Recensionando / The Circle

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Gli studios e gli altri media interessati hanno ormai subodorato la pentola d’oro nascosta appena sotto la superificie del trascurato comparto letterario fantascientifico: non a caso mentre Netflix gira l’adattamento di Altered Carbon e Hulu lancia l’attesissima serie TV di I Racconti dell’Ancella, BBC si butta a pesce su un altro classico moderno SFF, La città e la città di China Miéville. Basterebbe l’ostinazione quasi malsana con cui in campo fantascientifico Hollywood insiste su discendenze anni ’80 quali Blade Runner (sentivate il bisogno di un sequel, anche se diretto da Villeneuve?) e Dune (che dovrebbe toccare a stretto giro al regista canadese) per dedurre un certo immobilismo anagrafico, o quantomeno creativo, tra quanti contano davvero ai piani alti di Hollywood.
Se fosse servita ulteriore conferma, eccola qua incarnata in The Circle, thriller fantatecnologico dai moniti e dalle inquietudini ormai più che sorpassate.

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Recensionando / Guardiani della Galassia Vol. 2

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Nel tre anni che sono trascorsi dall’uscita del primo capitolo a questo secondo Volume, i Guardiani della Galassia sono passati dall’essere degli illustri sconosciuti dell’universo Marvel a incarnare la summa dei desideri di buona parte del fandom Marvel, che identifica in questo revival sotto mentite spoglie dello spirito del primo Star Wars il prodotto migliore della seconda era della Marvel al cinema, quella del sodalizio con Disney e della costituzione di uno Studios vero e proprio.
Gli anni ’80 stanno rivivendo al cinema come forse solo facevano nel loro decennio putativo, eppure tra quanti ci provano a farli rivivere (e ci riescono, magari in TV) solo James Gunn sembra riuscire a strappar via la pellicola della nostalgia del loro contenuto giocoso, riuscendo a far rivivere quella spensieratezza sbruffona e positiva, in un periodo in cui al resto del comparto culturale chiediamo innanzitutto di essere ironico al limite del presuntuoso e pessimista a livello cosmico.
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Recensionando / Baby Boss

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Da sempre sorellina minore e meno sfavillante dell’armata artistica e commerciale Disney / Pixar, Dreamworks si è ritrovata da poco a fare i conti con la nuova, agguerritissima rivale, Illumination Entertainment, che sostituisce la sua assoluta mancanza di sostanza con tormentoni che fanno sembrare le saghe de L’era glaciale e Madagascar tentativi quasi fini d’ingraziarsi lo spettatore e il suo portafoglio.
Incapace al momento di trovare una dimensione personale, una terza via tra quelle ben definite della concorrenza, con Baby Boss Dreamworks decide di intraprendere un passo che mai si era azzardata a fare negli anni di competizione più feroce con Pixar: citarne apertamente lo stile e il canone nel proprio lavoro.

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Recensionando / Boston: Caccia all’uomo

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In tempi così duri e controversi per la nazione a stelle e strisce è davvero una fortuna avere a disposizione un regista come Peter Berg per prova a espiare al cinema i grandi traumi della storia recente. Dopo aver rimesso in carreggiata la propria carriera con gli eroici SEAL’s di Lone Survivor e aver dato inizio a un nuovo e patriottico corso con Deepwater Horizon, Berg arriva alla prova più difficile, la storia vera basata su un attacco terroristico su suolo statunitense. Le due bombe alla maratona di Boston del 2013 potevano essere un pantano di retorica soffocante e d’ambiguità riguardante i rapporti con il mondo islamico. Invece Peter Berg, come forse nessun altro collega dopo l’era inaugurata dal crollo della Torri Gemelle, ha saputo gestire un evento così drammatico e così “fresco” tirandone fuori un racconto capace di dire qualcosa oltre la retorica (pur essendone intriso), soprattutto sul lato cinematografico.
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Recensionando / Personal Shopper

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Qualcuno parlò di una mezza ecatombe al momento di tirare le somme della scorsa edizione del Festival di Cannes. Ora che le pellicole in concorso sono approdate in gran numero anche nelle nostre sale, ci si accorge che sì, una sconfitta c’è stata, ma è più che altro quella di chi ci ha fatto la cronaca da laggiù, in prima persona e in prima fila.
Certo, giudicare un film visto in un festival non è comunque impresa semplice: in poche ore si vedo pellicole agli antipodi, in un’atmosfera tutt’altro che neutra e apolitica, con la fretta di essere presenti alla proiezione di quello di cui si parlerà, talvolta facendo errori di calcolo clamorosi, con il grande autore che toppa in maniera incontrovertibile e il regista defilato che tira fuori il capolavoro. Sta di fatto che Personal Shopper non è il primo film ad essere stato accolto in Croisette tra fischi e sospiri di circostanza nel 2016, salvo poi fomentare un certo entusiasmo al momento della release internazionale.
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Recensionando / Mal di Pietre

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Non deve sorprendere che il romanzo di successo italiano di Milena Agus sia stato portato al cinema da una produzione franco belga. Infatti il secondo romanzo dell’autrice è arrivato a vendere 150mila copie in patria (e ad essere tradotto in 18 lingue) dopo essere stato sostanzialmente ignorato alla sua uscita. Galeotto su un articolo su La Stampa, che rivelò il successo d’Oltrape di un libro fino ad allora ignorato, dando il via alla riscoperta di questo drammatico racconto di passioni e nevrosi nella Francia meridionale a vocazione agricola.
A portare la bella e tormentata protagonista del romanzo su grande schermo ci pensa l’ovvia, onnipresente Marion Cotillard, che continua a dividersi tra il cinema francofono di aspirazioni artistiche e i ruoli che le vengono gettati addosso con malagrazia dai blockbuster anglofoni.
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Recensionando / Lasciati Andare

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Si è molto parlato dell’uscita ritardata di Lasciati Andare, tanto che Tozzi di Cattleya (che produce il film insieme a Rai Cinema) ha precisato che questo tempo di gestazione insolitamente lungo vuole essere una risposta a un momento di oggettiva difficoltà del genere commedia all’italiana.
L’espressione utilizzata è stata run for cover, il che pone parecchie domande su cosa stia succedendo nel cinema italiano oggi, se la serietà a la cura con cui è confezionata una commedia molto italiana e molto riuscita come Lasciati Andare sono considerate rimedi scaccia-crisi e non lo standard di partenza per ogni prodotto, artistico o commerciale che sia.
Questa critica però non tocca il primo lungometraggio di rilievo di Francesco Amato, che invece si distingue per una ragguardevole solidità, a partire dalla sceneggiatura.
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Recensionando / Il Segreto

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Essere in sala mentre viene proiettato Il Segreto, melodramma scritto e diretto da Jim Sheridan, è come assistere da testimoni al drammatico incidente frontale tra un film di Ken Loach declinato nei toni più paternalistici e un adattamento di Nicholas Sparks tra i più melensi: insomma, decisamente non un bel vedere.
Dato che poi il segreto a cui allude il titolo rientra appieno nella categoria di quelli da Pulcinella (tanto che uno si fa venire i dubbi e i sudori freddi pensando “non è che il segreto sarà proprio quello, vero? Non avranno mica il coraggio!) è meglio concentrarsi sull’enigma Rooney Mara, attrice al momento più importante per il rito del red carpet che per popolarità netta, che ancora una volta si libra leggera su un film che per i suoi compagni di cast è un’accoltellata alla schiena.

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Recensionando / Power Rangers

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Tra tutti i franchise anni ’80 e anni ’90 che Hollywood sta rispolverando con la speranza di farci aprire il portafoglio, Power Rangers è forse la fonte più ingrata da cui partire per cavar fuori un film moderno e dignitoso. Non che la celebre serie TV che tenne incollati al piccolo schermo migliaia di bimbi e ragazzi decenni addietro non abbia il suo bravo codazzo di fandom e appassionati, ma dire che il materiale originario è invecchiato malissimo è un titanico eufemismo. Oltre alla pochezza produttiva e alla ripetitività narrativa che nel tempo hanno reso Power Rangers uno scult assoluto, ad appesantire oggi quel prodotto c’è una zavorra di toni e situazioni tra i camp e il naif. Eppure, proprio com’era successo per un franchise per ragazzi coevo come i Piccoli Brividi, Power Rangers è una scommessa vinta, perché prende le decisioni giuste.
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Recensionando / Ghost in the Shell

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L’orizzonte dei remake americani di grandi classici del comparto anime e manga giapponesi è così fosco che persino lo scampato disastro di questo Ghost in the Shell
ci tocca percepirlo come una vittoria, anche se di Pirro. Sappiamo già quanto la pigrizia produttiva e la ingiustificata superiorità morale di cui si ammantano gli studios quando si avvicinano a prodotti di culture (e epoche) così lontane possano generare disastri.
La nuova regina dell’action e tra le pochissime star vere e proprie – quelle insomma capaci di fare la differenza al botteghino con la loro presenza – Scarlett Johansson dà ancora una volta prova di avere il piglio giusto per interpretare protagoniste dalla parvenza anaffettiva e dalle mosse letali. Le hanno chiesto di bissare il personaggio protagonista di Lucy e lei, rifiutando il pilota automatico, ha fatto il possibile per dare a un personaggio leggendario come il Maggiore un tocco di individualismo e unicità. Peccato che sia stata l’unica a metterci dell’impegno.
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