Tag

, , , ,

Almeno una volta l’anno mi capita di imbattermi in un romanzo inglese simile a La sirena e Mrs Hancock, esordio letterario di Imogen Hermes Gowar. Omogenea per genere, stile, provenienza e ambientazione, persino per veste grafica che difficilmente passa inosservata, la pattuglia inglese dei romanzi dalla più o meno accurata ricostruzione storica non manca mai di mandare uno dei suoi emissari dalla terra d’Albione alle librerie nostrane.
Romanzi come Il miniaturista e Il genio e il golem hanno spesso fatto la fortuna delle scrittrici sì, ma anche delle piccole e medie case editrici italiane che ci hanno messo su le mani e sono riuscite a trovare loro un discreto pubblico, silenzioso ma alla costate ricerca di romanzi storici ma dal piglio commerciale e dalla lettura facilmente accessibile.
Stavolta invece scende in campo un gigante editoriale come Einaudi, che colloca il romanzo nel mezzo dello zibaldone che è ormai diventata la collana Supercoralli. Se la veste grafica ricalcata sulla falsa riga di quella inglese si rivela ben più spartana per risutato finale, a impreziosire davvero il volume ci pensa la traduzione di Monica Pareschi, che rende ricca e suggestiva la lettura di un romanzo davvero bizzarro.

Non è tanto il contenuto di La sirena e Mrs Hancock a renderlo un’esperienza difficilmente classificabile, quanto una disomogeneità che ne caratterizza lo stile e gli esiti. A inizio romanzo ci troviamo nei sobborghi della Londra georgiana del 1785, in una cittadina costiera dimora di costruttori di navi e mercanti. Tra di loro c’è anche Jonah Hancock, una malinconica voce narrante a metà tra Zio Paperone e il signor Norrell di Jonathan Strange e Mr. Norrell.
Di fatto sarà lui il personaggio più riuscito del romanzo, diviso tra paure e ambizioni piccoli borghesi e la malinconia struggente per una moglie deceduta ma soprattutto per un figlio mai avuto di cui vede il fantasma ovunque. Hancock è un mercante con una nave che non dà notizie, un uomo meticolosissimo con il proprio denaro, in bilico tra l’essere economo e l’essere tirchio, decisamente poco propenso al rischio finanziario. D’altronde ha una nipote che vive con lui da maritare, la famiglia della sorella a cui badare, un’immagine rispettabile da mantenere di fronte alla sua comunità cittadina e nessuno stimolo per uscire dal tran tran dimesso in cui si è rintanato.

Un uomo del genere fatica a capire il tesoro che si ritrova tra le mani quando il capitano della nave di cui non si aveva notizia si presenta alla sua porta senza veliero e senza soldi, scambiati per un esserino mostruoso che somiglia a un cadavere di sirena mummificato. Passata l’iniziale disperazione, un po’ grazie a consigli di menti più avventurose, un po’ perché della sua disperante sicurezza quotidiana forse in fondo in fondo ha noia, Hancock trasforma il colpo di testa del suo capitano nel suo insperato salto di qualità. Dopo qualche intoppo l’esposizione della sirena diventa un’affare e una sensazione a Londra. Hancock però rimane un uomo profondamente borghese, che preferisce una buona proposta finanziaria a un azzardo tirato per le lunghe. Ottenuta un’insperata ricchezza, dovrà resistere anche alle sirene di Angelica, una bellissima cortigiana che tenta controvoglia di sedurlo su ordine della sua mezzana.

Angelica è l’altra protagonista del romanzo, espressione di un’altra classe lavoratrice che si contrappone al mondo decadente ma ancora influente dell’aristocrazia: quella delle prostitute d’alto bordo, divise tra una libertà di movimento e azione impensabile per le altre donne nella società e il costante pericoloso di finire a condurre una vita miserabile. Da giovane Angelica ha puntato sul cavallo sbagliato: l’uomo che la manteneva è morto senza lasciarle un soldo, costringendola a stare lontana dalla società e quindi a trascurare la sua rete di connessioni. Così la protagonista, ancora bellissima ma con l’orologio della gioventù che ticchetta impietoso, si ritrova a dover rientrare nel modo delle prostitute d’alto bordo da battitrice libera, collaborando di malavoglia con la sua mammana di un tempo.

Suona come l’avvio di un romanzo ispirato da queste magnifiche opere truffaldine, mummie di sirene, falsi d’autore ritenuti autentici all’epoca. Invece il tomo macina un bel centinaio di pagine prima che i suoi due protagonisti s’incontrino. Infatti la sfida lanciata da Angelica al signor Hancock e sintetizzata dal titolo sibillino avrà luogo ben oltre la metà dello steso. A riempire buona parte di quello che sembrerebbe un semplice romanzo storico d’ambizioni commerciali ma dalla scrittura curata e a tratti sorprendente per un esordiente è la passione per il dettaglio storico incastonato nel fluire della storia con grande periziaì. Nonostante sia attiva su Twitter, di Imogen Hermes Gowar non si sa poi molto, ma è palese come i suoi studi accademici siano stati guidati da una passione genuina per la storia, in particolare per la ricostruzione del contesto quotidiano su piani trascurati dalla grande Storia ufficiale.

Tra i momenti più riusciti della prima parte del romanzo per esempio c’è quello in cui l’autrice ci trascina in una pasticceria di grido al fianco di Angelica e di una sua amica ed ex collega ormai sposata, tessendo nella stessa scena qualche sviluppo della trama, una deliziosa descrizione dei dolciumi dell’epoca, la moda esotica degli ananassi e uno spaccato di come si conducesse una cortigiana (o un ex cortigiana) in un luogo pubblico e in un contesto rispettabile.
A fare da contraltare a questa scena c’è un passaggio altrettanto stimolante che si consuma nelle stanze private di un bordello, in cui Angelica e le sue compagne inscenano una magnifica rappresentazione teatrale e orgiastica a tema sirene e marinai, per il sollazzo dei lord presenti e per l’assoluto sconcerto del probo Hancock.

Il passaggio più sconcertante del romanzo è però il suo momento di rottura, un quasi finale che invece di chiudere la vicenda, la espande in una direzione dai toni e persino dal genere molto differente. Per chi recensisce il libro di fatto è molto difficile parlarne senza dare importanti anticipazioni, dato che si tratta delle fasi più avanzate della storia. Mi limiterò a dirvi che nel suo spezzone finale La sirena e Mrs Hancock smette di essere un romanzo dalla vocazione storica e diventa qualcosa di differente, che pesca in ambiti contigui al genere fantastico. Che poi immagino sia il motivo per cui Einaudi mi ha spedito una copia staffetta dello stesso. In realtà non si può nemmeno propriamente definire come un romanzo storico dalla virata fantasy inaspettata perché l’elemento non pienamente reale che getta scompiglio nelle (nuove) vite dei protagonisti è tanto inafferrabile tra le pagine del romanzo quanto allegorico per chi legge.

Amando le storie molto malinconiche e cupe, ho quasi preferito la seconda parte alla prima, anche perché è piuttosto raro che romanzi dalle rampanti protagoniste femminili come Angelica si prendano la briga di trovare loro uno scopo e un senso quando l’età o la contingenza le priva del loro contesto frivolo e peccaminoso che le rende tanto affascinanti. Tuttavia il cambio di passo e direzione è davvero troppo repentino ed è difficile superare lo shock, l’impressione che il romanzo abbia mutato natura mentre se ne sfogliavano le pagine. Quello che è veramente importante è ciò che è stato o ciò che è diventato, è la scalata borghese verso il successo o il matrimonio come difficile equilibrio tra rifugio sicuro e patibolo di ogni speranza giovanile? Difficile a dirsi.

Quello che è invece certo è che, seppur dotata di talento sia per la scrittura, sia per la ricostruzione storica, sia per certe riflessioni non proprio banali sul matrimonio di convenienza e convenzione, Imogen Hermes Gowar sacrifichi molto nella sua virata narrativa. A conti fatti gli unici personaggi davvero risolti o comunque in grado di sopravvivere la brusco cambio di rotta senza contraddizioni interne sono Angelica e Hancock. Nella pletora di comprimari che si affacciano sulla scena però c’erano personaggi assai interessanti abbastanza buttati via.
In particolare mi ha un po’ infastidito come un paio di personaggi femminili siano strategicamente piazzati per fare un certo tipo di discorso diciamo pure femminista, salvo poi essere messi da parte o risolti malamente. Mi riferisco alla nipote di Hancock, bruttina ma dotata di grande senso degli affari, che diventa poco più di un’ombra, e alla prostituta non caucasica che a ben vedere avrebbe potuto persino essere lei la protagonista della storia. Invece dopo averla inserita a mo’ di scudo contro quanti immancabilmente lamentano l’assenza di personaggi non caucasici in qualsiasi scritto ambientato dalla preistoria in poi e a qualsiasi latitudine, fino a farla diventare un personaggio autenticamente interessante – lei dai natali prestigiosi ma finita a fare la cortigiana nel mucchio delle donne “esotiche” e degli stranieri tutti uguali in quanto diversi dallo standard inglese – salvo poi allontanarla, quasi punirla e poi risolverla senza un vero e proprio senso.

Lo leggo? Tutto sommato La sirena e Mrs. Hancock si è rivelata una lettura piacevole, ancorché parecchio discontinua. Forse manca ancora un pezzo di storia o forse sono due romanzi che convivono a fatica tra la prima e la quarta copertina. L’esperienza di lettura è bizzarra, di certo ricca di spunti e passaggi interessanti, ma non mi sentirei di consigliarla a prescindere, un po’ per il genere particolare in cui si inserisce, un po’ perché nella seconda parte la storia si fa inaspettatamente cupa e malinconica ed è un passaggio che potrebbe scontentare molti. Tra i libri di questo tipo che ho letto negli ultimi anni però è quello più di sostanza: sono abbastanza curiosa di vedere cosa combinerà l’autrice con il suo stile tumultuoso e imprevedibile.

La sirena e Mrs. Hancock di Imogen Hermes Gowar, Einaudi Stile Libero, 2019, 426 pp., 22 euro.

✦L’EDITORE MI HA FORNITO UNA COPIA DEL ROMANZO A TITOLO GRATUITO PER REDARRE UN’ONESTA RECENSIONE; QUELLA CHE AVETE APPENA LETTO.
✦cliccando sulla copertina del libro aprirai un link Amazon che rimanda al programma di affiliazione: se compri qualcosa attraverso lo stesso, riceverò una piccola commissione.