Cannes 70 / The Rider & Loveless

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Sono stati salutati da buona parte dei presenti come i migliori film passati a Cannes 2017, in una 70esima edizione risultata molto più deludente del previsto. Anche se poi si sono dovuti accontentare di riconoscimenti minuti, non è escluso che tornino a far parlare di sé in autunno.
Sto parlando del secondo film di una giovane cineasta cinese che racconta l’America del West – The Rider – e del ritorno contemporaneo e glaciale del grande cineasta russo Andrey Zvyagintsev con Loveless.
Se sulla qualità si può e si discuterà, sulla tristezza e il PESO direi che siamo di fronte a una doppietta formidabilmente depressiva dalla competizione: vale comunque la pena di sfidare le crisi depressive che i due film generano. Ecco perché.
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Recensionando / Lady Macbeth

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Lady Macbeth è la risposta ideale per quanti pensano che film in costume equivalga a smancerie e sospiri d’amore, ma non solo: è anche una belle piccole pellicole che trovano finalmente spazio nella sonnacchiosa estate cinematografica italiana, una delle pochissime che vale davvero la pena andare a vedere sfidando la calura estiva.
Presentato qualche tempo fa al Torino Film Festival, Lady Macbeth è un costume drama luciferino e il sorprendente esordio al cinema del regista teatrale inglese William Oldroyd. Non manca qualche impasse, ma la cura estrema della forma e la capacità di far buon viso a cattivo budget rendono la ricorrenza di scenografie e costumi un valore aggiunto nel ritratto di un matrimonio claustrofobico da cui una giovane sposina tenta di liberarsi con metodi davvero poco ortodossi.
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Recensionando / La Mummia

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Il risvolto più che positivo di quando sei certo di aver visto il film peggiore dell’anno è che difficilmente si può cadere ancora più in basso. Dopo La Mummia non può che essere tutta salita, tra alti e bassi che si spera vivamente non sia ancora così bassi (portate pazienza, vengo da una settimana di proiezioni stampa di autentiche ciofeche).
È così brutto il reboot del franchise che negli anni ’90 tra momenti trash e azione bontempona fece la fortuna di Brendan Fraser? La risposta è sì, è peggio di quanto immaginiate: un film di questo genere non è ammissibile nemmeno per i cacciatori di LOL. Il vero mistero è come siano riusciti a coinvolgere Russell Crowe e Tom Cruise in una porcata infima come questa, un filmaccio di serie Z che persino nella seconda serata estiva di Italia 1 avrebbero un po’ di vergogna a trasmettere.
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Recensionando / Sognare è vivere

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Se il riscaldamento globale non esiste eppure non ci sono più le stagioni di una volta, come fare a stabilire che l’estate è davvero arrivata? C’è un segno inequivocabile su cui fare affidamento: quando arrivano nelle sale italiane i film di Cannes sì, ma di due o tre edizioni fa, allora è tempo di estrarre crema solare e costume da bagno. Estate stagione della social responsability, con le case di distribuzione italiana che si danno alle buone pratiche di recupero e riciclaggio, per salvaguardare la sostenibilità del botteghino italiano. Primo di una serie infinita di ripescaggi di cui parleremo quest’estate qui su Gerundiopresente è il debutto dietro la cinepresa di Natalie Portman, alle prese nientemeno che con uno dei romanzi più noti dello scrittore israeliano Amos Oz, portato su schermo dopo ben otto anni di lavoro sull’adattamento e la sceneggiatura.
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Recensionando / Resta la Polvere di Sandrine Collette

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Mi sento un po’ come Dolcenera a Sanremo 2016 nel ritrovarmi a recensirvi e consigliarvi il classico romanzo che sa di Faulkner e di McCarthy, di vita agra e degrado agreste. A uno sguardo superficiale Resta la polvere sembra proprio quel tipo di titolo letterario recensito in lungo e in largo in tutti i posti giusti della blogosfera italiana, a cui io posso tutt’al più offrire un’alternativa di genere, di quelle che nemmeno nei peggiori blog di Caracas.
Eppure mi tocca constatare – con un misto in parti uguali di disappunto, irritazione e tristezza – che Resta la polvere è rimasto un rombo di tuono lontano, sommerso dal chiacchiericcio della blogosfera e dei saloni letterari, mentre in Francia è stato un fulmine a cielo sereno, capace di incenerire la concorrenza e vendere 170mila.
Quindi eccoci per un’altra puntata dei Bellissimi (incompresi) di Rete Gardy.

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Recensionando / Sete di Jo Nesbø

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È lo scrittore di thriller più venduto al mondo e non è un autore da una botta best seller e via: il suo successo cresce e si espande da un decennio, tempo necessario per costruire e stabilizzare il mito del suo personaggio più noto e amato, Harry Hole, protagonista di undici romanzi.
In vista dell’adattamento cinematografico toccato in sorte al mio amato Tomas Alfredson (La Talpa, Lasciami Entrare) e con protagonista un certo Michael Fassbender, è arrivato il momento di indagare un po’ sullo scrittore di thrilleroni norvegesi più amato al mondo. L’uscita recente di Sete, undicesima e attesissima investigazione di Hole in quel di Oslo è quindi caduta a fagiolo; nonostante i recenti insuccessi, non mi arrendo e torno ad esplorare per voi il magico regno dei thrilleroni da classifica.

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Recensionando / Baywatch

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Non eravamo così ingenui nemmeno negli anni ’90, quando la serialità televisiva era diffusa ma meno condivisa, importante ma meno onnipresente, assimilata ma raramente analizzata  Guardavamo indiscriminatamente Xena e Ally McBeal, Buffy e E.R. e non ci ponevamo troppi problemi su cosa sarebbe passato alla storia e cosa no.
Eppure anche allora eravamo del tutto consapevoli che il seno prosperoso di Pamela Anderson e i fustacchi vari divisi tra amorazzi e bracciate al largo erano sempre presenti per evitare che nei momenti di noia e di stanca si smettere di guardare Baywatch, già allora la serie più scult del decennio.
Come riportare in vita e al cinema Baywatch, una storia che già in partenza colpiva alla pancia (e solleticava le parti basse) più che alla testa, nel decennio dell’estrema consapevolezza del pubblico e dei prodotti stessi che è destinato a consumare?
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Recensionando / Wonder Woman

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Non si può che rimanere sconcertati di fronte all’enorme ingenuità con cui DC e Warner Bros. decidono di battere la concorrenza sul tempo sfornando il primi cinecomics al femminile della terza era dei supereroi al cinema, salvo poi affidarsi a un brando di sceneggiatori che approcciano il difficile problema di portare Wonder Woman in maniera appagante, giusta e rispettosa su grande schermo come un branco di dodicenni che leggono troppi spillatini super eroistici.
Il fatto che il risultato di un’operazione intrapresa con le migliori intenzioni sia un film così superficiale e problematico dà veramente un’idea cristallina di quanto a Hollywood siano profondamente a disagio di fronte a un film visto da una prospettiva femminile, percepito come sinonimo di alieno o poco ci manca. Povera Diana Prince!
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Approfondendo / Cannes 70, tutto quello che dovete sapere su tutti i film in concorso

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Lo so cosa avete pensato: che vi avessi abbandonato, trascurando Gerundiopresente in favore di piattaforme più remunerative prestigiose e popolari. Indubbiamente lo sforzo necessario per commentare giorno per giorno quanto succedeva in Croisette su MondoFOX mi ha impedito di fare altrettanto anche qui, ma chi mi conosce bene e mi segue anche su altri lidi sa che il Festival di Cannes per la sottoscritta è una faccenda dannatamente personale, perciò figuriamoci se vi lasciavo senza il solito postone delirante con tutte le trame e i (pre)giudizi con cui affrontare con tranquillità lo stillicidio di uscite che ci consentirà tra un anno /un anno e mezzo di valutare se davvero come dicono quelli che hanno seguito il festival dalla Croisette (ringhio sommesso) la 70esima edizione sia stata così deludente da essere la peggiore del nuovo Millennio.

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Recensionando / Fortunata

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Niente italiani in concorso quest’anno al Festival di Cannes che, per uno strano scherzo del destino, è stato salutato da gran parte della stampa presente come il più debole, deludente degli ultimi 10, 15 anni.
La folta delegazione italiana (6 titoli presenti) si è quindi spalmata nelle sezioni collaterali, diventate quelle di pregio, in cui la lotta per la vittoria è serratissima da quando il concorso sembra diventato incapace – o incurante – di catalizzare le proposte più vivide e interessanti in circolazione.
Così una presenza che sembrava quasi di ripiego in Un Certain Regard ha fatto la fortuna di Sergio Castellitto, capace di attrarre la giusta attenzione sul suo nuovo film Fortunata, di assurgere al ruolo di ambasciatore del nostro cinema, in assenza degli eterni Sorrentino e Garrone. Alle volte il contesto è fondamentale: se Fortunata fosse stato presentato in competizione magari sarebbe stato l’ennesimo film poco ispirato nella corsa alla Palma, mentre in Un Certain Regard è potuto diventare il trampolino di lancio di un’intesa Jasmine Trinca. 
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