Recensionando / Venom

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Nel 2018 un film come Venom non dovrebbe esistere. Non mi riferisco alla possibilità – tutt’altro che remota, dato il livello di saturazione del mercato – di sbagliare un cinecomics, realizzando un pessimo film. Come avrete già appurato dalla reazione della stampa internazionale, Venom sarà un autentico bagno di sangue per chiunque ne abbia fatto parte, in primis lo sfortunato protagonista Tom Hardy.
A lasciare allibiti non è tanto la bruttezza specifica del film; basta guardare in casa DC per rendersi conto che sono solo i Marvel Studios a far sembrare semplicissimo il complesso sforzo necessario che garantire la riuscita di un singolo film in un universo cinematografico condiviso. Venom questo problema nemmeno se lo deve porre, dato che vive in una bolla isolata dal MCU, che ha messo per ora fuori combattimento anche Spider-Man. Eppure il film di Ruben Fleischer procede spedito verso il baratro, ignorando ogni lezione imparata negli ultimi venti anni di cinecomics.

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Cannes 71 / BlacKkKlansman

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Gli Stati Uniti razzisti di ieri hanno fatto un enorme regalo allo Spike Lee di oggi: una storia vera da cui pescare a piene mani, così incredibile che pare costruita su misura per esaltare le qualità del cinema del regista afroamericano, insistendo sui temi attorno a cui ruota la sua carriera e il suo impegno politico. Invece la storia di Ron Stallworth, primo agente nero in forze alla polizia di Colorado Springs, è tanto pazzesca quanto vera. Messa a tacere nel 1978, quando nessuno aveva poi troppa voglia di vedere fino a che profondità le radici del razzismo scavavano nel terreno fertile della società e della politica statunitense, è riemersa grazie al protagonista stesso, che l’ha raccontata in un’autobiografia (edita in Italia da tre60). Giusto in tempo perché Spike Lee ci mettesse mano – adattandola per il grande schermo, girandola e producendola – e calasse sulla Croisette con BlacKkKlansman, un film avvincente e capace di portarsi a casa il Grand Prix Speciale della Giuria al Festival di Cannes 2018.
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Cannes 71 / L’albero dei frutti selvatici

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Ci sono alberi maestosi di noci e contorti, nodosi alberi di pero selvatico. Ci sono case più che umili mangiate dai debiti, vite corrose dalla mancanza di lavoro, circondante da distese naturali immense della Turchia rurale. Lo sguardo e il cinema del regista Palma d’Oro Nuri Bilge Ceylan non conoscono né confini né limiti, in un continuo rincorrersi di grandi temi e bellezza maestosa.
L’albero dei frutti selvatici conferma la sua passione per i paesaggi sconfinati della sua terra e per i minutaggi imponenti (188 minuti), segnando un suo ritorno in cui la mediocrità sembra appartenere solo ai due protagonisti della storia: un professore statale la cui vita è stata distrutta dai debiti di gioco e il figlio con ambizioni da scrittore, alla ricerca di un modo per pubblicare il suo primo romanzo.
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Venezia 75 / Le bambole e I soldi: la recensione dei primi due episodi di L’amica geniale

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Se ogni adattamento televisivo è una sfida nei confronti dell’originale, quello di L’amica geniale è un’impresa da far tremare i polsi. RAI Fiction e HBO affrontano un titolo che punta ad essere uno spartiacque televisivo e cinematografico. Per la televisione pubblica italiana è un’occasione forse irripetibile per portare avanti un lento processo di internazionalizzazione dei prodotti televisivi made in Italy, proseguendo sulla strada de I Medici.
Basta però guardare qualche minuto del primo episodio Le bambole per capire che l’approccio è radicalmente differente: niente star internazionali, niente patinature glamour, niente prospettiva statunitense. D’altronde la posta in gioco è molto più alta, con gli occhi di tutto il mondo puntati sul progetto. I lettori vogliono vedere Lila e Lenù, certo, ma si aspettano di farlo in una cornice puramente italiana, il più possibile fedele allo spirito del romanzo. Quell’Italia del dopoguerra, povera e dura, da cinema neorealista, totalmente fuor di stereotipo; quella che li ha conquistati in prima battuta.

I primi due episodi di L’amica geniale saranno proiettati in anteprima al cinema da Nexo Digital in una tre giorni che coinvolgerà 260 sale su tutto il territorio italiano. L’appuntamento è il 1, 2 e 3 ottobre 2018.
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Recensionando / Gli Incredibili 2

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L’esistenza stessa di Gli Incredibili 2 permette di capire cosa e quanto sia cambiato nel mondo dei supereroi, a livello di immaginario collettivo e in territorio squisitamente produttivo. Il genio di Brad Bird nel 2014 ha regalato al mondo un film sui supereroi che si è rivelato l’equivalente di The Watchmen in campo fumettistico: forse per la prima volta nel Nuovo millennio i super si guardavano dentro e si sottoponevano a una sorta di seduta psicoanalitica per indagarne natura, pulsioni e desideri di quanti proteggono i normali dai villain.
Rispetto ai supereroi in carne e ossa che facevano compagnia alla famiglia Parr al cinema nel 2004, i campioni d’incassi di oggi sono enormemente più stratificati e complessi e il merito è in una dimensione non trascurabile anche del film di Brad Bird. Com’era prevedibile Gli Incredibili 2 non ha un’idea così rivoluzionaria attorno a cui ruotare, ma non per questo s’impigrisce limitandosi a tornare sui suoi passi o ad allargare i confini del mondo tratteggiato dal primo capitolo. Anzi, la sua vera morale è molto sottile e riguarda la pigrizia degli spettatori.
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Recensionando / Mission: Impossible – Fallout

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La straordinaria tenuta fisica di Tom Cruise e la sua capacità di archiviare con un sorriso carismatico certe parentesi personali passate non altrettanto performanti farebbero la gioia di ogni PR. Quando il tuo attore protagonista / super star hollywoodiana in grande spolvero si rifiuta di usare gli stunt per le scene d’azione in un franchise che ruota tutto attorno alla spettacolarità delle stesse – e magari si infortuna pure sul set – di fatto hai già portato a casa la promozione del film.
In questi elementi ricorrenti della filmografia e della promozione di Mission: Impossible finisce per venire adombrata quella che è l’unicità di Fallout, che supera ogni più rosea aspettativa sia dal punto di vista del franchise sia dal punto di vista del genere action.

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Recensionando / Il cosmonauta di Jaroslav Kalfař

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Se uno dei più affascinanti e oscuri titoli candidati quest’anno all’Arthur C. Clarke Award 2018 al momento dell’annuncio della cinquina era già stato pubblicato in Italia da una casa editrice “tradizionale” come Guanda un motivo c’è: Il cosmonauta è un sorprendente romanzo d’esordio che afferisce alla sfera fantascientifica, certo, ma nella sua accezione più contemporanea.
Ci sono le astronavi, le solitarie missioni nello spazio e persino un alieno curioso, però il punto di ancoraggio dell’intero romanzo di di Jaroslav Kalfař è ben piantato sulla terra, in una piccola nazione nel cuore della vecchia Europa, sospesa tra un passato di velluto e l’affannosa ricerca di una nuova immagine ed identità: la Repubblica Ceca.

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Recensionando / Resto qui di Marco Balzano

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Quello di Marco Balzano – insegnante di liceo, saggista e firma del Corriere della Sera – è l’unico romanzo che è stato in grado di impensierire il vincitore del Premio Strega 2018, La ragazza con la Leica di Helena Janeczek. Arrivato secondo con Resto qui, Balzano potrebbe essere ritratto come il grande sconfitto dell’edizione, per quanto possa essere considerato “perdente” uno scrittore approdato a un gigante come Einaudi, con già in tasca il Premio Campiello 2015.
Il suo romanzo agile e dalle sfumature storiche aveva l’identikit ideale per l’ennesima vittoria di un uomo e di un potere editoriale forte in un premio storicamente dominato da logiche spartitorie e non certo letterarie.
Dopo anni di dissidi, polemiche e una profonda revisione del regolamento, lo Strega è andato però in una direzione diversa, moderatamente nuova. Quando una copia del romanzo si è palesata nelle mie vicinanze, complice l’agilità estrema dello stile e la lunghezza più che contenuta, ho deciso di farmi un’idea sul secondo classificato, che in altri anni si sarebbe scolato senza colpo ferire la tradizionale bottiglia di Strega.
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Recensionando / Hereditary – Le radici del male

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Almeno un paio di volte l’anno tocca anche ai cinefili paurosi come la sottoscritta arrendersi alla necessità di andare in sala e soffrire le pene dell’inferno orrorifico per merito e colpa di pellicole di paura che hanno riscosso il plauso della critica e del pubblico oltreoceano. È successo con It Follows, The VVitch, Get Out e quest’anno è già capitato di parlare (e bene) di Un posto tranquillo. La premessa di Hereditary – Le radici del male avrebbe dovuto essere sempre quella di horror ottimamente diretto da un esordiente o poco più che si fa notare e che vale la pena vedere in senso cinematografico e cinefilo. Ecco, stavolta per me questa premessa è stata tradita, perché per perdonare a questo film i suoi scivoloni bisogna essere quantomeno appassionati del genere e affamati di nuove pellicole orrorifiche.
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Recensionando / Binti di Nnedi Okorafor

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La rabbia è un’arma pericolosa in campo letterario: può amplificare la tua voce letteraria, può donare al tuo racconto la forza di superare i tuoi stessi limiti di scrittore, ma può finire per farti urlare addosso a quel lettore a cui stai disperatamente cercando di raccontare la tua storia.
I primi scritti di Nnedi Okorafor, la quarantaquattrenne scrittrice statunitense regina della scena letteraria di genere negli ultimi anni, sono letteralmente divorati dalla smania di denunciare la sistematica cancellazione della voce delle minoranze etniche dalla vita sociale e culturale degli Stati Uniti.
Con la premiatissima trilogia di Binti (che presto arriverà anche in Italia) qualcosa sembra finalmente essere cambiato. 

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