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aveii1Ultimamente la qui presente si sta togliendo molte soddisfazioni tra il nerd e il professionale, che potremmo riassumere nella simpatica lista tutte le volte che mi avete odiato e per l’invidia e la rabbia mi avreste staccato la testa di netto (ovvero lo stato in cui mi trovo ogni volta che qualcuno mi annuncia di avere l’accredito per Cannes). Ecco, a seguire trovate la trascrizione il più possibile integrale dell’incontro di Joss Whedon con la stampa milanese, tra cui a quanto pare si annovera anche la sottoscritta (yay!). Ambasciator non porta pena sul calibro delle domande, sia chiaro.
Direi che è il momento di aggiornare quella famosa lista, dato che diciamo che mi sono trovata per un’oretta abbondante a meno di cinque metri dal papà di Buffy e Firefly e dal regista del terzo incasso cinematografico di sempre.
Nota bene: l’infornata di domande c’è anche un po’ d’Italia che apre la conferenza non sono opera mia ma sono estremamente soddisfatta che qualcuno tra i presenti abbia onorato la tradizione. Buona lettura!

Joss Whedon entra in sala, preceduto da un silenzio carico d’attesa, soprattutto tra i presenti che sfoggiano una maglietta a tema: è evidente che in sala in molti professionisti sono cresciuti con le sue storie e morirebbero dalla voglia di chiedergli di Firefly. Whedon arriva, si siede e appare sostanzialmente uguale a se stesso: cordiale, gentilmente ironico, pungente, disponibile e incredibilmente saggio.

Age of Ultron è stato girato per buona parte in Italia: il forte del film si trova a 160 km da qui, è il valdostano forte di Bard. Cosa ti ha spinto a girare in Italia?
JW – L’hai mai visitato? Voglio dire, è bellissimo. Abbiamo testato tante location, ma il forte è così remoto, maestoso, imponente…era perfetto così, non abbiamo dovuto aggiungere molto. Inoltre la gente della valle è incredibilmente ospitale e divertente. Ci hanno offerto del vino, così tanto vino…forse è stata quella la mossa vincente! (ride)

Le tue influenze italiane però risalgono alla tua giovinezza, giusto?
JW – Sì, sono stato per un po’ di tempo in Italia da adolescente, insieme alla mia famiglia, perché mia madre adora il vostro Paese. Vivevamo vicino a Cortona e ogni giorno io e mio fratello uscivano e visitavamo qualche città: Orvieto, Roma, Firenze…ci siamo stati per un po’ di settimane. Raramente ho “sentito” qualcosa in maniera così profonda: forse solo la cucina di mia madre (ride).

L’Italia ti ha influenzato anche cinematograficamente: sei un grande fan di Sergio Leone, vero?
JW – Sicuramente i film di Sergio Leone sono stati importanti per me, è un regista che amo moltissimo. Per questo motivo cominciare il primo giorno di riprese proprio in Italia è stato emozionante: girare un momento del film così intenso in un luogo così magico, è stato eccezionale. Ogni volta che giravamo per i vicoletti di Bard, beh, mi ricordavo un po’ d quelle atmosfere rarefatte dei western di Sergio.

I droni stanno entrando prepotentemente nell’industria cinematografica. Li hai utilizzati in “Age of Ultron”? Cosa ne pensi?
JW – Non abbiamo usato i droni per le riprese italiane, ma in Corea e Inghilterra sì e ci hanno permesso di realizzare scene fantastiche, quasi impossibili da girare con elicotteri e gru. Sono un grande fan di questa tecnica e dei droni in generale, almeno finché non sganciano bombe sulla gente.

Recentemente hai elogiato la sceneggiatura del fu Ant-Man di Edgar Wright, sostenendo che fosse la migliore finora scritta, perché faceva rivivere davvero lo spirito della Casa delle Meraviglie. Da regista di cinecomics Marvel, secondo te cosa bisogna fare per realizzare un film che ne incarni lo spirito?
JW – Lo spirito Marvel è davvero fantastico. La sua peculiarità che mi ha attirato sin da adolescente è il fatto che includa praticamente ogni genere narrativo: è science fiction, è politico, è divertente, incarna tutto quello che volevo da giovane e che voglio ancora trovare nelle storie che leggo. Lo humour poi è un componente che separa molto il mondo Marvel dall’universo DC, ma è una superficie: si fa dello humour sulle situazioni, non un’ironia fine a se stessa.

Secondo te perché in un momento di così forte tensione politica, economica e diplomatica questo approccio “vintage” a problemi di scala globale attira tanto il pubblico?
JW – Beh, nei film con i supereroi è più semplice trovare una soluzione, hai a disposizione i loro superpoteri e una divisione molto più netta tra giusto e sbagliato. Age of Ultron stesso però riflette più a fondo sulla pericolosità di cercare una soluzione facile e veloce, ha un approccio molto più raffinato e ambiguo del classico supereroe che sistema ogni problema.

A proposito di “vintage”: secondo te come mai in questo momento al cinema stanno avendo tanto successo storie scritte decenni fa, appartenenti al mondo dei fumetti americani?
JW – In questa prima fase dei cinecomics si è molto utilizzato l’effetto nostalgia. Nostalgia e ricordo sono armi molto potenti perché evocano la nostra infanzia, anche se a ben vedere sono molto più numerosi gli adattamenti di favole e fiabe, come per esempio Cenerentola. Funzionano perché sono storie molto immediate, di cui conosciamo a grandi linee lo svolgimento.
L’universo Marvel è pieno di supereroi che attendono di arrivare sul grande schermo. Secondo me solo col tempo, quando la Marvel introdurrà il lato “oscuro” del suo mondo nei film, ci si potrà distaccare un po’ da questa nostalgia imperante.

Parliamo un po’ delle novità di questo secondo film dedicato agli Avengers: perché introdurre i due Maximoff già adesso, quando ci sono ancora tanti Vendicatori a cui si è dedicato poco tempo, ancora sostanzialmente da costruire?
JW – Di solito sono contrario all’aggiunta di nuovi personaggi: avevamo già sei supereroi affascinanti, perché rubargli spazio con nuove reclute? Stavolta però ho sentito che era necessario espandere l’universo Vendicatori e soprattutto mostrarlo da una prospettiva differente, quella inedita di persone a cui non piacessero necessariamente come squadra di salvatori. Inoltre introducendo Wanda avevo una scusa per entrare nella testa degli Avengers, cosa che altrimenti non avrei potuto fare.

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Ultron e Visione, altri due personaggi che conosceremo nel corso del film, sono degli alter ego di Stark?
JW – Sì (in italiano). Non volevo ch Ultron fosse semplicemente un clone di Tony, volevo andare oltre la classica dialettica padre/figlio, creatore/creatura alla Frankestein, ma era necessario che condividesse alcuni tratti caratteriali con Tony.

Hai annunciato che questo sarà l’ultimo Avengers che dirigerai. Pensi di chiudere anche la tua collaborazione con la Marvel in qualità di sceneggiatore di film e albi?
JW – Non lo so se lavorerò ancora con Marvel, ma mi terrò sicuramente aggiornato sui loro progetti perché adoro il loro universo cinematografico e non. Sul mio futuro invece non ho la più pallida idea di cosa farò, non ho ancora deciso nulla. Ho deciso di dire basta perché non volevo rimanere incastrato in sequel su sequel e nel ripetersi delle medesime dinamiche narrative.

Anche senza di te l’universo Marvel corre veloce: a luglio 2018 uscirà un cinecomics a settimana, almeno secondo i piani finora annunciati dagli studios. Secondo te non c’è il rischio che così tanti film snaturino il linguaggio dei comics stessi?
JW – Purtroppo come sapete i fumetti non vendono molto, le uniche persone che li comprano ancora sono i vecchietti come me. (ride) Non ritengo che i film facciano vera concorrenza, perché pur attingendo alle medesime storie (e con Ultron il materiale “preso in prestito” era davvero minimo) rimangono su un binario separato. La verità è che mi piacerebbe molto che la gente tornasse nelle fumetterie, ma è davvero difficile portarcela.

Negli Stati Uniti come ricordavi i comics vendono poco e in quest’epoca i film possono finalmente portare su schermo in maniera credibile storie che fino a pochi decenni fa potevano prendere vita solo grazie alla matita dei disegnatori. Secondo te come cambieranno i fumetti adesso?
JW – Non lo so, davvero. Come dicevo prima, per questo film abbiamo attinto davvero poco alla storia originale, perché il mondo cinematografico Marvel è già parecchio autosufficiente. Penso di essere davvero fortunato, perché sono me stesso, Joss Whedon, in un momento in cui è possibile portare questa mia passione su grande schermo: in passato non è stato così.
Per i comics invece è un momento difficilissimo: sono sopravvissuti a decenni di guerre, propaganda, scarse vendite, cambiamenti sociali profondi. Ora però devono cambiare profondamente anche loro, perché quante volte si potrà ancora proporre il reboot di Spiderman prima che ai lettori smetta di importare qualcosa a riguardo?

Passiamo alle domande spinose, parliamo di social. Non hai un rapporto molto semplice con twitter e affini, giusto?
JW – Ehhhh. (sospira) Sono ancora su Twitter, nonostante quanto successo non mi hanno ancora bloccato l’account. È innegabile che i social come twitter abbiano molti lati positivi. Per esempio posso parlare con persone e professionisti come ammiro in maniera semplice diretta. Purtroppo però sulle medesime piattaforme c’è molto, molto odio, odio puro e semplice. Il cellulare ormai è un po’ come una granata che ti porti in tasca. Questo tipo di approccio secondo me comincia ad essere un danneggiamento per la nosta cultura e per me in qualità di piccolo ego pateticamente fragile (ride).
Anche se la traduttrice ha glissato, ho sentito che chiedevi anche di Jurassic World. (respira profondamente). Twitter ti fa dimenticare che talvolta un’opinione puoi pensarla nella tua testa e non c’è bisogno di digitarla su una tastiera.

Passiamo a una domanda meno spinosa: sei spesso citato per le tue protagoniste femminili uniche e iconiche e hai più volte spiegato perché ti piacciono le donne come personaggi a tutto tondo. Alla luce di questo, parlaci un po’ dell’evoluzione della Vedova Nera. È stato difficile sviluppare in maniera personale un personaggio che non avevi creato tu?
JW – La Vedova Nera forse è il mio vendicatore preferito, non perché è una donna, sia chiaro. Mi piace perché è la più debole del gruppo, ma ha sviluppato abilità particolari che la rendono insostituibile. Inoltre è forte, ambigua, ma anche fragile e molto oscura.
Quando ne ho discusso con Scarlett (Johansson) alla vigilia delle scene riguardanti il suo passato, abbiamo pensato che fosse una storia d’origine affascinante e dolorosa da esplorare, specie in un film in cui ricorre tanto la paternità. Alcuni sono rimasti scioccati dalla durezza dei suoi trascorsi e mi hanno chiesto perché li ho portati alla luce: secondo me era il momento di scavare un po’ e scoprire cosa motivasse il personaggio. Voglio dire, da quanto tempo è su schermo la Vedova senza che le si dedichi davvero un po’ di tempo? Per quanto riguarda la sua storia romantica con Bruce Banner, è la mia parte preferita del film, anche se molti non l’hanno apprezzata.
Come personaggio non mio è stata una sfida, perché bisognava trovare un bell’equilibrio tra elementi esistenti e novità introdotte da me. Rendere tuo un personaggio già esistente senza stravolgerlo in qualità di sceneggiatore e regista è stato quasi come diventare anche un po’ attore.

Risposta secca: chi è il più forte tra Hulk e Thor?
JW – Hulk. In uno scontro però Thor potrebbe avere la meglio.

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