Recensionando / Unsane

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Da quanto non parliamo di un film di Steven Soderbergh, due settimane? Se il nostro riprende davvero il suo solito ritmo bisognerà farci il callo e dunque eccoci qui a parlare di Unsane e a chiederci quando il regista tuttologo ci farà un corso su come organizzare il nostro tempo ed essere multitasking come lui.
L’ex pupillo degli studios continua la sua strada di volontario esilio dal giro conformista di Hollywood, sperimentando ogni via alternativa che gli passi per la testa, tanto che l’intera promozione di Unsane si basa su un assunto: è un film girato con il solo ausilio di un Iphone. Il che non è nulla di nuovo (vedi Tangerine) né rivoluzionario, soprattutto considerando che con Logan Lucky Soderbergh ha ampiamente dimostrato di poter mettere insieme il denaro necessario per una produzione più che dignitosa. Il fatto che si sia molto più parlato di questa che di quella pellicola (la migliore delle due) porta a farsi due domande non solo sul sistema di Hollywood, ma anche su quello dei media cinematografici. Continua a leggere

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Letture per il Tanabata / Arrivederci arancione e Nipponia nippon

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Il settimo giorno del settimo mese del calendario lunare è – secondo la tradizione giapponese – l’unico giorno dell’anno solare in cui gli amanti Orihime e Hikoboshi possono ricongiungersi, così come le costellazioni Vega e Altair che rappresentano. Sebbene vari di anno in anno in base al calendario, tradizionalmente i festeggiamenti del Tanabata cominciano il 7 luglio 2018.
Quale migliore occasione di una delle cinque maggiori festività del calendario giapponese (gosekku) per parlare un po’ di letteratura giapponese?


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Cannes 70 / Il sacrificio del cervo sacro

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Viene da chiedersi quale torto abbia mai compiuto l’umanità contro Yorgos Lanthimos, il regista greco che forse più di chiunque altro sa giocare ad armi pari con un certo Michael Haneke sul terreno di cinismo e pessimismo universale. Se avevate trovato inutilmente cinico e crudelmente sadico The Lobster (definito da Luca Guadagnino per questi motivi come “un film orrendo e senza speranza”), vi conviene stare alla larga da Il sacrificio del cervo sacro. Il vincitore del premio alla miglior sceneggiatura al Festival di Cannes 70 fa sembrare tutto sommato speranzoso e possibilista il suo predecessore.
Haneke e Lanthimos spartiscono un interesse cinematografico comune: quello per una clinica dissezione del comportamento umano e delle emozioni più universali (anche le più positive), alla ricerca delle loro radici più profondi e non particolarmente nobili. Il sacrificio del cervo sacro è proprio questo: un asfissiante thriller che, strato dopo strato, spoglia un nucleo famigliare amorevole e unito, fino ad arrivare al cuore delle loro relazioni e guardare su cosa davvero poggino.

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Recensionando / Papillon

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Bisogna ormai andare i sessanta anni e più per ricordare l’enorme impatto culturale che ebbe la storia di Papillon negli anni ’70. Grazie a un’autobiografia che l’autore Henri “Papillon” Charrière scrisse dal suo esilio in Venezuela e portò a Parigi all’editore rischiando l’arresto, la Francia e il mondo scoprirono che pochi decenni prima centinaia di migliaia di condannati divennero carne da macello nelle colonie penitenziarie della Guyana francese.
La sete di libertà e giustizia di Papillon ha una certa attualità anche nel 2018, per non parlare delle ricadute politiche che un ritratto tanto crudo del mondo carcerario (e delle colonie in sé come sub luogo violento e autoritario) hanno sul remake. Contenuti duri e pregni, forma agile e ricca di adrenalina da action: Papillon sembra aver azzeccato la ricetta perfetta. Il problema stavolta non è il se, ma il come si sia arrivati a questo risultato.

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Queer and proud / Thelma, La terra di Dio, Favola

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Pensavo già di dover scavare nelle solite nebbiose cronologie cinematografiche per tirar fuori un po’ di cinema queer e orgoglioso di esserlo con cui celebrare anche qui sul blog il Mese dell’Orgoglio ed ecco che invece tra le uscite recenti si son fatti avanti ben tre film (di cui uno italiano!) titoli a trarmi d’impiccio.
A riprova che sì, l’estate è il tempo dei ripescaggi e sì, la distribuzione di queste pellicole rimane una faccenda ardua, ma la produzione dell’ultima annata è stata così ricca, ma così ricca che qualcosa continua ad arrivare anche da noi…anche se non sempre ne vale la pena. Suspense!
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Raccontando / Luca Guadagnino e André Aciman: incontro a Milano

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Il 21 giugno 2018 si è tenuto al Teatro Franco Parenti di Milano un incontro pubblico con ospiti Luca Guadagnino e André Aciman. L’autore e il regista di Chiamami col tuo nome si sono confrontati sulla creazione e l’adattamento della storia di Elio e Oliver, raccontando aneddoti, segreti di lavorazione, dietro le quinte e sviluppi del progetto diventato poi un successo globale. Ha moderato l’incontro la giornalista di Vanity Fair Paola Jacobbi. Questa è la trascrizione integrale dell’evento. Come sempre prendete e godetene tutti condividendo con agio testi e foto; basta linkare questo pezzo come fonte, segnalandolo nei commenti. 

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Cannes 71 / Affari di famiglia (Manbiki Kazoku) di Hirozaku Kore-eda

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Il nuovo film di Hirokazu Kore-eda valeva la Palma d’Oro? Sì, è di certo un film ben sopra il livello del meritorio, che non esiterei a definire magistrale.
Certo con solo cinque dei venti e passa film in concorso visti è difficile esprimere giudizi di merito, però quel che è certo è che il regista giapponese vivente più amato e noto nel circuito internazionale ha scritto e diretto una pellicola di raro equilibrio e maestria, anche per uno come lui che sia dall’esordio documentaristico ma dimostrato di una capacità di sintesi e un’espressività eccezionali.
La domanda dopo l’ulteriore conferma di Un affare di famiglia sorge spontanea: Hirokazu Kore-eda ha mai sbagliato un film in vita sua?
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Cannes 71 / Three Faces

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Ammettiamolo: dal punto di vista squisitamente giornalistico, il fatto che Jafar Panahi sia così osteggiato dal governo del suo Paese dal dover contrabbandare clandestinamente film e premi per partecipare al Festival di Cannes è una manna. La sedia vuota in conferenza stampa, il premio alla miglior sceneggiatura ritirato al rientro del cast all’aeroporto di Teheran, gli infiniti espedienti con cui il regista sfida il regime e continua a girare film e a farli partecipare ai festival europei, rischiando il carcere, forse la vita; un dramma artistico e umano che per chi è alla ricerca di una nota di colore è davvero appetitoso.
Soprattutto quando poi sul film non c’è tantissimo da dire. Three Faces non ne esce bene dal confronto con l’intenso, incredibile Taxi Teheran, meritato Orso d’Oro a Berlino nel 2015. Un film così memorabile, così politicamente vibrante – pur essendo già girato clandestinamente e con mezzi di fortuna – da far passare in secondo piano l’incredibile storia del suo approdo a Berlino. O forse no: la copia presentata alla Berlinale arrivò in Germania nascosta in una torta.

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Recensionando / A Quiet Passion

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È considerata una dei più grandi poeti statunitensi di tutti i tempi, eppure A Quiet Passion è il primo film che ne racconta la vita. Stavolta però l’ostilità verso l’attribuzione dei meriti delle donne e la ritrosia a realizzare “progetti al femminile” potrebbero non aver avuto un peso determinante nell’equazione.
Da qualsiasi prospettiva la si guardi, la vita di Emily Dickinson è tra le meno cinematografiche immaginabili, anche usufruendo della staticità e dell’intimismo consentiti al cinema autoriale. L’orizzonte non solo è ristretto a una sola nazione, a una sola cittadina, ma addirittura a una sola casa; quella paterna, dove Dickinson visse per larghissima parte della sua vita, passando gli ultimi anni quasi segregata nella propria stanza.
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Recensionando / Mary e il fiore della strega

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L’animazione tradizionale fatta di disegno su carta e colorazione manuale ha ancora motivo di esistere nel 2018? La risposta sembrava già scritta nella chiusura dello studio Ghibli, i cui drammatici ultimi atti sono stati raccontati nel documentario Never-ending Man (che vi consiglierei spassionatamente se non avesse una fattura terrificante). Hayao Miyazaki ha segnato la gloria del suo team ma lo ha anche condannato all’oblio, per incapacità di coltivare degli eredi e per l’ostinato rifiuto verso le nuove tecniche digitali. Non a caso a tentare il salvataggio disperato dell’eredità di quella stagione dell’animazione giapponese c’è l’allievo del fondatore meno imperioso, Isao Takahata.
Mary e il fiore della strega è un progetto che segna la fondazione dello studio Ponoc, una nuova realtà produttiva strettamente legata al percorso del Ghibli, di cui ha inglobato collaboratori storici e nuove, promettenti leve (a partire dal nome chiave del produttore Yoshiaki Nishimura). La domanda è: è davvero l’approccio giusto per garantire un futuro a questa espressione artistica? Continua a leggere