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Perché mo’ ci stanno pure i divorzi gay? Che ci volete rubare ancora, i mercoledì di Champions? sbotta Michela Giraud nei panni di sé stessa in un passaggio di Maschile singolare.
Una battuta che contiene in maniera inconsapevole la principale colpa del film e un sintomo dilagante nella rappresentazione queer su grande e piccolo schermo: la voglia di appropriarsi di un immaginario finora appioppato al femminile eterosessuale cisgender riguardante la sfera emotiva e romantica.
Se il traguardo è la parità di rappresentazione in quel romanticismo stereotipato e irreale da commedia romantica per donne (immaginario costruito da uomini), allora forse è il caso di rivedere il tragitto fatto sin qui.
Da donna eterosessuale amante del genere ma con una certa voglia di sbarazzarmi io stessa dei cliché della commedia romantica, mi viene da chiedermi: siete sicuri di volerle? Commedie dagli stilemi così duri a morire che il genere stesso è imploso su sé stesso per incapacità di rinnovarsi?

Non far la morale alla fantasia sentimentale

Da una parte li deridiamo, dall’altra i cliché romantici sono elementi fondativi di pellicole a loro volta angolari nell’immaginario pop di più di una generazione. Qualche tempo fa una nuova messa di onda di Grease! nel mondo anglofono aveva suscitato sconcerto, scalpore e rabbia per la visione datata e retrograda delle protagoniste del film e della sfera sentimentale dei protagonisti. Giova ricordare che Grease! sin dalla sua uscita (1978) si è posto come film scacciapensieri e reazionario rispetto a visioni ben più forti di sessualità e ricreazione nel mondo giovanile come La febbre del sabato sera (1977). Le due facce del sexy ballerino John Travolta, violento maschilista nel branco o bisbetico maschilista da redimere. Se la soluzione è liquidare il tutto con un ok, boomer, conviene già pensare adesso a cosa scatenerà tra qualche decennio una replica di un super cult come Le pagine della nostra vita (2004) e Io prima di te (2016). Sicuri sicuri di voler tentare la fortuna con un La La Land?

Guardare alla rettitudine morale e alla coerenza etica dell’immaginario romantico è una missione suicida. La fantasia sentimentale e sessuale ha una nota trasgressiva che per venire soddisfatta va spesso contro il normativo. Non è necessario inoltrarsi in territori di latex e kink: basta solo immaginare un certo tipo di rapporto di forza tra le parti in gioco per sentire la femminista che è in noi fare no no no col ditino. Esplorare una fantasia attraverso la fiction spesso vuol dire infrangere un tabù o una convenzione sociale, addentrandosi in territori che nella realtà sarebbero nell’ordine ambigui, problematici, proibiti, perseguibili a norma di legge.

I tre protagonisti del film discutono in panetteria
Adler

Nel momento in cui ciò che una volta rientrava nel territorio della normalità auspicabile assume le sfumature di una vaga problematicità di fondo (ciao matrimonio borghese, religioso e monogamo!) ecco che si crea un mix esplosivo: un romanticismo che i film con cui siamo cresciuti ha ritratto come desiderabile che improvvisamente acquista le sfumature del vagamente controverso. L’abbraccio del cheesy, il brivido del controverso in un unica commedia sentimentale. Una formula finalmente applicabile anche all’universo queer…finalmente?

Eterocliché, cliché queer

Qui torniamo a Maschile singolare, un film d’esordio diretto da Alessandro Guida e Matteo Pilati che parte da un legame gay durato dalle scuole medie ai trent’anni e si trasforma in una debole ricerca d’indipendenza personale, lavorativa e sentimentale. A metà film mi sono dilettata in un esercizio che ultimamente mi capita spesso di fare: mi sono chiesta se quello che stessi vedendo potesse essere definibile come yaoi. L’immaginario queer del film è così stereotipico, i cardini attorno a cui ruota così figli della commedia romantica per donne che ho faticato davvero sentirci dentro un alcunché di queer.



Se non sono la persona giusta per parlare di vissuto queer, sono indubbiamente la persona a cui rivolgersi per parlare di immaginario omosessuale creato da donne per donne, aka il mondo delle fanfiction, delle ship e degli yaoi. La vicinanza alla commedia romantica classica di Maschile singolare – per giunta a quella parecchio datata – rasenta la sovrapposizione. Personalmente ritengo che sia passato il momento in cui la sostituzione di ruoli femminili cisgender con controparti queer apporti alcunché di innovativo, ma il punto è: chi ci guadagna calandosi in situazioni e cliché che non hanno fatto bene alla rappresentazione delle donne nella società e al cinema?

Antonio e Luca in panificio pronti al ciak
Adler

Quel che è peggio è che Maschile singolare tira dentro anche un cliché fortissimo da un certo tipo di datata rappresentazione cinematografica queer verso cui la stessa comunità è diventata molto, molto insofferente. Lo è verso la sua stessa presenza, talvolta in maniera arbitraria, figuriamoci quale può essere la reazione qui, in cui questa carta viene calata sul tavolo in maniera improvvisa, poco contestualizzata, per smuovere le acque e per aprire una scorciatoia furba verso il finale.

Budget singolare

A livello cinematografico non è tutto da buttare, ma è anche difficile capire cosa salvare in un progetto che soffre della cronica assenza di fondi. Il film appare nudo, privo di una colonna sonora vera e propria e di un montaggio che tiri fuori il meglio dal girato. Molto è condonabile considerando la natura stessa della pellicola, le figure registiche e attoriali che l’hanno tirata su e tutti i limiti del caso. Tuttavia mi è anche sorto il dubbio che ci sia una certa incapacità di sfruttare al massimo uno scarso budget: se penso a Favola di Sebastiano Mauri (sempre per rimanere in zona queer) non credo che girassero molti più soldi (anzi), ma tutto il progetto era calibrato al millimetro per raggiungere un certo grado di raffinatezza.

Mi viene in mente anche un I figli della notte (2016) di Andrea De Sica, sempre per rimanere nel territorio del cinema di sussistenza e di film in cui il pubblico femminile può vederci cose. Certo lì c’era di mezzo 01 Distribution, la capacità economica di pagare i diritti ai Matia Bazar per un brano come Ti sento, ma rispetto a Maschile singolare si respira aria di blockbuster. E stiamo pur sempre parlando di un film con un audio registrato in presa diretta così tremendo che va visto con i sottotitoli…che ho attivato anche per Maschile singolare, a tratti quasi inudibile. Eppure c’è una prova schiacciante di come avrebbe potuto essere più accattivante Maschile singolare: il trailer, che sfoggia un ritmo e una vivacità inesistenti con il montaggio della pellicola.

Denis e Antonio si scambiano una lunga occhiata
Adler

Tirando le somme a distinguere l’immaginario romantico cinematografico femminile e queer cosa dovrebbe essere: un atteggiamento appena più esplicito (ma ben lontano dall’essere trasgressivo), la regola dell’amico (gay) e la spalla comica, evolutasi dall’amico gay all’amica etero?

Se Chiamami col tuo nome è considerato da taluni “un film gay per etero” il mio forte dubbio è che Maschile singolare e tutta una pletora di film simili visti di recente siano “commedie gay universale”. Love is love, d’accordo, ma davvero le esperienze sentimentali e la loro rappresentazione sono così sovrapponibile e scambiabili? O ci stiamo rifacendo a un modello irrealizzabile e per giunta dettato da qualcun’altro? Il dubbio l’avevo già con Your Name Engraved Herein e continua a tormentarmi.

D’altronde fare la morale al fantasticheria è una perdita di tempo, però continuo a chiedermi: in un mondo paritario ancora lontano davvero il pubblico queer vuole condividere con noi il fardello di questo genere di commedie romantiche?

Maschile singolare (2021) è disponibile su Amazon Prime Video.