Mindhunter / Profilazione del regista seriale David Fincher

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Sin dalla prima scena del primo trailer rilasciato da Netflix Mindhunter urlava al mondo e a pieni polmoni: sono una creatura di David Fincher! Il che è davvero affascinante: cosa rende un’inquadratura strettissima su una fotografia in bianco e nero di un cadavere di donna che esce da un fax un’immagine così chiaramente riconducibile a un singolo regista?

La risposta non è così immediata e anzi, tra critici cinematografici, cinefili e colleghi invidiosi, sono anni che si tenta di dissezionare lo stile unico di uno dei più grandi registi televisivi e cinematografici statunitensi contemporanei. Mindhunter poteva essere poco più di un passatempo remunerativo per un nome che può permettersi di fare più o meno quel che vuole – a patto di girare un thriller più commerciale ogni tanto – al cinema e in televisione. Invece ben presto si trasforma nella più autentica creatura fincheriana, un vero e proprio compendio di cosa ha reso così celebre un regista così celebrale e maniacale da non scomparire nel paragone con Stanley Kubrick. Non da ultimo, il tocco di Fincher ha reso l’ennesima nuova serie TV targata Netflix una delle più strepitose novità dell’anno televisivo 2017.

La versione breve è che la dovete proprio vedere. La versione lunga è: quanto pesa sul suo notevole livello qualitativo il fatto di essere figlia di Fincher? Tanto. Tantissimo.

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Assassinio sull’Orient Express: meglio il film del 2017 o quello del 1974?

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Se c’è una persona che può rispondere a questa domanda sono io e non solo perché ho già visto il film di Kenneth Branagh nel formato da lui immaginato per la fruizione (ovvero pellicola 60 mm proiettata ad ampiezza 70 mm). Vi svelo un piccolo segreto: prima di La Talpa e John Carter, ci sono stati molti film con un cui sviluppato una relazione ossessiva e morbosa, fatta di visioni multiple e ricerche di informazioni e materiali extra.

Assassinio sull’Orient Express è uno dei primi in assoluto, perciò la mia ossessione consumava la pellicola di una povera VHS da edicola dalla custodia di un bel cartone giallo, giallo Mondadori. Nonostante gli assurdi baffi scelti da Kenneth Branagh per dirigere il suo adattamento del romanzo più glamour di Agatha Christie in qualità di regista e in qualità di Poirot, gli ho concesso il beneficio del dubbio. E se avete visto quei baffoni a doppio livello, sapete che ha richiesto l’impiego di tutta la mia onestà intellettuale. Mi sono seduta al buio della sala e ho cominciato a segnare i punti. Ecco come è andata.
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In sacrificio per Taylor / la recensione di American Assassin

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Da quant’è che non vi facevo una recensione cazzara, che sotto sotto è il tipo di post che preferite insieme alle stroncature senza appello e alle fangirlate senza ritorno? Ebbene, questa recensione sarà tutto questo, perché di mettersi a fare discorsoni sul cinema e la vita di fronte a un lungometraggio come American Assassin proprio non ne vale la pena.Da purtroppo grande esperta di film terribili con dentro il tormento e l’estasi della sottoscritta, il beneamato Taylor Kitsch, posso assicurarvi che non è nemmeno nella metà più negativa dei film in cui si è riuscito a ficcare. Il che non discolpa il film di Michael Cuesta, ma dà uno spaccato drammatico degli orrori a cui mi sono sottoposta volontariamente in questi anni per amore del nostro, che non vedevo su grande schermo da febbraio 2014!

Avvertenza: post dannatamente spoileroso, nel caso foste davvero interessati a sottoporvi alla visione.

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Recensionando / Justice League

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Se Zack Snyder ha un talento, è quello di saper aprire i propri film con una scena memorabile e perfetta nel stabilire il tono e l’atmosfera della storia a seguire. Justice League si apre sulle note dolenti di Everybody Knows di Sigrid, mentre il mondo piange Superman e la morte della speranza. Allontanato dalla writing room (che raccoglie l’esule Marvel Joss Whedon) e contenuto da un minutaggio finalmente assennato di 2 ore, Zack Snyder rinsavisce e si fa guidare da una Warner Bros che ancora una volta dimostra che quando sbaglia lo fa in maniera indifendibile, sì, ma sa guardare in faccia ai propri errori, rialzarsi e porvi rimedio.

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Intervistando / Incontro con il cast di Star Trek Discovery

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Nell’anno dello sbarco di Netflix in pompa magna al Lucca Comics & Games, il servizio di streaming e il produttore di serie TV ha annichilito la proposta della concorrenza in loco portando due dei cast delle serie TV più seguite in manifestazione: quello di Stranger Things e quello di Star Trek Discovery. Indovinate a quale evento si è precipitata la sottoscritta?Mentre la programmazione settimanale su Netflix si è presa una pausa, il sempre esigentissimo fandom dei trekkiani si sta interrogando non solo sul futuro della serie Discovery – ambientata 10 anni prima di tutto quello che sappiamo e abbiamo visto finora del mondo di umani e klingon – ma anche su quanto saranno rilevanti le avventure di Michael Burnham sull’economia della storia e nel cuore dei fan. In attesa di vedere se la Discovery, i suoi ambigui progetti di ricerca scientifica e il suo misterioso capitano riusciranno a porre fine alla guerra tra la Federazione dei Pianeti Uniti e l’impero Klingon, ecco cosa hanno raccontato gli attori e uno degli autori alla stampa riunita a Lucca.

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Specialando / 15 motivi per vedere Il Mostro della Laguna Nera a Halloween

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In occasione del suo centesimo compleanno, Universal ha rispolverato al cinema e in homevideo uno dei filoni che fecero la fortuna dello studios: i mostri.

In questo speciale tento di indurvi con lusinghe, curiosità dal set e vaghe minacce a considerare l’ipotesi di dimenticare qualche tristo film horror contemporaneo e inserire nelle vostre visioni per il 30 ottobre i 79 minuti “mostruosi” tra i più influenti di sempre sull’universo cinematografico. Da Lo squalo di Steven Spielberg sino al recente Leone d’Oro La forma dell’acqua di Guillermo del Toro, l’influenza e la fascinazione che il film di Jack Arnold ha esercitato su generazioni di cineasti, cinefili e collezionisti è difficilmente quantificabile, così come il suo enorme contributo al cinema fantascientifico: ci sarebbero Alien, Predators e invasioni aliene come le conosciamo oggi senza la misteriosa creatura (ben più ambigua nel titolo originale che nella lapidaria traduzione italiana) e la sua trilogia cinematografica?

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Cineriassuntone settimanale / 26 ottobre 2017

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Recensionando / Blade Runner 2049

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Sì, quella del sequel di Blade Runner è decisamente una sfida vinta per Denis Villeneuve. Forse non al livello del capolavoro come salutato dalla critica statunitense, ma è innegabile come il regista canadese di Arrival e Sicario abbia tirato fuori dal cappello uno dei film più significativi dell’anno.
Se la vittoria è certificata, vale la pena di spendere due parole per inquadrare quale fosse veramente la sfida messa davanti a uno dei migliori registi contemporanei (e da ben prima che Hollywood ci mettesse sopra gli occhi).
Anzi, è proprio l’ottima performance di Denis Villeneuve – nonostante gli enormi handicap con cui si presenta alla linea di partenza – che genera il rammarico più forte, insieme all’inutilità acuta e abbastanza nociva di Jared Leto. Dopo quel gioiello di Arrival – che a Blade Runner 2049 rimane per molte ragioni superiore – Denis Villeneuve si sarebbe meritato carta bianca per girare il suo Blade Runner, il suo capolavoro fantascientifico che detti la linea da qui a 30 anni e non lo scomodo ruolo di traghettatore delle visioni di Ridley Scott degli anni ’80 nella modernità.
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Amicizie letterarie / Carol, L’amica geniale, Da una storia vera

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È stata un’estate piuttosto proficua dal punto di vista delle letture, quantitativamente e qualitativamente. Soprattutto è stato rigenerante poter finalmente mettere da parte per un po’ l’ansia di scadenze e copie recensioni che dettano il ritmo di lettura e poter avvicinare le sempiterne pigne di libri in attesa di essere letti senza una meta precisa, scegliendo cosa leggere esclusivamente in base all’umore del momento.
Non so se sia merito del subconscio freudiano o della mera casualità, ma nelle ultime settimane ho completato un ideale trittico di letture con al centro un duo femminile, un’amicizia tra donne come motore e perno della storia. Giusto per sfatare quel mito che già singolarmente le donne vivano un’esistenza misteriosa e particolare in quanto “femminile” – per definizione nettamente separata da quella normale e maschile – quindi figuratevi quando le protagoniste sono due, ho deciso di parlarvi un po’ di queste tre memorabili amicizie letterarie.

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