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Facile etichettare un film dell’estate 2017 sotto l’etichetta di “nostalgia anni ’80”. Facile e poco lusinghiero verso l’action movie di David Leitch, che ha lasciato la regia di John Wick 2 per dirigere la statuaria e algida Charlize Theron in un film il cui maggior pregio è fare tutto quello che Hollywood ha deciso che non può o non deve più portare su grande schermo.
In Atomica Bionda si beve e si fuma continuamente, come forse non si fa più dai tempi di Bogart e Bacall, si affrontano situazioni mortali sfoggiando un guardaroba impossibilmente perfetto e in aggiunta ci si rotola tra le lenzuola per riscaldarsi nella città più fredda del mondo, quella Berlino divisa in due (ancora per pochi giorni) dal Muro.

Berlino est e Berlino Ovest, appunto. La storia la scrivono i vincitori, anche al cinema, dove la nostalgia patinata e sentimentale pare solo riguardare gli anni ’80 del blocco capitalista, tra ritorni al futuro, goonies e altre pietre miliari dell’infanzia dei 30/40enni di oggi, che vengono di continuo rimasticate e rielaborate (da Wreck-it Ralph a Cattivissimo Me 3, la scala dalla vetta all’abisso è piena di gradini).
Pur con i suoi difetti, Atomica Bionda ha moltissimi pregi che non devono sfuggire per colpa di una vampa d’agosto, con l’eterna scusa del cinema leggero d’estate. Se della componente action a pizze in faccia, dell’ottima performance fisica e recitativa della protagonista e della OST killer fino quasi ad essere fastidiosa si è già parlato ovunque, io voglio caldamente consigliarvi di andare al cinema a vedere Atomica Bionda perché fa rivivere gli anni’80 che dovremmo rimpiangere davvero e dovremmo amare di più. Gli anni ’80 dell’Europa divisa in due, eppure giovane e viva, decisa a scrollarsi definitivamente di dosso i residui della Seconda guerra mondiale e viversi addosso, anche andando contro le regole, per assaporare la propria libertà.

Tratto piuttosto liberamente dalla graphic novel La Città più Fredda di Antony Johnston e Sam Hart, Atomica Bionda è un film che vuole essere glamour a tutti i costi, ma vestendosi dei colori di una Berlino in cui l’onda inarrestabile della riunificazione sta per mettere fine all’ultima barriera fisica tra i due blocchi. Certo è un film il cui scopo principale sono le mazzate, per cui l’intreccio non è esattamente una guerra tra spie di John Le Carré, ma il punto è che CIA, MI6, KGB e STASI si muovono da una parte all’altra di una città tutt’altro che triste o fredda. Nel suo non essere storicamente accurato e nel suo approccio onesto e senza troppi convenevoli verso un pubblico che tratta come adulto, Atomica Bionda è una produzione medio piccola che non guarda con particolare sentimentalismo alla narrativa dell’Ovest ricco e culturalmente prolifico e dell’Est disperato e roso dalla fama e dal freddo. Da entrambi le parti si sfoggiano cappotti niente male e i cittadini dell’Est vengono descritti da un John Goodman capoccia della CIA come migliaia di coraggiosi – e non disperati – che tentano di passare il muro, nonostante la sua fama impenetrabile.

Superate così quelle divisioni tra bellezza e miseria, strade luminose di qua e interni cupi e degradati di là, Atomica Bionda ammanta tutto e tutti con una fotografia leccatissima e dalla palette neon e patinata e punteggia entrambi i blocchi di situazioni pericolose, ambigue, provocanti.
La scacchiera della grande partita di spie copre entrambi i quadranti, ma i pedoni più brillanti e accattivanti (Eddie Marsan al solito enorme, ma anche un fascinosissimo Bill Skarsgård) stanno dall’altra parte del muro, che più che il cuore dell’oppressione del blocco comunista sembra la capitale della trasgressione, notturna e alcolica.
Non è che David Leitch ascolti l’Internazionale con nostalgia, anzi: è più che chiaro nell’evidenziare chi stia davvero conducendo la partita e tutto sommato, chi abbia l’unica possibilità di vincerla. Proprio come avviene nel celebre ciclo di Smiley di Le Carré, il Regno Unito dell’atomica Lorraine Broughton può aspirare al massimo non farsi troppo male nel gioco dei grandi (CIA e KGB), con l’unica consolazione di essere un gradino più consapevole e letale dei servizi segreti del Continente, che non a caso incarno l’innocenza (Sofia Boutella) e una saggezza quasi dolorosa, ma mai rassegnata (Eddie Marsan).

I personaggi secondari della partita sono quindi come sempre pedoni facilmente sacrificabili: possono solo schierarsi con uno dei grandi e sperare di essergli abbastanza utili da arrivare vivi fino alla giornata successiva. Sono guarda caso anche le figure più positive e poetiche, quelle che hanno trattenuto quel briciolo di felicità e umanità che da cui i capi nella stanza dei bottoni sembrano immuni. I loro faccendieri, i protagonisti Charlize Theron e James McAvoy, sono invece costantemente impegnati a sopprimerne ogni avvisaglia, immergendosi in vasche ghiacciate o sommergendosi di alcool. Date le sue premesse, Atomica Bionda non concede ai due una redenzione nemmeno tardiva (sapete no, il killer spietato che s’immola per l’innocente a fine film in cambio di una dolce morte redentiva). Anzi, sottolinea come la loro tattica sia decisamente efficace: si limita a constatare quanto i due si debbano continuamente applicare, tra le lenzuola e nei bar, per mantenersi in quello stato d’inibizione morale e sensoriale in cui operano.

Per risaltare rispetto alla massa si possono fare grandi cose aderendo alle regole ufficiali, sperando di essere i migliori (o solo i più popolari) in questo esercizio di ricalco.
Atomica Bionda applica il suo budget per rimarcare il suo contrasto con Hollywood. Non ha un libro di Le Carré a cui attingere, non ha gli ingenti mezzi di tanti thrilleroni che vedremo in autunno e si affida alla sua celebre e sexy protagonista per garantirsi l’attenzione delle griffe e dei media, una rassegna stampa e un guardaroba all’altezza della situazione. Zitto zitto però, con la sua storia semplice e concreta e il suo cast di caratteristi illustri (Eddie Marsan, Tobie Jones e John Goodman) più due promesse della Hollywood di domani (Sofia Boutella e Bill Skarsgård), porta a casa un film solido dall’inizio alla fine, che giustamente sfrutta il punto di forza di combattimenti e sparatorie, concedendosi qualche virtuosismo.

Vedere Atomica Bionda ricorda quanto sia fastidioso quell’atteggiamento condiscende e pudico con cui Hollywood fa sempre no no col ditino a stili di vita negativi, sentendosi in dovere di inserire sempre una morale e rafforzando una ricostruzione di un decennio in cui gli Stati Uniti hanno sempre avuto l’ultima parola, anche in campo culturale.
Magari e forse è stato proprio così, ma nel frattempo in ritrovi clandestini si lottava per la libertà e ci si divertiva da matti, da adulti e pericolosamente. Non male per un popcorn movie estivo, non male davvero.

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