Recensionando / A Quiet Passion

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È considerata una dei più grandi poeti statunitensi di tutti i tempi, eppure A Quiet Passion è il primo film che ne racconta la vita. Stavolta però l’ostilità verso l’attribuzione dei meriti delle donne e la ritrosia a realizzare “progetti al femminile” potrebbero non aver avuto un peso determinante nell’equazione.
Da qualsiasi prospettiva la si guardi, la vita di Emily Dickinson è tra le meno cinematografiche immaginabili, anche usufruendo della staticità e dell’intimismo consentiti al cinema autoriale. L’orizzonte non solo è ristretto a una sola nazione, a una sola cittadina, ma addirittura a una sola casa; quella paterna, dove Dickinson visse per larghissima parte della sua vita, passando gli ultimi anni quasi segregata nella propria stanza.
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Recensionando / Mary e il fiore della strega

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L’animazione tradizionale fatta di disegno su carta e colorazione manuale ha ancora motivo di esistere nel 2018? La risposta sembrava già scritta nella chiusura dello studio Ghibli, i cui drammatici ultimi atti sono stati raccontati nel documentario Never-ending Man (che vi consiglierei spassionatamente se non avesse una fattura terrificante). Hayao Miyazaki ha segnato la gloria del suo team ma lo ha anche condannato all’oblio, per incapacità di coltivare degli eredi e per l’ostinato rifiuto verso le nuove tecniche digitali. Non a caso a tentare il salvataggio disperato dell’eredità di quella stagione dell’animazione giapponese c’è l’allievo del fondatore meno imperioso, Isao Takahata.
Mary e il fiore della strega è un progetto che segna la fondazione dello studio Ponoc, una nuova realtà produttiva strettamente legata al percorso del Ghibli, di cui ha inglobato collaboratori storici e nuove, promettenti leve (a partire dal nome chiave del produttore Yoshiaki Nishimura). La domanda è: è davvero l’approccio giusto per garantire un futuro a questa espressione artistica? Continua a leggere

Recensionando / L’atelier e Ippocrate

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Vuole la tradizione che ai primi caldi i cinema italiani si svuotino non solo di spettatori ma anche di novità vere e proprie. Noto è il vizietto dei distributori italiani di tenersi da parte le chicche per l’affollatissimo autunno, tirando fuori dal cassetto pellicole non propriamente attesissime, stagionate in un limbo non meglio specificato per mesi, talvolta anni. Su questo sistema organizzativo, sulle cause e sugli effetti, potremmo dibattere fino a Ferragosto e oltre: per una volta, cerchiamo di vederne le ricadute cinefile.
Il lato positivo è che, sgombro da blockbuster e film che monopolizzano le sale, il circuito cinematografico italiano trova finalmente spazio per il cinema europeo e quello autoriale. Nel caso specifico, se come me amate le franceserie cinematografiche (così numerose da faticare a trovare spazio durante l’anno, nonostante la presenza settimanale più o meno fissa in sala) questa settimana avrete l’occasione di ritrovare in sala alcuni attori e registi d’Oltralpe con un pedrigree di tutto rispetto, con tanto di Palma d’Oro: Laurent Cantet con L’Atelier e Thomas Lilti con Ippocrate.

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Recensionando / Jurassic World – Il regno distrutto

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Quel che fa più arrabbiare dell’evidente trascuratezza con cui è stata condotta l’operazione di Jurassic World – Il regno distrutto è il fatto che il film riesce a dimostrare di avere almeno due assi nella manica.
Il primo è il particolare – per nulla scontato – di saper dimostrare a più riprese di essere consapevole delle esigenze e dei gusti del suo pubblico.
Come giustificare altrimenti quel paio di primi piani delle scarpe senza tacco di Bryce Dallas Howard, diretta conseguenza della ridicola corsettina sui tacchi a spillo con T-Rex alle calcagna che aveva suscitato l’ironia del pubblico dopo l’uscita in sala dello scorso capitolo? Anche i numerosi primi piani dell’attrice con i lucciconi negli occhi potrebbero derivare dalla popolarità di uno spezzone di un programma TV in cui dimostrava di saper piangere a comando.
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Martiri italiani a Cannes 71 / Lazzaro felice e Dogman

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Meno male che ogni tanto si arriva in ritardo, perché essere costantemente in presa diretta spesso oscura confronti e prospettive interessanti. Se avessi recensito separatamente i due film italiani che hanno tenuto alto l’orgoglio cinematografico italiano nella corsa alla Palma d’Oro di quest’anno, probabilmente non avrei colto quanto – pur con registri stilistici diametralmente opposti – questi film finiscano per parlarsi tra di loro, vibrare insieme in maniera armonica.
Da una parte Dogman di Matteo Garrone, dall’altra Lazzaro Felice di Alice Rohrwacher: cosa ci raccontano del cinema italiano oggi e della nostra realtà fuori dal grande schermo? Curiosamente (o forse neanche troppo) si guarda molto al passato, raccontato attraverso i suoi martiri, quelli sì italianissimi.

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Recensionando / Tuo, Simon

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Se è vero che ogni generazione deve avere almeno una commedia scolastica statunitense di culto da citare (e anche più d’una) e qualche decina di tentativi falliti che ricorderà solo la sottoscritta in quanto non me ne perdo uno, cosa ci dice della cosiddetta generazione Z Tuo, Simon? Difficile a dirsi perché, oltre al comprensibile aggiornamento fashionista dei “giovani” protagonisti liceali che diventano la versione migliorata e danarosa delle aspirazioni stilistiche degli adolescenti, di davvero nuovo nel film scritto e diretto da Greg Berlanti in realtà si vede davvero poco.
Non che il film non abbia palesi aspirazioni di un certo tipo, di scavalcare almeno il limite più bieco e trascurato di certe pellicole young adult che ci siamo sciroppati mi sono sciroppata di recente: la cura nella scrittura da parte dello sceneggiatore e produttore che dai tempi di Dawson’s Creek si occupa di “adolescenti” è evidente. La scelta di aderire fedelmente al canone di questo filone è volontaria e in qualche modo persino politica.
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Recensionando / La truffa dei Logan

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Non è nemmeno più interessante rilevare come Steven Soderbergh riesca a cavar fuori in tempi record (meno di 40 giorni di riprese) un film che cammina sulle sue gambe e che della sua dimensione alternativa a Hollywood fa una risorsa e un vanto. Dopo il fiasco e le pressioni per non realizzare il notevole Behind the Candelabra il tuttofare workaholic di Hollywood prima ha divorziato col cinema, annunciato che più avrebbe girato un film, poi si è messo a produrre questo e quello. Come ampiamente immaginavamo, l’addio è durato una manciata di mesi. Una pausa obbligata per altri, per lui che è abituato a calendari da una decina di progetti l’anno, dirigendo, montando, producendo e musicandone almeno un paio, un’eternità.
Dopo aver preso attentamente le misure dello spazio al di fuori dagli studios con pellicole più o meno riuscite ed esagerate, l’uomo dietro al successo della saga di Ocean’s è tornato con La truffa dei Logan, il film meno sottile possibile per indicare un modello produttivo e dire: ecco l’alternativa.

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Il Listone / Progetto Palma #1 [2007/2017]

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Progetto Palma è la rubrica di gerundiopresente che si propone di ripercorrere, decennio dopo decennio, la storia del Festival di Cannes, (ri)vedendo i film vincitori del premio più prestigioso e interrogandosi sul valore del film e la valenza della vittoria a distanza di tempo. 

In questa prima parte, Progetto Palma si confronta con i 10 film “impalmati” più recenti, vittoriosi dal 2017 al 2009.

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Recensionando / Loro 2

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Tutti i nodi arrivano al pettine e con un colpo di spazzola deciso Paolo Sorrentino chiarisce il senso dell’intera operazione Loro 2. Il secondo capitolo del dittico che il regista de La Grande Bellezza di certo non cancella completamente la sensazione piuttosto bizzarra che lascia un film che ha tutti i presupposti per essere una grande operazione che si apre e si esaurisce in due pellicole brevi, ravvicinate per distribuzione, veloci per ritmo, fulminanti per battute ma soprattutto con un certo retrogusto di istantaneità.
Se un certo senso di smarrimento dopo Loro 1 e il suo discorso interrotto sul più bello era comprensibili, Loro 2 richiede una presa di posizione più netta anche a noi spettatori, scoprendo finalmente le carte in tavola, chiarendo la distanza tra questo tentativo di ritrarre Berlusconi e i tanti che lo hanno preceduto.
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Specialando / Cannes 2018

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Ahhh, il sole, il mare, la Croisette. E io, ancora una volta ancorata alla ridente pianura Padana, lontana fisicamente ma vicina psicologicamente e “socialmente” a quanti il Festival quest’anno punisce con proiezioni stampa sostanzialmente azzerate. Che per quanto gli accreditati sappiano essere fingardi e spoileratori, non se lo e ce lo meritiamo, questo vedere i film e leggere i commento nel cuore della notte, dopo la prima mondiale post red carpet di Cannes 71.

Insomma, un altro anno di Cannes all’insegna del mai-una-gioia, stavolta pure per chi è in Croisette, in un’annata che tra polemiche in-fi-ni-te, programmi con poco fattore wooow e continue voci di declassamento di quello che (per ora) è il primo festival cinematografico mondiale per importanza.

In un mondo migliore e più giusto, io vi potrei proprio recensire i film dal Palais. In un mondo più semplice, questo recappone di impressioni, voci e umori dalla Croisette sarebbe aggiornato giornalmente: si fa quel che si può, voi quando passate di qui, dateci un’occhiata: sopra e sotto, perché il post è in evidenza ma continueranno ad arrivare aggiornamenti sul resto. Ovviamente espressioni di affetto e di spam da qui al 19 maggio alimenteranno la mia voglia di essere costante e completista.

[AGGIORNATO AL 15 MAGGIO]

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