garantire all’inevitabile resa dei conti. A rimettere definitivamente il film in carreggiata ci pensa Jan Bijvoet, che non si scompone di fronte all’ennesimo personaggio strambo e dona al film quell’imprevedibilità necessaria a spiazzare lo spettatore, per poi prenderlo alle spalle con un finale notevole, inevitabile e perfetto.

Lo vado a vedere? In una settimana di ricicloni dagli anni passati, questo è decisamente tra i migliori, capace di mettere in scena con perizia un genere rodato, ma di avere scatti d’inventiva, come la colonna sonora tecno. Certo è ampiamente fuori tempo massimo per la sala, ma è molta più ragione di esservi di altre pellicole che usciranno in questi giorni.
Ci shippo qualcuno? Qui rischio lo spoiler coatto ma ci sono decisamente dei motivi d’interesse, ecco.

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