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Si avvicina l’anno nuovo e quindi abbiamo davanti a noi un pugno i giorni dicembrini davvero impegnatissimi per i blog di questo e quello: tra post speciali da regalare ai lettori, bilanci di fine anno, listoni vari ed eventuali (siete pronti?) e buoni propositi per i mesi venturi, ci sarà davvero tanto da scrivere e da leggere qui su Gerundiopresente.

Specie se poi una rimane un po’ indietro (un po’) e a Santo Stefano vi racconta come è andata a Lucca Comics & Games 2017, dove ha trascorso ben 5 giorni folli, intensi e memorabili. Soprattutto in quel caso, sì sì. Diamo dunque il via al memento post/mio caro diario.

Mercoledì 1 novembre 2017

Ringrazio pubblicamente e senza ironia di sorta Tite Kubo, il super ospite di Planet Manga in quota Shounen Jump, per avere dato clamorosamente buca a ridosso dell’evento. La versione ufficiale parla di motivi di salute – che sono poi quelli che lo hanno portato a troncare prematuramente (se si può dire di una serie di 74 volumi!) il suo titolo di punta – ma sui soliti siti animecliccari e i notori ben informati raccontavano versioni ben differenti, già entrate nella mia personale mitologia lucchese.

Lo ringrazio perché tutto il tragitto Milano – Lucca da infilare in macchina (facendomi scortare da passeggera e realizzando quanto siano poco ispirati e markettari gli speaker radiofonici italiani sulle stazioni di punta) non avrebbe consentito di arrivare in loco per le 9 di mattina, orario teoricamente deputato alla mia mezz’ora d’intervista singola con il suddetto. Da lettrice di Bleach (mia shounenjumpata del cuore) e da fangirl in carriera giornalistica mi è spiaciuto che l’ospitata sia saltata? Davvero tanto, sì. Mi sarei mai riconciliata con me stessa per aver perso l’occasione d’intervistare l’adorabile zarro che risponde al nome di Tite Kubo? Giammai!

Il super gruppone di Bleach incrociato per puro caso a Japan Town e fotografato con la smania di un maniaco dalla sottoscritta

La presenza/assenza di Tite Kubo ha un po’ caratterizzato questa Lucca, soprattutto tra i cosplayer e nei miei acquisti. Per prepararmi all’evento ho anche iniziato una rilettura collettiva di Bleach e niente da dire: fino al volume 20, spacca alla stragrande. Sicuramente il non aver visto Kubo mi ha fatto venire voglia di concludere la lettura del manga, da cui derivano almeno un paio di espressioni colloquiali che utilizzo in pianta stabile, tipo “come il Re degli Shinigami” e “il bel shinigami in basso a destra” (un giorno vi spiegherò). Quantomeno Planet ha cacciato di nuovo fuori l’artbook, realizzando uno dei miei desideri di tornare dopo tempo immemore ad acquistarne uno. Per i non accoliti: gli artbook sono volumi che raccolgono le illustrazioni a colori di un dato manga. E sarebbe anche ora che dopo Bleach – All Colour But The Black in Giappone qualcuno si facesse la pensata di raccogliere il resto delle illustrazioni a colori in un secondo volume.

Un altro forfait abbastanza traumatico è stato quello della fidata reflex, che in un momento di anarchia che mi ha segnato per sempre ha deciso di cancellare *tutte* le foto scattate dopo aver raggiunto l’alberghetto residuato delle villeggiature anni ’80 dove io e la cumpa abbiamo riparato, dopo aver trovato il parcheggio prenotato sui millemilia segnalati dai cartelli in giro per la città (e da parcheggiatrice in posti esosi come Milano e Monza, parcheggio prenotato tutta la vita, è super conveniente e stai senza pensieri!) e dopo aver fatto un giro esplorativo tra i padiglioni. E che sarà mai, quante foto avrai scattato in un pomeriggio esplorativo? Mah, considerate che in totale al ritorno credo di aver sistemato e selezionato il mio archivio lucchese da qualcosa come 7000 scatti. Per fortuna gli appuntamenti fotografici e lavorativi erano tutti nei giorni successivi. Fiuuuu!

[Capite bene che continuerò a postare foto di cosplayers e ospiti dell’edizione per i prossimi 10 anni. Per vostra fortuna le trovate tutte taggate #gardygoeslucca su Instagram]

Giovedì 2 novembre

Ma quindi a Lucca ci sei andata a lavorare o a divertiti? Eh, una via di mezzo. Ormai non riesco a frenare il cervello che anche nella più innocua delle attività ludiche vede la concreta possibilità di scrivere un pezzo o montare un video, magari pure d’implorare un’intervista singola. Il che mi rende davvero insostenibile quando passo la mattina a ripassare le domande di un’intervista o ripeto tra me e me per mezza giornata che devo-assolutamente-ricordarmi-di-mettere-sotto-carica-la-batteria-della-reflex. Per vostra fortuna voi godete (spero) solo dei frutti di questa attività e non dei lati irresistibili della mia ansia lavorativa.

Tra cast di Stranger Things (anche loro in vena di due di picche organizzativi) e Star Trek io ho scelto ovviamente il secondo e vi ho già raccontato come è andato il panel Netflix dedicato. Purtroppo non posso dirmi stupita della qualità altalenante delle domande (varianti dai cripto segnali codici da adepto della setta trekkiana a gente che chiede se la lingua Klingon l’abbiano inventata a caso per questa serie televisiva) perché non è la prima conferenza stampa a cui partecipo, però incontrare attori, sceneggiatori e registi è sempre un’esperienza memorabile da cui imparare, anche solo per la professionalità con cui rispondono a domande cretine (o quella a me richiesta per fare sembrare interessanti le stesse).

L’evento lavorativo della giornata è stato di certo l’intervista a Koogi, che da brava asiatica ha chiarito da subito che una foto era fuori questione, per cui riparo con la foto paracula del volume autografato. Per chi non fosse familiare con il nome di questa autrice sudcoreana, basti sapere che al momento disegna il webtoon coreano forse più noto al mondo, capace di generare un foltissimo gruppo di appassionate fangirl in tutto il mondo ben prima della prima pubblicazione in cartaceo. E qui scatta il momento #ancheunpodItalia, perché l’Italia è la prima nazione al mondo in cui esce il cartaceo di questo thriller oscuro e disturbante, vero e proprio status symbol dell’essere fangirl nel 2017 (ve ne ho già parlato su Players).
Il livello di mediazione e sicurezza per ottenere le risposte alle mie preparatissime e precedentemente approvate domande era degno di un leader politico internazionale, ma è stato emozionate riuscire a farla essere un filo meno mediata, tirandole fuori la mezza ammissione che pure lei a Dane DeHaan farebbe fare le peggior cose. Come lei anche io, che ho testato qualche volume ma non sono rimasta rapita come tante colleghe fangirl, mi sono stupita di vedere così tanti ragazzi e uomini in fila per uno degli ambitissimi autografi delle sessioni dedicate di JPop: fidanzati devoti o i fanboy che non ti aspetti? L’intervista la trovate su MondoFOX.

Grazie all’incommensurabile pazienza della mia bae (che non solo sopportava le mie fughe giornalistiche, ma è stata pure costretta a guidarmi dato che mi perdo, a farmi da cameraman dato che non sono ancora così multitasking e a sfamarvi sennò si replicavano i pranzi delle quattro di pomeriggio di Venezia), nei giorni successivi sono seguiti altri panel ed eventi. Sono riuscita a vedere in anteprima i primi 20 minuti di Coco al panel dedicato da Disney e ad assistere alla cosa più simile a un conferenza stile San Diego Comicon messa in piedi da qualcuno a Lucca: Warner Bros ci credeva davvero tantissimo e ci ha servito un gruppo di marcantoni e stragnocche in cosplay da super eroi DC, un’infornata di trailer e anteprime e una scena in super anteprima di Justice League.

Giovedì sono riuscita a coronare un altro mio sogno: seguire dal vivo una conferenza di annunci del settore manga. Essere presenti non ha davvero prezzo. Non perché gli annunci siano stati esaltanti (anzi), ma perché dopo anni passati ad aggiornare di nascosto la home page di Shoujo Manga Outline per scorprire se qualcuno si degnava di pubblicare un josei o una roba smoista degna di questo nome, finalmente ho seguito un paio di conferenze insieme al trio delle meraviglie dello SMO. Dopo più di un decennio sono riuscita a spettegolare dal vivo con il misterioso Yuelung (approdo sicuro per chi si è stancato di veder recensite sempre quelle quattro graphic novel dai supposti appassionati del genere), l’acuta e fortunata alla pesca degli autografi Akaiko (che è ben più regolare e produttiva di me nel consigliare libri non banali) e la memoria storica e complottara di Lucca Ananke (che nella mia mente è ormai indissolubilmente associata allo sci). E suo fratello, il mio eroe personale da quando venne costretto/si offrì come tributo per fare una coda di un numero imprecisato di ore per farmi autografare un volume di Kaoru Mori mentre io ero un ufficio a Milano.

Non vedo l’ora di scoprire il lati oscuri dell’essere mangaka oggi con Kakukaku Shikajika!

Il sunto delle conferenze è che JPop, vista da lettrice e da persona che interagisce con gli uffici stampa, è la casa editrice che si dà più da fare. La conferenza è stata vivace, brillante e ho ancora in testa quel dannato jingle conto alla rovescia ichi ni san shi. E soprattutto annunciando il manga autobiografico di Akiko Higashimura hanno vinto di gran lunga il premio di miglior annuncio dell’edizione.

Che giornata impegnativa eh? Macché, mancano ancora un sacco di cose. La pesca per l’autografo più disegnino di Bleach, ovviamente perduta di fronte a un mare di cosplayer e fan in adorante attesa (però è stato bellissimo l’urlo di giubilio sì cazzooo di uno dei fortunatissimi) e la pesca sfortunatissima allo stand Star Comics per un autografo di Akimi Yoshida. Nessuno se lo filava l’autografo della Yoshida, l’autrice di Banana Fish e Our Little Sister. Credo di conoscere quasi tutti i disperati che hanno tentato la sorte (e vinto). Anzi, ve ne ho già citati un paio di bananisti anonimi nel paragrafo precedente. XD

In mattina sono anche riuscita a fare un giro nello spazio espositivo di Palazzo Ducale con le varie mostre. La parte del leone la faceva Michael Whelan, che ha realizzato anche il manifesto dell’edizione numero 51. Per me è stato davvero fantastico vedere le sue opere dal vivo, anche perché da lettrice di fantasy e fantascienza mi erano decisamente familiari. Whelan è stato il disegnatore di punta dell’epoca d’oro dei paperback illustrati di genere (di cui io sono grande estimatrice, un volumetto strausato a due dollari raccattati da giri sordidi alla volta). Da Stephen King a William S. Burroughs passando per Joe Abercrombie, non c’è grande autore di genere che non abbia avuto una sua illustrazione per cover.

Dagli animali onirici di Arianna Papini ai Marsupilami di Federico Bertolucci, passando per i bimbi di Taiyo Matsumoto (che ho visto autografare copie ai fan ma ahimè, il veto asiatico alle foto vigeva anche in quel caso), si è dimostrata una visita ricca di suggestioni, anche di fronte ad autori a me totalmente ignoti. Anche l’allestimento era parecchio professionale. Unico cruccio: mi sarebbe piaciuto vedere qualche tavola di er Tite Kubo.

Venerdì 3 novembre

Finalmente si è tirato un po’ il fiato, almeno lavorativamente parlando. Il che vuol dire che ho passato la giornata a scattare foto a qualsiasi cosa vagamente in cosplay attirasse la mia attenzione, crucciandomi della troppa gente o della mancanza di sfondi adeguati. A questo scopo è meraviglioso fare una passeggiata per le mura di Lucca e lo dico da fiero possessore di un pass giornalistico che dà sempre accesso a tutti i padiglioni. Quando becchi un cosplay ben fatto, indossato magari da un bel figaccione e che sta pure davanti a un un albero dai colori autunnali con sullo sfondo gli edifici storici di Lucca…aaaaaah.

Vorrei dimostrarmi così soddisfatta anche della sala stampa fornita agli accreditati presenti, ma c’è un motivo se l’ho rifuggita sempre, se non proprio strettamente necessario. Una saletta con temperatura interna siberiana, 15 posti a sedere e tre prese di corrente totali è il setting perfetto per girare una versione italica e low cost di Battle Royale. Primo comandamento di un ufficio stampa: non far mai venire meno una presa di corrente per gli scribacchini presenti.

La condizione desolante della sala stampa e un giro nel padiglione Netflix – di gran lunga il più desiderato e chiacchierato, a giudicare dalla coda di svariate ore formatasi all’esterno – mi hanno ispirato una sorta di editoriale apparso su Players Magazine dedicato al futuro di Lucca, Comic-Con italiano che ha in potenza tutto il necessario per diventare una appuntamento del genere ma ancora deve lavorare sull’organizzazione. Gli unici a crederci davvero, per ora, sono proprio i tipi di Netflix, che per il primo anno in loco tra panel e stand hanno annichilito la concorrenza (e lo dico da collaboratrice di FOX presente con una experience dedicarta e da frequentatrice dei panel di cui sopra).

L’esperienza con Netflix è stata un unicum di professionalità: presentatami senza preavviso, sono stata scortata, coccolata, ricoperta di gadget e ragguagliata su qualsiasi curiosità necessaria a raccontare a mia volta l’ambizioso sbarco del servizio streaming a Lucca. Non a caso sono i soggetti di cui ho scritto di più.
Ok Gardy, grazie per le tue profonde riflessioni filosofiche sulla disorganizzazione degli uffici stampa, ma io volevo sapere solo com’era dentro il padiglione che non c’avevo la sbatta di fare la coda. La versione breve è: figo. La versione lunga è: guardati il video.

Sabato 4 novembre 2017

Questa giornata è stata infinita e così impegnativa che senza il supporto della mia preziosa assistente per forza non sarei mai arrivata a sera. Sabato è stata una giornata all’insegna della musica, della moda e della sfiga più micidiale.

Antefatto: quando ero ancora a Venezia a saltare pasti e correre da una parte all’altra della Laguna, mi arriva un messaggio dalla bae di cui sopra che mi convince di aver preso la decisione giusta prenotando un posto a Lucca. Dal nulla arriva l’annuncio che uno scaccionissimo gruppo pseudo metal giapponese si sarebbe esibito prima del tradizionale e ambitissimo concerto di Cristina d’Avena (che è conclamatamente la rock star di Lucca, con o senza Gem Boy e Giorgio Vanni).

Si dà il caso che la sottoscritta sia una fine conoscitrice e fan assoluta di questa micronicchia musicale giapponese che va sotto il nome di visual kei. E si dà il caso che la band in questione, chiamata Morrigan, sia tra le poche in attività ad avere ottenuto il suo plauso (il resto del tempo lo passo a pregare per la reunion di questo o quel gruppo di cariatidi). Siccome però io sono io a questo punto che faccio? Ma ovviamente tento di trovare una testata abbastanza folle da assicurarmi uno spazio per tentare il colpaccio e intervistare i Morrigan. Nell’anno in cui ho intervistato Yoshiki degli X Japan mi sono fatta audace. Sogno di diventare l’Oriana Fallaci del visual kei, lo confesso.

Non che i Morrigan siano così quotati (anzi, LOL), ma da fan con un’insana predisposizione all’instagrammata, sapete quante volte ho fotografato un musicista visual in un decennio di concerti ed eventi vari? Zero. Le foto sono proibite, sanzionate, vituperate. A fare una foto durante un concerto rischi la cacciata o la morte. Questo giro musicale – che va sotto il nome di visual kei, a spanne traducibile con “stile visivo” – è fotofobico a livelli mai visti da voi persone che ascoltate musica normale.

Sono riuscita a fotografare i Morrigan? Ebbene sì. Sono fotogenici da morire e a fotografarli ho goduto come poche volte nella mia vita da utilizzatrice di reflex. Riuscire a cavare del materiale dignitoso per la video intervista è stato altrettanto disperante. Vuoi perché ero tesa più degli intervistati, vuoi perché potrebbe essere tranquillamente essere stata la loro prima intervista internazionale, vuoi perché come cavolo fai a registrare un’intervista in un tendone senza luce interna a 20 metri dal soundcheck di Cristina d’Avena?

Montare questo video ha raggiunto il livello di difficoltà di un parto quadrigemellare con tutti e quattro i neonati che tentavano di strozzarsi col cordone ombelicale. Ci ho speso notti a capire come sistemare l’audio, mettere l’hard sub (UN INCUBO!), trovare qualche buon’anima che mi potesse tradurre le parti più imperscrutabili in giapponese e combinare il video a tipo tre tracce audio registrate da tre fonti diverse. Al solo pensiero di quello che ci ho passato mi vengono i sudori freddi. L’intervista tradizionale + report del concerto, pezzo non meno travagliato (andate sulla fiducia) la trovate su LoudVision. Fare la voce del visual kei è faticosissimo.

Se invece penso al concerto vero e proprio non posso crede alla quantità di sfiga che i poveri fan italiani dei Morrigan si son visti piombare addosso. Ho fatto settimane, no dico settimane (sì, ho una personalità così affascinante) a dire “non vedo l’ora di sentire Aryu che canta Xiss in the Dark” e poi dopo 5 canzoni salta tutta la corrente e ci cacciano prima di Xiss in The Dark e di buona parte della scaletta programmata? Se non sono scoppiata in una crisi isterica da prima donna è solo perché a quel punto ero già troppo stanca per spingermi oltre una posa particolarmente sdegnata. L’unica consolazione è stata che ho potuto sfogare dieci anni di foto vietate ai live e soprattutto ho finalmente scambiato qualche parola dal vivo con uno delle mie guide musicali tra musicisti di cui forse anche voi avete sentito parlare: ho incontrato Maxxeo, che non è scappato con la scusa di dover scrivere uno dei suoi leggendari pezzi su Signor Ponza e I’ll wear it as a badge. Maxxeo mia guida nel pop contemporaneo, sempre.

Tra l’intervista più contrastata dell’anno e il concerto più breve della mia storia concertistica, ci ho infilato anche una puntata alla sfilata Harajuku, dedicata ai vari stili di street fashion giapponese. Dato che qui a lato c’è una colonnina che mostra gli ultimi scatti di Instagram, immagino che la cosa non vi stupisca più di tanto, ma anche qui immaginatemi mentre scatto raffiche di foto con un trasporto che il protagonista di Blow Up se lo sogna.

Domenica 5 novembre 2017

Sono stata seduta tutto il giorno, ebbene sì. Per fortuna/fato/mala organizzazione, quest’anno la gara di cosplay si è svolta al chiuso e più precisamente dentro una chiesa (il che ha fornito degli sfondi inconsueti alle foto). Le cinque e passa ore di sfilata, esibizioni e parentesi di Street Dance Battle in attesa dei risultati sono state durissime già da seduti, quindi non ho nemmeno la forza di immaginare cosa sarebbe successo passandole in piedi sotto il palco principale, a scattare foto.

Giunta a questo punto comincio a sentire anche il peso del post, quindi fate la grazia di non chiedermi quante foto ho scattato stando in seconda fila, seduta e con una visuale quasi perfetta sui cosplayer.

La foto di gruppo dei vincitori della gara cosplay a Lucca 2017

Godendosi da seduti al gara dalla durata tra l’interminabile e l’infinito (una sorta di Sanremo serata finale in salsa lucchese) si ha tutto il tempo di valutare quale siano i trend dell’annata in campo cosplay. A mio modo di vedere, uno dei must have del cosplayer anno 2017 è l’utilizzo delle lucine led colorate per effetti mirabili su armi e armature o per il twist che non ti aspetti durante l’esibizione.

Girando per Lucca confermo che il numero di Nathan e Harley Quinn per km quadro rimane altissimo. Tra le persone con un’intensa passione per le sfide di cucito impossibili, le illustrazioni di Sakizou rimangono un must, mentre in campo video ludico va fortissimo The Witcher. Principesse e villain Disney come se piovesse, mentre in casa Marvel sono molto più quotate le versioni degli outfit degli spillatici (ovvero quel 60% più pacchiane).

Anche nel 2018 continuerò a postare le foto dei cosplayer che si sono lasciati pazientemente fotografare. Per chiudere in bellezza vi metto qualche scatto del gruppo di amiche e magnifiche cosplayer di Sakizou che si sono affidate a me per le foto. Se sono spettacolari è solo merito dei loro abiti e degli scorci lucchesi.

E tu Gardy, ti sarai fatta ‘na foto in questi 5 giorni, no? Eh, in realtà no. Mi sono completamente dimenticata di farmi una foto ricordo che fosse una. Ho solo un paio di scatti fortuiti: un selfie di riconoscimento inviato a Maxxeo per scovarmi nella folla e la foto capolavoro con il mio cosplayer preferito dell’edizione aka il genio che da lontano mi strappò un “ma è in cos da Marò o è vestito da Gigi D’ag?”. Quando ha fatto partire a bomba L’Amour Toujours dalle casse che portava fieramente alla cintura, ho capito che era un fottuto genio e ci ho fatto un’epica foto insieme. Una che forse un giorno avrò il coraggio di postare.

Nota personale: oppure ve lo posso raccontare tutto a voce, con tanto di magliette nerd e haul finale! 

Nota personale 2: se vivete a Lucca sappiate che avete una fortuna che manco i parigini o i milanesi. In uno dei negozi che affittano i loro spazi alle esposizioni nerd varie ed eventuali, quello che normalmente ospita Ladurée, ho visto che vendevano il tè Marie Antoniette e gli altri blend della celebre pasticceria e produttrice dei macaron più quotati del globo terracqueo. Cosa che non succede né in Rue Bonaparte a Parigi né in zona Duomo a Milano. Voi che potete, compratelo con fiducia: é un tè pazzesco, che mi sarei portata subito a casa se il negozio non fosse stato ceduto alle nerdate. Questo esodo dei negozi normali a favore di temporary shop di articoli e gadget otaku (dalle parrucche ai portachiavi passando per action figure, magliette letteralmente qualunque nerdata esistente) è uno degli effetti più impressionanti dell’evento sulla città. 

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