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Ora che anche voi avete potuto vedere Suspiria di Luca Guadagnino, ecco una chicca un po’ spoiler da Venezia 75: la trascrizione e traduzione della conferenza stampa a seguito della prima mondiale del film, alla presenza di gran parte del cast tecnico e artistico del film.

La conferenza stampa si apre con la lettura, da parte di Tilda Swinton, della lettera inviata da Lutz Ebersdorf, presunto interprete del dottor Jozef Klemperer*.

Tilda Swinton: Buongiorno, questo è il messaggio di un collega che purtroppo non può essere presente ma che ha mandato a tutti voi un messaggio.

Agli stimati signori e signore membri della stampa,
sono molto spiacente di non poter essere presente. Sono una persona riservata, che preferisce rimanere tale.
Per creare il personaggio del dottor Klemperer, l’illusione è frutto del lavoro dei miei colleghi, non del mio. Quando Luca mi ha proposto di interpretare questo ruolo, gli ho chiesto perché avesse scelto proprio me con tanti possibili interpreti qualificati disponibili. Mi disse che al pubblico sarebbe piaciuto vedere una faccia nuova e io pensai “perché no? Potrebbe essere divertente”. Lo è stato.
Sebbene abbia il forte sospetto che Suspiria sia l’unico film in cui apparirò, dato che non amo svegliarmi preso la mattina, è stato per me un privilegio lavorare al fianco di Jessica Harper, di cui da tempo ammiro la cortesia e di cui non scorderò mai la gentilezza.
Non riesco a pensare nella nostra storia recente a un momento in cui si è sentita con più urgenza la necessità di ricorrere a noi stessi i pericoli delle illusioni, le insidie del pensiero di gruppo dalle dubbie fondamenta etiche e di quanto si possa scivolare con facilità in un’istanza folle di separatismo.
Io mi sono ritirato dalla professione psichiatrica, ma consiglio vivamente a chiunque tra voi si senta tentato da questi movimenti di rivolgersi a un buon terapista. Riflettere su sé stessi non è mai tempo perso.
Con i miei più cari auguri a voi tutti, Lutz Ebersdorf.

Dopo Chiamami col tuo nome, un film sulla scoperta della vita e dell’amore, possiamo considerare Suspiria un film sulla scoperta della morte?

Luca Guadagnino: Diciamo che Suspiria è un film sul terribile; quello che troviamo nei rapporti interpersonali, quello che troviamo nel femminile e nella Storia.

Ci puoi dire qualcosa sull’utilizzo della danza e della tua concezione della stessa? Madame Blanc a riguardo dice che non deve essere bella ma deve colpire con forza.

LG: Mi sono dimenticato la domanda perché sono un po’ emozionato. (ride)
Non sono un grande esperto di danza, ma la amo profondamente. È un piacere straordinario vedere questo genere di artisti esprimersi a teatro e non solo. Nel caso specifico, abbiamo avuto lo straordinario privilegio di poter lavorare con un grande coreografo che è qui presente, Damien Jalet. Volevo fortemente che in questo film la danza non fosse un mero orpello ma fosse un personaggio, un linguaggio, in questo caso della trascendenza e della magia.

Ci puoi dire qualcosa sul design degli ambienti di Suspiria?

LG: Sono stato davvero una spina nel fianco del production designer del film. Inbal Weinberg ha saputo tenermi testa, è stato una valida avversaria: io d’altronde sono arabo, lei è israeliana, siamo molto appassionati. Sono rimasto molto impressionato dal set di simboli e immagini che aveva messo insieme per me durante il nostro primo incontro. Entrambi eravamo convinti che le radici visive del film fossero nel modernismo tedesco, che avesse fondamento nello stile degli anni ’70.
Tutte e due tendiamo al perfezionismo, vogliamo ridurre tutto all’essenza stessa del discorso.
Abbiamo girato il film in un hotel abbandonato nella zona montuosa di Varese, costruito alla fine del diciannovesimo secolo, quindi con queste influenze Art Nouveau. Mi è sembrato bellissimo, così imponente, alto, perfetto per popolarlo di così tanti personaggi senza dare quell’impressione di soffocamento. Dovevamo solo smorzare l’Art Nouveau e arricchirlo degli elementi modernisti. L’abbiamo fatto con l’aiuto di Merlin Ortner e Monica Sallustio, i nostri art director. Hanno trovato questi oggetti dimenticati in angoli remoti della Germania che hanno reso davvero vivo il set.

E Dario?

LG: Ahhh, Dario, ovviamente tutti noi amiamo Dario. Dario! Non saremmo qui senza di lui. Posso davvero tramutarmi in uno stalker degli altri registi, ma lui è davvero un mio punto di riferimento, da sempre.
Ho un piccolo aneddoto. Dopo aver visto Suspiria, ovviamente ho visto anche il resto dei suoi film. Avrò avuto 15 anni, ero molto giovane, vivevo a Palermo. Ero un suo estimatore. Qualcuno un giorno chiamò mia madre e le disse che Dario era in città, in un dato ristorante. E io ci andai subito e lo fissai dalla vetrina, con le mani appoggiate al vetro. Lui fu così gentile da parlare con me: Dario è una persona così gentile da parlare con un adolescente che lo fissa mentre mangia al ristorante.

Perché avete scelto la Germania degli anni ’70 come ambientazione per il film?

David Kajganich: Abbiamo pensato che sarebbe stato il contesto politico perfetto, che richiamava anche la cornice del film di Argento. Per il sottotesto politico che avevamo in mente, quale miglior setting della Berlino divisa?

LG: Il 1977 poi è stato un anno importantissimo per il movimento femminista, in particolare per l’Europa. Ci sono state tante proteste e cambiamenti in Francia e in Italia. A differenza degli Stati Uniti, in Europa l’istanza femminista non chiedeva la parità tra i generi, ma chiede il riconoscimento in chiave positiva e rivalutativa della differenza tra gli stessi.

Volevo chiedere a Tilda come è stato interpretare i suoi due ruoli?

Quali due ruoli? Io interpreto Madame Blanc, vi ho letto prima la lettera del mio collega.

Come è stato lavorare con Luca?

Jessica Harper: Personalmente ho amato lavorare con Lutz Ebersdorf, anche grazie alla direzione di Luca. Come ho già avuto modo di constatare lavorando con lui in tanti film, ha un’incredibile capacità di veicolare le emozioni più forti su grande schermo. È una persona molto gentile e un regista che ti avvolge in una sorta di abbraccio mentre si gira.

Mia Goth: È stata un’esperienza incredibile lavorar con lui, è quel tipo di persona con cui ti senti al sicuro mentre gli proponi le tue idee, sai che ti dirà sì o no ma solo dopo aver preso in seria considerazione ciò che gli dici.

Dakota Johnson: Questa è la seconda volta che lavoro con Luca e anche io mi sento molto al sicuro quando vengo diretta da lui. A questo punto lo conosco così bene che mi sento sicura ad affrontare ogni tipo di scena. Poi Suspiria è un film è che parla di un gruppo di donne che ha a che fare con qualcosa di misterioso e magico; mi piace questa vena mistica e magica, sono temi che mi affascinano molto.

TS: A questo punto io e Luca abbiamo un catalogo di film realizzati assieme. Lavoriamo con agio tra di noi, ma sotto traccia è come se ci sfidassimo a vicenda ad andare oltre i confini di quanto già fatto, a fare cose mai fatte prima.

Chloë Grace Moretz: Luca mi ha messo subito a mio agio sin dall’inizio e mi sono sentita guidata e stimolata ad interpretare il personaggio. È capace di spingerti oltre i tuoi limiti sul set, ma solo per farti credere in te stessa.

È la prima volta che lavora a una colonna sonora e la OST originale di Suspiria è davvero iconica. Come si è approcciato a questa sfida?

Thom Yorke: Sì, conosco il lavoro dei Goblin ed è così intenso da essere iconico. Essendo anche uno straniero, non c’era davvero la possibilità di rifarmi a quell’immaginario, di tentare di replicarlo. Ho tentato di andare in una direzione completamente differente, mantenendo l’elemento della ripetizione che caratterizzava la colonna sonora originale. Ho cercato di creare con le mie ripetizioni una sorta di incantesimo. Raramente ho avuto così tanta libertà creativa, l’ho esplorata fino in fondo.
Ho esplorato il rock europeo di quel periodo e ne ho integrato gli elementi all’interno del risultato finale.

Quanto la figura del femminile in Fassbinder ti ha influenzato per questo film?

LG: Direi al 100%. Fassbinder è un grande maestro della crudeltà con personaggi femminili incredibili: donne tormentate, mai riconciliate, mai vittime e mai sconfitte. Sono maestre di crudeltà ma senza essere sfacciate.

Ho letto che hai sentito il bisogno di andare in terapia dopo aver girato il film. È vero?

DJ: Non sono mai andata in terapia e non credo ci andrò mai. Quello che posso dirti è che sono una persona molto “porosa” e assorbo molto i sentimenti delle persone intorno a me, perciò quando giro film così intesi e oscuri, l’esperienza è quasi traumatica.

Nelle coreografie e nel personaggio di Blanc del film ho rivisto molti rimandi e movimenti di Pina Bausch. È un omaggio voluto?

LG: Il nostro coreografo è il figlio di Pina Bausch. Quel che posso dire da regista è che abbiamo lavorato su molti codici e dal punto di vista estetico. Lo abbiamo fatto tutti insieme: io, Tilda e Giulia Piersanti, la straordinaria costumista del film. Di certo c’è molto di Pina nel nostro personaggio.

DK: Quando stavo facendo delle ricerche per la sceneggiatura, mi sono concentrato sulle coreografie di Pina Bausch e di altri artisti la cui danza non fosse immediatamente collegabile a sentimenti e sensazioni di allegria e gioia. Di fatto la nostra danza doveva essere un mezzo per lanciare incantesimi, perciò si è rifatta a chi l’ha utilizzata come un vero e proprio linguaggio.

TS: Io mi sono rifatta molto a Robert Helpmann per quel senso di ego, carisma qualcosa di terribilmente andato storto che emana la coreografia di Scarpette rosse.

Suspiria parla di un gruppo di donne che si mette insieme per amplificare il proprio potere. Cosa ne pensi del #MeToo?

LC: Dal mio punto di vista di uomo ed europeo è qualcosa di profondamente femminile e americano. Per me è stato un passaggio da cui non si potrà tornare indietro, una presa di coscienza. Suspiria è stato fatto prima, ma spero che questa mia opera, le passate e le future partano sempre dal presupposto di non dover mai utilizzare il proprio potere per schiacciare l’altro.

* Come attestato dalle prime foto dal set, a interpretare il ruolo è in realtà Tilda Swinton stessa, utilizzando un make up apposito che la invecchia e rende più virile. La Swinton è l’interprete di almeno tre personaggi: il dottore, Madame Blanc e Markos, anche se in più di uno spettatore sostiene che interpreti anche la strega con gli occhialoni che si toglie la vita poco dopo la votazione della congrega per stabilire chi sarà la nuova guida. EDIT – La strega con gli occhialoni la fa Sylvie Testud, dicono dalla regia.

2018 – un anno vissuto guadagninamente

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