Tag

, , , , , , , , , , ,

Ninefox Gambit di Yoon Ha Lee è il romanzo di fantascienza dell’anno appena trascorso? Se sì, qual è il bilancio del 2016 fantascientifico a livello anglofono e quindi mondiale?
Certo il pedigree è di quelli difficili da ignorare: il romanzo d’esordio di Yoon Ha Lee, primo volume della trilogia The Machineries of the Empire, ha piazzato la doppietta Hugo + Nebula, è in finale nell’Arthur C. Clarke Award. In qualità d’esordio senza un fandom precedente a cui appoggiarsi dimostra una forza notevole e può brillare anche nei premi dedicati agli esordienti, e infatti eccolo portarsi a casa un Locus Award per miglior romanzo d’esordio SF. Nella piccola nicchia fantascientifica è stato recensito da tutti i nomi giusti abbastanza o molto positivamente: hanno risposto all’appello blogger, youtuber, autori e tutta la critica che ancora legge fantascienza (aka non quella italiana). Ha un blurb di John Scalzi. Che volere di più?

Certo, il Nebula l’ha poi vinto All the Birds in the Sky di Charlie Jane Anders, che si qualifica anche come front runner per lo Hugo (sapremo come andrà a finire ad agosto). Tuttavia quel titolo è probabilmente il titolo SFF del 2016, ma parte dall’indubbia posizione di vantaggio che la F di Fantasy dà a un titolo. Il fantastico da tempo ha saputo intercettare un pubblico più ampio, scardinare la nicchia in cui la letteratura di genere si era rifugiata, riguadagnare popolarità e pubblico.

Qui invece parliamo di fantascienza e Ninefox Gambit si va a infilare in un’intercapedine tra le più insidiose: non solo ha le astronavi (cfr. Obiezione Star Wars), ma come tono e incipit cadiamo dritti dritti nell’hard science fiction. Serve sicuramente una certa dose di dedizione per farsi strada tra le insidie della degradazione calendrica, la spina nel fianco nel sistema di governo a base algoritmica di Ninefox Gambit. Yoon Ha Lee ha chiaramente una mente matematica e immagina un mondo governato da equazioni e formazioni geometriche ricorrenti. Il trucco e il punto è che per come presentato, l’esarcato che regna sulle vite dei protagonisti potrebbe avere a che fare tanto con la matematica quanto con la magia, per un romanzo che come intreccio narrativo non è poi tanto distante dall’avventura fantastica, solo ambientata tra le stelle.

 In a sense, all calendrical war is a game between competing sets of rules, fueled by the coherence of our beliefs. To win a calendrical war, you have to understand how game systems work.

Il punto non è tanto capire le equazioni e le ricorrenze matematiche, ma intuire quanto l’aderenza al modello matematico presentato sia fondamentale, in guerra come sulle astronavi: è la fede e la ritualità con cui questi calcoli a base sei e questo calendario governativo vengono portati avanti a garantirne la validità, a cambiare lo stesso tessuto della realtà.
Quando quindi avviene una degradazione calendrica a bordo di un’astronave e si forma un calendario eretico e un eptarcato, il governo si ritrova dalla parte sbagliata di una fortezza inespugnabile dall’esterno e all’interno altrettanto insidioso: come stanare i ribelli e uccidere gli eretici se nel calendario vigente dentro l’astronave le armi e le formazioni a base sei dell’esarcato rischiano di non funzionare?

L’aspetto più sorprendente per me di Ninefox Gambit è quanto la biografia di Yoon Ha Lee – una sorta di cartella vincente alla tombola della social justice – incida poco o niente sul risultato finale del romanzo. L’autore di origine sudcoreana si definisce queer, è transgender e felicemente sposato col suo compagno, eppure Ninefox Gambit è tutto sommato così tradizionale che pare l’ennesima military space opera scritta da un 30enne etero caucasico di quelli che hanno il plauso anche della vecchia guardia super conservatrice di Urania.

Ad essere acuti, forse la particolare situazione in cui si ritrova la protagonista del romanzo potrebbe fornire qualche indizio: Cheris è un ufficiale giovanissimo della classe militare Kel, caduta in disgrazia per aver usato in battaglia una formazione sospettosamente simile a quelle eretiche. Viene dunque spinta o manovrata dall’intelligence delle spie Shous a offrirsi per una missione suicida: ospitare nel suo corpo un’arma ricavata dal più geniale stratega Shous di sempre, il più celebre traditore della storia dell’esarcato.

“The only unforgivable sin in war is standing still,” Jedao said. “It’s better to be doing the wrong thing wholeheartedly than freeze.

Prigioniero e immortale, Jedao viene impiantato dentro la mente di Cheris: così un’identità maschile e una femminile condividono il corpo al comando, in una missione suicida e dagli scopi tutt’altro che limpidi: perché è stata scelta proprio Cheris? Sarà in grado di tenere testa a Jadis? Lui si è davvero rassegnato ad essere il burattino dell’esarcato? Cosa è successo davvero durante il suo celebre tradimento?

La risposta è un romanzo avvincente e con uno stile letterario già apprezzabile (di molto superiore a quello di Kameron Hurley), che risulta innovativo e fresco grazie alle trovate impiantate in un genere che, dalla social justice al fronte più reazionario, tutti stanno cercando di scuotere e rinnovare.

Ninefox Gambit è un ottimo candidato per il trono di miglior romanzo di fantascienza del 2016, il che significa che per il secondo anno consecutivo è un po’ mancato quel titolo capace di scompigliare le carte in tavola e fare la storia. Sarà conosciuto “per sentito dire” anche da quanti si avvicineranno al genere tra 10 anni? Probabilmente no, ma non è una condanna per il comparto. I romanzi eccezionali e dirompenti, per definizione, non appaiono certo a scadenza annuale. Nel frattempo abbiamo delle ottime alternative da leggere e, stavolta, con buone probabilità di arrivare anche da noi sotto l’egida Fanucci o Urania, dato il genere.

Annunci