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È davvero difficile dare un giudizio a caldo su Gli Utimi Jedi. Sì, è decisamente un bel capitolo della saga spaziale di George Lucas, ma sul quanto lo sia è difficile dare una risposta.

Prima bisogna processare i tantissimi eventi a cui si assiste in 2 ore e 32 minuti di viaggio nella Galassia lontana e nella mitologia della Forza. Succedono così tante cose a così tanti personaggi di magnitudo così elevata che all’uscita della sala ci si sente quasi sopraffatti e bisogna davvero elaborare quanto visto. Tento di farlo a caldo in questa riflessione assolutamente spoiler free.

L’elemento che più colpisce di Gli Ultimi Jedi è quanto devi dalla direzione impostata con precisione dal suo predecessore Il Risveglio della Forza. Rian Johnson si è preso sulle spalle l’improbo compito di scrivere e dirigere un episodio della saga ben più complesso dell’esercizio di stile superbo ma auto-contenuto di Rogue One e non si tira certo indietro.

La vera domanda è però se sia davvero possibile dirigere un film che risponda a ogni esigenza che un episodio di Star Wars ha nel 2017. La risposta è che per farlo come lo fa Johnson – ovvero spuntando più caselle possibili di una lista pressoché senza fine – serve un minutaggio spaventoso e si finisce inevitabilmente per centrare scene notevoli ma anche impasse clamorose.
Si è sopraffatti da Gli Ultimi Jedi perché volente o nolente Johnson si ritrova tra le mani un numero esorbitante di personaggi nuovi e vecchi con un film o svariate trilogie alle spalle; ognuno deve avere il suo momento e la sua evoluzione.

Non sorprende che a risultare particolarmente riuscito sia il filone narrativo da cui Johnson come sceneggiatore è chiaramente attratto: quello dei Jedi e della Forza. Uno dei meriti di Episodio VIII è quello di tornare sui concetti filosofici fondativi della prima trilogia, tentando di cancellare gli errori passati (Midi-chlorian che?) e di traghettarli insieme al resto della saga nel Nuovo Millennio.
Non sorprende dunque che quando si torna a parlare di Forza, Equilibrio e Jedi il concetto stesso di predestinazione venga accantonato per una spiegazione ben più democratica, che cerca un equilibrio ecologico e umano. Rey, Luke e Kylo Ren sono i vertici di un triangolo che si muove nello spazio e nel tempo, senza mai interrompere una connessione narrativa e spirituale tra discepoli e maestro, tra Luce e Lato Oscuro. Luke guadagna una complessità sfumata e stratificata che ben si addice al suo personaggio barbuto e ramingo, Rey acquista una purezza frutto non dell’inesperienza ma della consapevolezza, Kylo Ren riesce per qualche scena a sfuggire al misero destino di post adolescente complessato a cui continua a venire relegato per debolezze non certo imputabili al suo notevole interprete.

Quando si arriva alla questione più spinosa e attesa dell’intero film – i genitori di Rey – Johnson non riesce proprio ad essere altrettanto incisivo. Anzi, si lascia sfuggire un’occasione d’oro. La risposta ci deve essere e per un caso clamoroso potrebbe essere un ulteriore schiaffo al concetto aristocratico e caucasico del prescelto a la Skywalker, peccato che venga buttata lì di malagrazia da uno sceneggiatore che è chiaramente disinteressato alla questione e la affronta perché obbligato.

Quando si ritrova a gestire l’eredità che meno gli interessa di Abrams Johnson proprio non riesce a mascherare la sua mancanza d’interesse. Nel caso di Poe a tradirlo è più che altro l’assenza di un punto risolutivo nell’imbastirne il ruolo di carismatico leader, nel caso di Finn c’è un diversivo del tutto inutile (il cui taglio avrebbe giovato enormemente al film), che riporta il personaggio al punto di partenza, lo appesantisce di un love interest non necessario e finisce per banalizzare uno degli aspetti più interessanti di Episodio VIII. L’idea suggerita non troppo velatamente è che la distanza tra Primo Ordine e Ribellione a livello ideologico e pratico non sia poi così enorme. Il rischio di quando i due fronti e le loro posizioni vengano incarnati da personaggi così affrettati e univoci come le new entry di Rose, Benicio Del Toro e Laura Dern è che non si capisca davvero perché uno dovrebbe preferire il comando di Leia Organa a quello di Kylo Ren.

Una caratteristica costante dei film di Johnson – da Looper a Brick – Dose Mortale, è la capacità di riflettere sul film stesso attraverso ciò che i suoi protagonisti fanno o dicono. Questo è un film di Star Wars che sembra voler dire a fan e pubblico occasionale cosa dovrebbe essere un film di Star Wars nel 2017. Gli Ultimi Jedi è un film d’intrattenimento umanista ed egalitario come nello spirito originale della saga (versante del tutto assente nella produzione recente) ma in maniera più malinconica e adulta rispetto alla visione iperpositiva degli anni ’80. Il considerare il suo pubblico abbastanza adulto da poterlo seguire anche in svolte inaspettate, senza dovergli tenere la mano, è un pregio raro in un film da studios di quest’epoca.

Sfortunatamente non si fatica a rintracciare i passaggi in cui l’intervento di Disney è netto e quasi sempre peggiorativo. In ordine crescente di gravità si parte dal piazzamento pretestuoso e a fine commerciali di creaturine a metà tra Pokémon e esserini kawaii, la cui apoteosi sono i Porg di cui si parla tanto in queste ore. Confermo: non hanno davvero motivo di esistere a parte il loro design caruccio e gadget friendly.
A seguire troviamo quella che credo sia la prima scena di addominale al vento dell’intera saga (sicuramente la più pretestuosa), così malamente ficcata in un momento drammatico che persino Rey se ne risente.
Il culmine del fastidio lo si raggiunge nelle primissime scene, in cui mi si è ghiacciato il sangue nelle vene mentre realizzavo che anche qui come in Thor: Ragnarok non si lascerà vivere in santa pace al pubblico i momenti di tensione e dramma. No, anche qui la maledetta ironia cazzara e fuori luogo dei Guardiani della Galassia interrompe il pathos non appena aumenta d’intensità, compromettendo e non di poco la riuscita della prima parte del film.

Il secondo tempo invece è impressionante per magnitudo, ritmo, ambizione. Certo non manca di fare qualche scelta molto controversa e talvolta incoerente, tanto che sarà sicuramente un Episodio molto, molto più dibattuto, discusso, scomposto e analizzato dai fan del suo predecessore. A livello globale è di certo meno trasversale e affabile, ma il momento di fare delle scelte incontrovertibili e contemporanee era giunto per la saga.

Gli Ultimi Jedi ha insomma spuntato tantissime caselle della lista di compiti che ogni nuovo Episodio del franchise di Star Wars ha. Alcune volte lo fa controvoglia e si vede, altre lo fa guidato da una mano esterna il cui interesse non è certo di natura artistica e purtroppo questo riduce la portata del film. Portata che rimane comunque notevole, perché Johnson di cose da dire ne ha molte e alcune non sono per nulla banali.
Se quindi proprio dobbiamo disperare di poter aver un corpus di film e basta, senza che ogni successo si trasformi in un cadenzato franchise, è bene che quantomeno i film annuali aspirino ad essere incisivi come questo.

A grande richiesta torno a specificare che sì, ci shippiamo qualcuno eccome. Uno dei motivi per cui Episodio VIII dialoga chiaramente con il pubblico commentatore di Episodio VII è per come affronti a viso aperto il grande cruccio delle fan su Tumblr. Gli Ultimi Jedi si apre con una lunga sequenza che esiste al solo uso e consumo delle fan, per lasciare aperto il ventaglio di possibili orientamenti sessuali di Finn, mentre quello di Poe è sempre più palesemente uno solo e punta sempre nella direzione del suo caro amico Finn. Così come impostato, Poe potrebbe già essere il primo, tanto atteso personaggio gay (ufficialmente gay, s’intende) della saga.

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Nel territorio del non ufficiale come al solito ci sguazziamo clamorosamente. Manca un po’ la meravigliosa componente gerontofila di Rogue One, ma per gli amanti dei signori oscuri che emanano hate sex, degli adolescenti Jedi abusati forse solo psicologicamente dai loro maestri e di quel certo non so che di incestuoso che permea l’aria e la telepatia a distanza: si va sul sicuro.

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