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In rigoroso ordine di visione, con tanto di voto in stellette, pagelle e recensioni lampo, scritte all’uscita dalle proiezioni, dei film visti di Venezia 78. Quali film mi sono piaciuti e quali, il concorso, qualche incursione tra Giornate degli Autori, sezione Orizzonti e Fuori concorso, al netto di un paio di film in cui ero presente ma il sonno mi ha vinto.

[AGGIORNATO AL 31 AGOSTO 2021]

Il manifesto della Mostra del cinema

MADRES PARALELAS di Pedro Almodóvar(Fuori concorso) 🌟🌟🌟🌟

Due donne si ritrovano a partorire insieme nella stessa stanza di ospedale. Una è una fotografa quarantenne per cui la gravidanza è una benedizione tardiva e insperata, l’altra è una minorenne di condizione agiata ma trascurata dai genitori che esce da una situazione drammatica. Mentre le due neonate crescono, le vite delle due madri si intreccia all’improvviso, con sullo sfondo una Spagna che vuole sistemare i conti in sospeso con il suo difficile passato.

Dolor y Gloria non è stato un unicum: a 71 anni suonati, Pedro Almodóvar è in uno stato di grazia. Meglio di così non si poteva cominciare questa Venezia78. Il regista spagnolo attira il suo pubblico con una Penelope Cruz sensuale e molto reattiva nel ruolo della matriarca per vocazione, promettendo i suoi cavalli di battaglia (maternità e queerness). Promesse mantenute (e bene) per poi sorprendere il pubblico con un film politico, pasionario, di denuncia. Compagno Pedro ha 71 anni e continua a dare punti a quasi tutti, proclamando che la guerra in Spagna non è finita, non fino a quando centomila cadaveri di dissidenti rimangono nelle fosse comuni, in un paese diviso tra memoria e la voglia di scrollarsi di dosso il passato e le responsabilità. Rimango scettica sul digitale per le cromie almodovariane (still, vivrei in una casa qualunque di quelle da lui arredate per il film). Dopo The Human Voice, Pedro rimane nel mondo del lusso, piazzando product placement di alta gamma come nessuno mai (penso alla scena di Penelope fotografa che fa nature morte per una rivista di moda). Bellissima Milena Smit, che comunque se la cava a recitare, ma buca lo schermo con la sua bellezza delicata, francese.
Un pensiero che mi è venuto in sala: questo film è sorprendentemente giocato sul versante eterosessuale, ma gli intercorsi amorosi etero sembrano girati quasi per sentito dire, didattici, mentre quelli queer hanno dentro una tenerezza e un’autenticità che già gli conosciamo. Domanda: le tende bianche svolazzanti metafora dell’orgasmo al cinema, chi l’ha deciso?
Dolor y Gloria non è stato un momento: Pedro è in continua evoluzione e definizione, quindi anche qualche aggiustatura in corsa (la scena sul denunciare gli stupri buttata un po’ lì) ci sta. [RECE]

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