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Non ne aveva fatto mistero David Leitch, lo stuntman diventato regista con l’esplosivo e super cool Atomica Bionda: il suo film era solo vagamente ispirato dalla graphic novel di Antony Johnston. In realtà lo sceneggiatore di Daredevil e Wasteland pare trovarsi particolarmente a suo agio tra spie e nella Berlino divisa in due, perché mentre il film era in corso di sviluppo è stato pubblicato anche un prequel delle avventure di David Perceval BER – 1, ambientato otto anni prima dell’arrivo di Lorraine Broughton nella città più fredda.
Entrambe i volumi  – La città più fredda e L’inverno più freddo – sono pubblicati in Italia da Magic Press Edizioni: ecco cosa dovete sapere a riguardo.


Sebbene la storia di Lorraine Broughton ci sia ormai familiare, si rimane spiazzati nel ritrovarla tra le chine di Sam Hart in La città più fredda (2012), il volume che ha dato i natali al personaggio. La versione originaria della spia del MI6 che atterra nella Berlino in tumulto del novembre del 1989 è lontanissima dall’immagine super glamour e decisamente vistosa che ha acquisito al cinema. Se Charlize Theron è la versione finale, atomica, bionda e che difficilmente passa inosservata, la Lorraine della graphic novel sembra un suo schizzo primordiale, mora, non particolarmente appariscente e capace di passare inosservata. Se insomma non avevate gradito le atmosfere patinata e l’immagine eccessivamente rifinita del protagonisti del film, La città più fredda è quello che state cercando.
Anche lo svolgimento della missione di Lorraine (qui calata in un mondo prettamente maschile e particolarmente misogino) è più scarna e verosimile rispetto all’impegno fisico richiesto all’agente del film.

Lorraine viene scagliata da Johnston in una città di cui parla malamente la lingua, alla ricerca di una fantomatica lista di tutte le spie alleate e nemiche presenti in città, mentre gli uomini di Londra vengono uccisi e il muro rischia di crollare da un momento all’altro.
Lo svolgimento dei fatti e la narrazione divisa tra l’interrogatorio al rientro a Londra e le azioni sul campo berlinese rimangono sostanzialmente invariati, con l’unica eccezione del finale.
Tuttavia il tono scarno e brusco che assumono i personaggi di Johnston e le atmosfere minimali delle tavole di Sam Hart restituiscono sensazioni molto differenti. La città più fredda non vuole rivoluzionare il genere dello spionaggio o cogliere lo spettatore di sorpresa a tutti i costi, quanto piuttosto sublimare alla massima potenza di topoi solidificatisi nel genere. L’unico limite della storia è la scelta grafica di rendere volutamente ambigue le fisionomie dei protagonisti, che emergono a malapena da un’ombra imperante che oscura i loro volti, in netto contrasto con sfondi minimali, che donano leggerezza alla tavola. Certo l’effetto è ambiguo, ma spesso tra i dialoghi rarefatti e la difficoltà di capire chi sia chi, la lettura può risultarne un po’ appesantita.

Tutt’altro discorso merita il prequel uscito nel 2016, L’inverno più freddo. Stavolta al centro della storia c’è un giovane e arrivista David Perceval, appena sbarcato a Berlino e desideroso di fare carriera e stabilirsi definitivamente in città. L’inverno più freddo racconta della rocambolesca missione con cui Perceval ottiene il grado di BER 1 e nomina BER 2 l’amico e spalla James “Jimmy” Gascoine, il cui omicidio innescherà gli eventi che porteranno Lorraine in città.
Protagonista assoluta delle graphic novel è la neve che cade copiosa e senza tregua in una Berlino molto più protagonista e caratteristica del passato, durante l’eccezionale ondata di gelo del 1981. La competizione con il KGB in città è ai massimi livelli e Perceval fatica anche a tenere i contatti con le proprie fonti senza bruciarle.
Una missione  andata male fornirà al suo capo e attuale BER 1 la scusa perfetta per metterlo nei guai e rispedirlo a Londra, affidandogli un compito quasi impossibile.

È giunto in città Petyr Lubimov, un geniale scienziato creatore di composti chimici sulle cui formule il blocco occidentale vorrebbe mettere le mani. Tallonato dal KGB e dal brillante agente sul campo Alexander Blyad, Lubimov sembra inarrivabile: anche prelevandolo, la neve blocca tutti i mezzi di trasporto verso l’Europa, per cui il medico andrebbe nascosto in città per un numero di giorni imprecisato, in nascondigli tutt’altro che sicuri. Quando compare sulla scena anche la misteriosa moglie Di Lubimov, data per dispersa, la faccenda si complica ancora di più.

Viene da sperare che James McAvoy venga arruolato per un film basato su L’inverno più freddo, perché il nucleo narrativo di questo prequel e la sua resa grafica sono una spanna superiori a quelli di La città più fredda. Già in quel frangente era chiaro che il burbero, misogino ma a suo modo romantico Perceval era un personaggio con parecchio potenziale, che qui viene sprigionato alla massima potenza con un gioco sporco tra spie ancor più accattivante del precedente (anche se non bisogna dimenticare che gioca a suo favore il fatto di essere completamente inedito, anche per chi il film lo ha visto). Il risultato è un volume dal ritmo incalzante, divertente da leggere e con protagonisti che tirano duro e giocano sporco, ma che viene voglia di seguire per altri, ipotetici sequel.

Anche alle matite e chine c’è stato un deciso cambiamento, con l’arrivo di Steven Perkins. Il suo stile è più sporco e virile di quello di Hart, ma la sua resa magistrale delle scene d’azione rivela una regia da veterano, che amplifica la portata della sceneggiatura con tutte le potenzialità del mezzo illustrato. Perkins di certo ha un tratto duro e forte da fumetto vecchia maniera, però la sua resa incredibilmente dinamica delle operazioni concitate tra bagni pubblici, rifugi sicuri e strade innevate (vale da solo il prezzo di copertina un mirabolante spezzone con un inseguimento in auto a rotta di collo per le strade innevate di Berlino) contribuisce e non poco a rendere appassionante la lettura degli inizi gloriosi di Perceval a Berlino.

Ho ricevuto dall’editore una copia recensione dei volumi per redarre un’onesta recensione a riguardo; quella che avete letto.

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