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Era da tempo che un film Marvel non mi divertiva come ha fatto Spider-Man: Homecoming, il ri-ri-ritorno e ennesima genesi dell’Uomo Ragno moderno, che segue gli eventi di Civil War concentrandosi sull’adolescente newyorkese delfino di Tony Stark.
Dopo una lunga infilata di genesi Marvel tutte uguali, mai veramente sbagliate ma davvero poco memorabili, Spider-Man: Homecoming sembra aver trovato la giusta quadra per tornare a far splendere la dimensione umana e quotidiana della vita da supereroe. Finalmente un film Marvel non gioca all’impossibile rilancio e riduce la magnitudo sempre più potente e drammatica dei buoni e dei cattivi: Spider-Man qui conquista perché, per citare Tony Stark, non smette mai di essere un tranquillo supereroe di quartiere, a cui viene concesso di non dover fronteggiare drammatiche decisioni senza ritorno.
Non manca certo di qualche pecca il salto nel mondo dei blockbuster dell’altrimenti sconosciuto regista Jon Watts, ma sono errori così poco rilevanti che li liquideremo nel primo paragrafo: ogni tanto si perde nel delirio nerd e gadgetistico che un nuovo supereroe e i potenti mezzi degli Stark comportano, punta un troppo sul comunque già smaliziato Tom Holland, Marisa Tomei è troppo stramba anche per l’hipsteria rampante in cui viviamo, nel mezzo perde un po’ il ritmo. Fine.

Il resto va tutto a meraviglia, confezionando il film estivo divertente, coinvolgente ma mai banale o sciocchino (e men che meno super drammatico) che ci meritiamo e continuano a negarci. La forza di questo Spider-Man è di essere solidamente piantato nella quotidianità scolastica di Peter e in quella della middle class newyorkese, in contrasto con la dimensione eccezionale dell’entourage di Stark e degli Avengers.
Il cattivo di Michael Keaton (il miglior personaggio del film, che bilancia perfettamente la storyline teen del protagonista) è il villain che da tempo manca nei film Marvel, a riprova che per fare una genesi memorabile è indispensabile spendere tempo e sforzi anche per la sua nemesi. Non è solo una questione di bravura (perché gli interpreti di livello nei ruoli da antagonisti non sono di certo mancati agli ultimi sforzi Marvel Disney), anche se quella sovrapposizione tra reale, supereroistico e meta di un ex Batman e ex Birdman aiuta eccome un Keaton già in splendida forma. La vera differenza però la fa il rapporto non banale che viene costruito tra il supereroe e il cattivo di turno, che risulta così efficace anche se l’effettiva portata dei suoi malvagi piani rischia di far danno al massimo entro i confini del quartiere o della città.

Se da una parte si respira spesso l’atmosfera degli spillatini dell’Uomo ragno e un crescendo di rapporti causa effetto tra quanto succede nel Marvel Cinematographic Universe (MCU) e le vicende delle persone normali che ci vivono dentro, dall’altra Watts fa la saggia mossa di non scopiazzare toni e situazioni da altri cinecomics. I riferimenti più riusciti si rifanno a commedie scanzonate del nuovo millennio, tanto che un film così incentrato su patturnie e pare giovanili finisce per non perdersi per strada nemmeno gli adulti.
Per la prima volta poi l’amalgama di etnie e riferimenti culturali assortiti viene servita in maniera abbastanza naturale, il che dona al lungometraggio un’atmosfera davvero del 2017 e per niente leccaculo: il tutto splendidamente sintetizzato nelle poche ma incisive apparizioni di Zendaya, una (futura) MJ meno bambolina e molto più acuta del passato.

Prima dell’uscita del film ha fatto molto discutere il taglio della genesi spirituale di Spider-Man, la drammatica morte dello zio dopo le fatidiche parole sui grandi poteri e grandi responsabilità: il regalo più bello che Homecoming fa al suo protagonista è di metterlo di fronte a crescenti responsabilità senza rubargli la sua adolescenza, di permettergli di fare una comparsata al ballo di fine anno senza porlo già davanti a decisioni che ne cambieranno per sempre la vita. Il potenziale è già tutto lì, nel complicatissimo rapporto di potere con il mentore e padre surrogato Tony Stark, ma appunto: per ora è solo un potenziale, mentre Spider-Man rimane comunque il giovane Peter Parker.

Lo vado a vedere? Considerando che Spider-Man non è nella top ten dei miei personaggi Marvel preferiti e ne sono rimasta così piacevolmente soddisfatta, direi di farci un pensierino.
Ci shippo qualcuno? Non direi, nonostante le torbide relazioni amorose che Robert Downey Jr ha consumato su grande schermo in passato con altri Peter Parker sotto lo sguardo rassegnato di Henry Pym (per questo genere di riferimenti si può sempre contare su Youtube). Detto questo, avrei voluto aprire questa recensione riportandovi fedelmente la crescente onda di gerontofilia che mi ha travolto di fronte a Michael Keaton con giubbotto di pelle pelliccettoso, perché queste sono le informazioni davvero importanti che sapete di poter sempre trovare su Gerundiopresente.

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