Miscellanea / Missed but not Forgotten #3

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La rubrica aperiodica e ritardataria nell’anima in cui vi racconto brevemente i film che ho visto prima dell’uscita nelle sale italiane ma che non sono riuscita a recensire prima del loro approdo nelle stesse.
Hashtag suggerita #megliotardichemai.

In questa puntata parleremo di thriller thrilleroni thrilleracci, alcuni ancora in sala, di molti solo per il gusto del LOL epico che procurano:

Black Butterfly
2:22
Una Doppia Verità
Codice criminale
The Neon Demon 
La cura del benessere
La vendetta di un uomo tranquillo 
John Wick 2
Allied

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Recensionando / The War – Il pianeta delle scimmie

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Nel campo dei prequel non richiesti che rispondono a domande che non avevamo posto, la trilogia di Cesare che prelude al grande classico cinematografico de Il Pianeta Delle Scimmie è tra i pochissimi esempi che ha saputo trovare motivo d’esistere e per giunta persino all’interno del suo stesso arco narrativo.
Un traguardo davvero ragguardevole che però cozza con la sensazione che per la terza volta ho provato in sala, di fronte a The War – Il pianeta delle scimmie, un film grandioso dal punto di vista realizzativo e spesso narrativo, ma a cui avrei smesso di pensare immediatamente fuori dalla sala.
Perché nonostante i buoni risultati di critica e pubblico, non ho mai non dico la voglia, ma nemmeno lo spunto di tornare sulle avventure della scimmia quasi umana Cesare?

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Recensionando / Ninefox Gambit di Yoon Ha Lee

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Ninefox Gambit di Yoon Ha Lee è il romanzo di fantascienza dell’anno appena trascorso? Se sì, qual è il bilancio del 2016 fantascientifico a livello anglofono e quindi mondiale?
Certo il pedigree è di quelli difficili da ignorare: il romanzo d’esordio di Yoon Ha Lee, primo volume della trilogia The Machineries of the Empire, ha piazzato la doppietta Hugo + Nebula, è in finale nell’Arthur C. Clarke Award. In qualità d’esordio senza un fandom precedente a cui appoggiarsi dimostra una forza notevole e può brillare anche nei premi dedicati agli esordienti, e infatti eccolo portarsi a casa un Locus Award per miglior romanzo d’esordio SF. Nella piccola nicchia fantascientifica è stato recensito da tutti i nomi giusti abbastanza o molto positivamente: hanno risposto all’appello blogger, youtuber, autori e tutta la critica che ancora legge fantascienza (aka non quella italiana). Ha un blurb di John Scalzi. Che volere di più?
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Commentando / Le Otto Montagne di Paolo Cognetti vince il premio Strega

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Paolo Cognetti ha vinto, anzi, ha stravinto il Premio Strega 2017. Una vittoria così preannunciata, così pronosticata da tempo immemore che la qui presente – non esattamente la lettrice più puntuale di narrativa contemporanea italiana – l’ha spostato nella pigna dei tomi già letti a marzo.
Il problema delle polemiche puntuali come la morte, le tasse e gli strali delle piccole case editrici nei confronti dei colossi editoriali che si spartiscono uno dei più importanti premi letterari italiani è che non permettono distinguo di sorta. Anche quando vincitore reale e morale coincidono nella consacrazione di Paolo Cognetti, una delle penne “giovani” più amate dall’editoria e dal pubblico italiano, forte di uno dei romanzi che ben sintentizzano l’annata letteraria italiana.
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Cannes 70 / Okja

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Che effetto fa vedere un film passato a Cannes 70 un mese e mezzo fa in contemporanea mondiale dalla poltrona di casa, sullo schermo del PC o addirittura del cellulare, senza che sia nemmeno sbarcato al cinema? Okja ha suo modo ha fatto la storia, peccato che il contenuto di uno dei due film targati Netflix presentati in concorso non sia all’altezza del grande cambiamento epocale che rappresenta, tanto che a conti fatti la sua collocazione naturale – per parata di star e respiro cinematografico – sarebbe stata fuori concorso.
Il problema di Okja è che diventa molto più interessante nell’analizzarne corsi e ricorsi produttivi e il ruolo nella guerra già in corso tra studios e servizi streaming rispetto al film fatto e finito che è.
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Recensionando / Spider-Man: Homecoming

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Era da tempo che un film Marvel non mi divertiva come ha fatto Spider-Man: Homecoming, il ri-ri-ritorno e ennesima genesi dell’Uomo Ragno moderno, che segue gli eventi di Civil War concentrandosi sull’adolescente newyorkese delfino di Tony Stark.
Dopo una lunga infilata di genesi Marvel tutte uguali, mai veramente sbagliate ma davvero poco memorabili, Spider-Man: Homecoming sembra aver trovato la giusta quadra per tornare a far splendere la dimensione umana e quotidiana della vita da supereroe. Finalmente un film Marvel non gioca all’impossibile rilancio e riduce la magnitudo sempre più potente e drammatica dei buoni e dei cattivi: Spider-Man qui conquista perché, per citare Tony Stark, non smette mai di essere un tranquillo supereroe di quartiere, a cui viene concesso di non dover fronteggiare drammatiche decisioni senza ritorno.
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Recensionando / Le Ardenne – oltre i confini dell’amore

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Se proprio ripescaggio e rimestaggio nel trascurato e dimenticato deve essere, almeno che sia al livello di Le Ardenne, un esordio davvero ragguardevole che il Belgio decise di mandare come suo rappresentante agli Oscar 2015. È proprio attraverso questo canale che negli ultimi la cinematografia belga si è fatta conoscere tra i cinefili che scavano in questo genere di materiale, presentandosi come un’altra produzione europea con i suoi filoni d’elezione e i suoi volti ricorrenti. C’è chi ha la corruzione e Toni Servillo, c’è chi fa i tradimenti familiari, Jan Bijvoet di Borgman e la bella e talentuosa Veerle Baetens, già protagonista di Alabama Monroe.
Certo che avere a disposizione attori tanto bravi e rodati deve aver aiutato non poco l’esordiente Robin Pront a farsi notare, anche se la qualità c’è tutta, anche dietro la macchina da presa. Ottimo cast, incipit classico da rapina finita male e un paio di sorprese ben piazzate rendono Le Ardenne un esordio incisivo, tanto quanto il collega spagnolo di qualche settimana fa La vendetta di un uomo tranquillo.
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Cannes 70 / 120 Battements per Minute, Les Fantômes d’Ismaël & Le Redoutable

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Il fatto che io continui imperterrita a recensire film di Cannes 70 la dice lunga sulla rilevanza delle uscite settimanali in sala in questo inizio astronomico d’estate.
Meglio quindi concentrarsi su alcuni del recuperi che sono riuscita ad assestare grazie a Cannes e dintorni, l’iniziativa del Comune di Milano che permette alla sottoscritta di recuperare un manipolo di film di Cannes a poco meno di un mese dal passaggio in Croisette (in pratica una sorta di lusso per poracci che non vanno a Cannes).
Oggi è il turno dei francesi, con la pellicola che ha aperto fuori concorso la 70esima edizione e due lungometraggi che si sono contesi la Palma d’Oro (e uno l’ha quasi vinta). Contando che siamo anche nel mese del Pride, direi che non poteva esserci tempistica migliore. Iniziamo!

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Cannes 70 / The Rider & Loveless

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Sono stati salutati da buona parte dei presenti come i migliori film passati a Cannes 2017, in una 70esima edizione risultata molto più deludente del previsto. Anche se poi si sono dovuti accontentare di riconoscimenti minuti, non è escluso che tornino a far parlare di sé in autunno.
Sto parlando del secondo film di una giovane cineasta cinese che racconta l’America del West – The Rider – e del ritorno contemporaneo e glaciale del grande cineasta russo Andrey Zvyagintsev con Loveless.
Se sulla qualità si può e si discuterà, sulla tristezza e il PESO direi che siamo di fronte a una doppietta formidabilmente depressiva dalla competizione: vale comunque la pena di sfidare le crisi depressive che i due film generano. Ecco perché.
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Recensionando / Lady Macbeth

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Lady Macbeth è la risposta ideale per quanti pensano che film in costume equivalga a smancerie e sospiri d’amore, ma non solo: è anche una belle piccole pellicole che trovano finalmente spazio nella sonnacchiosa estate cinematografica italiana, una delle pochissime che vale davvero la pena andare a vedere sfidando la calura estiva.
Presentato qualche tempo fa al Torino Film Festival, Lady Macbeth è un costume drama luciferino e il sorprendente esordio al cinema del regista teatrale inglese William Oldroyd. Non manca qualche impasse, ma la cura estrema della forma e la capacità di far buon viso a cattivo budget rendono la ricorrenza di scenografie e costumi un valore aggiunto nel ritratto di un matrimonio claustrofobico da cui una giovane sposina tenta di liberarsi con metodi davvero poco ortodossi.
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