Recensionando / Copia originale

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Copia Originale - PosterRischia di fare la figura del film di nicchia che non è Copia Originale, nel mezzo di un manipolo di film da Oscar ben più noti al grande pubblico, in un annata in cui per quanto riguarda la selezione di film da nominare l’Academy sembra essersi concessa un molte più scelte sul versante popolare e mainstream. Che è un modo gentile e obliquo per dire che quest’anno si è dato il via libera a un tot di film molto popolari ma che son ben lontani dall’avere il livello qualitativo necessario ad essere tra i migliori prodotti dell’annata. A sorpresa Copia originale, pur essendo un biopic di stampo classico e senza troppi fronzoli produttivi, ci va molto vicino ad esprimere quel livello qualitativo che ci si aspetterebbe da un candidato alle maggiori categorie dell’Academy. Il merito è da imputarsi principalmente a una coppia di attori dall’ottima chimica, alle prese con personaggi davvero lontani dalle consuetudini cinematografiche odierne, ruoli davvero a tutto tondo che esaltano le loro potenziali altrove spesso sottoutilizzate.

Attenzione a qualche piccolo [SPOILER].

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Recensionando / La pista di ghiaccio di Roberto Bolaño

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Roberto Bolaño è morto nel 2003 con la speranza che il suo romanzo capolavoro, 2666, venisse diviso in cinque volumi e contribuisse in maniera sostanziale a sfamare i suoi eredi. Un calcolo materialista sì ma figlio dell’esperienza di un uomo che ha trascorso la sua vita tra una miriade di lavoretti e impieghi saltuari, la cui opera letteraria è divenuta la sua attività primaria solo dopo molti libri e tante delusioni personali.
Bolaño è morto dopo aver trascorso gli ultimi anni in maniera appartata, lontano dal clamore della ribalta che lo chiamava sempre più, forse scottato irrimediabilmente dai tanti rifiuti, dalle troppe alzate di spalle. Se ne è andato sapendo di essere amato e apprezzato, ma inconsapevole che da lì a 15 anni il suo nome sarebbe stato il più osannato e riverito dell’intero Sud America nel panorama della letteratura high brow. Le sue opere dimenticate si sarebbero tramutate in gemme preziose, lette tanto quanto i romanzi che lo hanno lanciato a livello internazionale. La pista di ghiaccio, un esordio stampato in qualche decina di copie e scomparso poco dopo, si sarebbe trasformato in una delle fonti d’ispirazione per un nuovo caposaldo del racconto fittizio e letterario della violenza e del crimine.

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Riflettendo / Cold War e La La Land sono lo stesso film

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Varsavia è la Parigi dell’Europa dell’Est.
Cold War, il film di Paweł Pawlikowski candidato a tre premi Oscar, è il La La Land autoriale ed europeo. Sfida dialettica di un lezioso post del sabato pomeriggio? Pura vis polemica? Boutade cinematografica da blog di provincia? A voi la scelta, ma prima permettetemi di citare l’immortale attacco argomentativo di Emanuele di Tutti pazzi per amore e… seguite il mio ragionamento.
Cold War non è affatto il film pesantone polacco che pensate, anzi, è un’opera struggente che rende palese la nostra intossicazione da sentimenti e sentimentalità statunitensi.
Attenzione, il post è a rischio [SPOILER], facendo riferimento diretto al finale di Cold War.

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Cineriassuntone settimanale #7 / Alita, Un’avventura, La vita in un attimo, La paranza dei bambini, Un valzer tra gli scaffali

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Eccoci al settimo, romanticissimo appuntamento con il cineriassuntone settimanale, in cui vi racconto in breve i film in uscita il 14 febbraio 2019, vi consiglio cosa andare a vedere e cosa evitare come la peste e vi rimando ad opinioni della sottoscritta più dettagliate nel caso vogliate indagare ulteriormente. La settimana di San Valentino non perdona, ma tra i tanti mali almeno si può scegliere il minore. 

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Cineriassuntone settimanale #6 / The Mule, Tramonto, Il professore cambia scuola, Le nostre battaglie

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Eccoci al sesto, ritardatarissimo appuntamento con il cineriassuntone settimanale, in cui vi racconto in breve i film in uscita il 7 febbraio 2019, vi consiglio cosa andare a vedere e cosa evitare come la peste e vi rimando ad opinioni della sottoscritta più dettagliate nel caso vogliate indagare ulteriormente. Mi perdonerete, ma ero la settimana di Sanremo non fa prigionieri. 


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Recensionando / Dragon Trainer: il mondo nascosto

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Con tutte le dovute proporzioni qualitative del caso, questo terzo capitolo di Dragon Trainer mi ha portato più volte a fare paragoni con la trilogia della concorrenza, Toy Story. È quel genere di associazione mentale che di per sé è già lusinghiera e lo diventa ancor di più considerando che nella battaglia del cinema d’animazione statunitense Dreamworks ha sempre ricoperto il ruolo di studio più tradizionale e familista, sempre all’inseguimento dell’apripista Pixar.
Come ci cambia la vita, con Pixar inglobata della multinazionale più familista di tutte e Dreamworks improvvisamente sfavillante e innovativa, almeno per contrasto con il terzo soggetto nato e velocemente cresciuto (come una graminacea particolarmente invasiva, verrebbe da dire) nello stesso ambito: Illumination Entertainment. Lo splendore del primo capitolo rimane inarrivabile per Dragon Trainer: il mondo nascosto, ma non significa che non riesca e divertire e a ispirare un paio di considerazioni interessanti.
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Recensionando / Il primo re

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Il primo re è tutto quello che siamo abituati a rimproverare al cinema italiano di non essere. Quello di Matteo Rovere è un progetto già impressionante sulla carta, con una sfilza incredibile di numeri e dati che ne manifesta l’ambizione sconfinata nell’orizzonte ristretto del nostro panorama cinematografico.
Nove milioni di euro raccolti per produrre il film, cinque mesi di preparazione fisica e linguistica per gli attori e di ricerca e allestimento dei set per le maestranze in giro per il Lazio, una schiera di linguisti, semiologi, archeologi e studiosi della Sapienza di Roma impegnati a garantire il massimo rigore storico a questo kolossal mitologico sulla fondazione di Roma.
Della grandiosità dei risvolti d’azione e realizzazione di Il primo re ho già parlato ampiamente altrove, perciò stavolta voglio concentrarmi su un passaggio che ogni film, grande e piccolo che sia, deve affrontare: la scrittura di un copione.

Seguono riflessioni non propriamente SPOILER, ma ecco, magari vale la pena di andare a vedere il film prima + i miei soliti 5 minuti di sclero (ma pieni di fun facts, statistiche e info varie) che mi prendono in questa stagione. Niente cineriassuntone a questo giro, che le uscite importanti sono solo due e le copriamo tra oggi e domani.
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Recensionando / Dandelions di Kawabata Yasunari e Territory of Light di Yuko Tsushima

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Una volta che avrete acquisito una certa familiarità con la letteratura giapponese del Novecento, vi basteranno poche pagine per poter stabilire com assoluta precisione se il romanzo che state leggendo sia stato scritto prima o dopo. C’è una fortissima linea di demarcazione, un prima e dopo appunto, nella produzione letteraria nipponica novecentesca. Anzi, a ben vedere la letteratura giapponese tende proprio a procedere per lunghi tratti di strada a velocità e direzione invariata, per poi subire brusche sterzate impartite dalla Storia. L’ultimo di questi cambiamenti epocali non ha investito solo la letteratura, ma la società giapponese nel suo insieme. Il Novecento giapponese è stato un periodo di profondi cambiamenti sociali per i nipponici e di conseguenti turbamenti per gli scrittori che ne raccontavano la realtà. Appena usciti da un isolazionismo centenario, l’impero conobbe in un pugno di decenni prima l’espansionismo coloniale, poi la guerra mondiale, poi le due Bombe, la fine dell’ultimo residuo di divinità insita nell’Impero del Sole e un decennio di occupazione statunitense. Tutti i conseguenti cambiamenti letterari sono una risposta originata da una situazione drammatica, uno stimolo negativo, doloroso. L’ultimo grande cambio di rotta invece fiorisce nel pieno boom economico, durante gli anni ’80, quando due scrittori che condividono lo stesso cognome distrussero le convenzioni letterarie precedenti, mentre un’intera generazione di giovani sfidava la società tradizionale come forse mai prima d’ora nell’Arcipelago.

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Cineriassuntone settimanale #4 / La Favorita, Se la strada potesse parlare, Il mio capolavoro, L’uomo dal cuore di ferro

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Eccoci al quarto, popolatissimo appuntamento con il cineriassuntone settimanale, in cui vi racconto in breve i film in uscita il 24 gennaio 2019, vi consiglio cosa andare a vedere e cosa evitare come la peste e vi rimando ad opinioni della sottoscritta più dettagliate nel caso vogliate indagare ulteriormente. Prima o poi si stabilirà il giorno fisso in cui arriverà questa rubrica, promesso. Come vi vizio.

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Recensionando / Voglio mangiare il tuo pancreas, il film e il manga

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È davvero difficile non partire in quarta con un confronto tra questo film d’animazione e Your Name, perché i punti d’incontro tra andamento al botteghino, tematiche affrontate e un certo modo d’intendere l’animazione giapponese oggi sono molteplici. Mi trattengo però e comincio dicendovi che gli esperti di cose giapponesi hanno già grande familiarità con questo spiazzante titolo: prima del lungometraggio animato infatti l’omonimo romanzo best seller di Yoru Sumino è diventato un film live action (che non ho visto) e un manga in due volumi (che ho letto e di cui vi parlerò brevemente in coda).
A visione appena conclusa Voglio mangiare il tuo pancreas mi ha proprio convinto, ma è bene contestualizzare per bene e spiegare perché. Quel che è certo è che come probabilmente  già sospettate, è bene andare al cinema armati di fazzoletti.
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