Cineriassuntone settimanale #3 / Jojo Rabbit e Richard Jewell

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JOJO RABBIT di Taika Waititi
Il piccolo Jojo ha 10 anni ed è un fervente fanatico nazista nella Germania vicina alla disfatta della Seconda guerra mondiale. Essendo mingherlino e irriso dai giovani della città, Jojo si accomopagna a un amico immaginario con le fattezze del Führer. Quando però scopre che la madre nasconde una ragazzina ebrea in un’intercapedine del muro, Jojo sarà costretto a confrontarsi con una realtà molto differente dalla propaganda nazista.
La prova provata che alle volte tirare fuori dal cappello un film riuscito non è nemmeno lontanamente abbastanza. Sinceramente sono un po’ scettica sulle nomination di peso che questo crowd pleaser ha raccolto, tra cui quella per miglior film. Bisogna certo riconoscergli di riuscire a fare un’operazione comica non scontata per un film così trasversale, accessibile e commerciale. Senza Taika Waititi al timone (regia, sceneggiatura e interpretazione di Hitler) palesemente questo film non si sarebbe fatto, o quantomeno non si sarebbe proposto con successo a un pubblico così ampio. Continua a leggere

Specialando / il Listone Libri 2019

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A seguire i dieci libri che più ho amato e che più mi sono rimasti nel cuore o nella mente tra quanto ho letto e completato nel 2019. Come sempre, dato che il mio monte letture annuale non spiluccate o testate non supera la cinquantina di unità, i titoli caldamente raccomandanti/imperdibili sono da considerarsi i tre sul podio o poco più. Dieci titoli sono pur sempre più di un quinto del totale, ma potreste trovare qualcosa di vostro interesse anche nella parte bassa della classifica.

Nelle puntate precedenti…
[Listone 2018] [Listone 2017] [Listone 2016]
[Listone 2015] [Listone 2014] [Listone 2013]
[Listone 2012]
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Cineriassuntone settimanale #2 / Piccole donne, Hammamet, City of Crime

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PICCOLE DONNE di Greta Gerwig
Il classico della letteratura statunitense Piccole Donne di Louisa May Alcott torna al cinema con una produzione hollywoodiana, un cast super glamour e la seconda, attesissima regia di Greta Gerwig.
L’aspetto più limitante dell’esperienza cinematografica dei film di Greta Gerwig è la sua claque, con risate di quelle iper consapevoli e applausi da scena aperta che magari, mh, anche no.
Detto questo (e temendo parecchio che alla lunga questa esasperazione me la renda indigesta) il mio notevole scetticismo iniziale è stato quasi del tutto cancellato da un film genuinamente emozionante, che centra il non semplicissimo obiettivo di dare una risposta sensata al quesito principale che sorge spontaneo: ma Greta, ma hai Hollywood ai tuoi piedi e fai Piccole donne, ma perché?

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Il Listone / Il meglio (e il peggio) dei film delle Feste

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Il Natale del cinefilo è senza respiro. Il numero di uscite al cinema è imponente e, per chi sa ben cercare, non mancano nemmeno film di qualità, seppur seppelliti dal numero mostruoso di copie con cui si fronteggiano i titani del botteghino natalizio: da una parte l’impero (Disney), dall’altra i “ribelli” (giusto di nome, dato che come leggerete durante le Feste si raggiungono dei picchi di democristianità notevoli) del cinema italiano, guidati dall’impavido Checco Zalone. Mentre Luca Medici ormai battaglia con sé stesso volando verso i 24 milioni di euro, la Befana già bussa alla porta. Ditele di farsi da parte e correte al cinema, perché finalmente il Listone di gerundiopresente è qui per riparare alle mancanze e ai torti, per proclamare a suo sindacabilissimo giudizio vincitori e vinti, per linkarvi (quasi) tutte le recensioni pertinenti. Per essere, come sempre, un blog di cinema tenerino con lo sguardo severo (cit.) nei suoi giudizi. Taylor.
Errrr, sigla.
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Recensione / The Menace From Farside di Ian McDonald [Luna Extra]

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Nell’anno delle celebrazioni per il cinquantesimo anniversario dell’allunaggio, il lettore italiano ha finalmente potuto ambientarsi sulla Luna di Ian McDonald, uno dei pochi scrittori di fantascienza capace di tornare in un paesaggio classico della fantascienza d’antan e farlo suo, con una visione fresca, sferzante, attuale e così sexy da diventare (anche per mancanza di contendenti) la più (in)credibile superficie lunare in campo narrativo.
Certo anche la Luna e i suoi abitanti hanno i loro grattacapi in The Expanse e in altre saghe SFF, ma l’attenzione fino a qualche anno fa era tutta rivolta a Marte. Ian McDonald si è fatto trovare pronto per un anniversario importante, o forse ha intuito anzitempo che per rendere possibile l’ammartaggio (o per procurarsi le sempre più introvabili terre rare), l’uomo sarebbe tornato a guardare alla Luna, sperando di compiere un altro piccolo passo sulla sua superficie.

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Commentando / Le nomination ai Golden Globe Awards 2020

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Secondo Variety, un eminente testata di spettacolo capace in poche ore di tirar fuori editoriali di tutto rispetto sulle nomination ai Globe e vaccate immonde tipo la mappatura dei nominati in base al segno zodiacale, le nomination ai Golden Globe Awards 2020 hanno dato una ripulita alla proverbiale faciloneria con cui il primo appuntamento della lunghissima stagione che porta agli Oscar seleziona le sue cinquine di finalisti. Sarà davvero così? Scorrendo la lista delle categorie cinematografiche mi verrebbe da dire sì, anche se qualche perplessità permane.
Dove sono finite le donne, di grazia? Tutte quelle nomination a Piccole Donne e 1917 sono figlie del hype o di una valutazione oggettiva? The Farewell sarebbe un film cinese? Quindi sì, qualche perplessità e un paio di sorprese non mancano. Perché non metterci qui tutti attorno a un post a discuterne?

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Recensione / Grazie a Dio di François Ozon

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Non è un mistero che François Ozon sia tra i miei registi preferiti e non è tanto una questione di livelli qualitativi, fama o allure festivaliera. Ci sono là fuori registi migliori? Sì, ma davvero pochi combinano la prolificità, il trasformismo e l’estrema fruibilità narrativa del regista francese.
È uno di quei nomi che suscita sempre la mia curiosità e di cui vedo le novità più volentieri (e anche con una certa impazienza) e il mondo sa se il Cinema non sarebbe migliore se questa qualità non fosse più diffusa tra i grandi cineasti. Non è che François Ozon sia meno intelligente, acuto o acculturato dei suoi colleghi festivalieri, è che da tempo ha messo da parte l’urgenza di impressionare o primeggiare, mentre rimane una sua priorità quella di raccontare con estrema chiarezza e accoglienza le sue storie. Da un regista così finisci per voler vedere anche un titolo come Grazie a Dio, incentrato sullo scandalo pedofilia nella diocesi di Lione e sull’affaire Barbarin.
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Recensione / La memoria di Babel [L’attraversaspecchi #3]

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Sono due gli elementi letterari a lungo termine che trovo più interessanti nei romanzi di Christelle Dabos. Nell’atto piuttosto forsennato di leggerli a prevalere su tutto è la sua capacità di scrittrice, dato un certo numero di capitoli introduttivi, di far scattare una trappola in cui il lettore cade e, in un continuo gioco di rilanci e colpi di scena a fine capitolo, il poveretto è costretto a leggere senza pause, fino a giungere inesorabile a fine volume e a fine nottata.
Questa qualità rende molto piacevole la lettura di un romanzo che si divora a grandi tocchi, senza processarlo e analizzarlo nelle sue sfumature di sapori e profumi. A rendere l’esperienza di lettura in qualche modo persistente e duratura intervengono le due qualità a cui accennavo all’inizio, che permettono anche a La memoria di Babel di lasciare dietro di sé una scia abbastanza persistente nel pensiero, oltre al bisogno spasmodico di leggere il volume successivo.
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Recensione / Joker di Todd Phillips

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Joker è un gran bel film? Sì. Joker è un film molto furbo, molto piacione, assai calcolatore, un filo mercenario, che sotto la sua patina di tinte forti e toni duri di rischi veri ne prende pochissimi? Sì, ancor di più.Joker è un gran bel film? Sì. Joker è un film molto furbo, molto piacione, assai calcolatore, un filo mercenario, che sotto la sua patina di tinte forti e toni duri di rischi veri ne prende pochissimi? Sì, ancor di più.
Inutile negare tutta una serie di meriti oggettivi che vanno attribuiti a Todd Phillips, uno con all’attivo la trilogia di Una notte da leoni e Parto col folle, a cui fino a un annetto fa in pochi, anzi pochissimi, sarebbero stati disposti a prendere davvero sul serio. Tra questo ristretto novero di persone, dopo qualche anno di corteggiamento e suppliche, sono entrati anche gli uomini forti di Warner Bros, alle prese con l’eterna domanda: come rilanciare il marchio DC quando la concorrenza Marvel non solo vince su tutta la linea, ma riesce a imporre un modello cinecomics che sembra destinare al fallimento commerciale e artistico chiunque tenti di sovvertire?
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Commentando / Il traditore è la scelta migliore per rappresentare l’Italia agli Oscar 2020?

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Come da previsioni, Il Traditore di Marco Bellocchio sarà il film italiano che rappresenterà il nostro Paese nella corsa agli Oscar 2020, nella categoria dedicata ai film in lingua non inglese che si contendono una statuetta apposita e per cui ogni nazione è chiamata a eleggere anualmente il proprio candidato.
La scelta era nell’aria da tempo, dato che sin dal suo passaggio a Cannes la critica italiana e il sistema cinema del nostro paese avevano fatto fronte comune per sostenere le ambizioni del film, ricoperto entro i confini nostrani di calorosissimi apprezzamenti.

Nella cinquina di film italiani selezionati come rosa di candidati da cui selezionare il nostro rappresentante agli Oscar però non mancavano concorrenti di pregio e non solo per la qualità intrinseca delle pellicole. Come infatti è risaputo, la vittoria di una statuetta è un risultato ottenibile attraverso molte variabili – alcune fisse, altre specifiche per una singola categoria in base al regolamento e alla platea di votanti effettivi tra i membri dell’Academy – e la qualità del film è solo una di queste, talvolta nemmeno la più rilevante.
Per amor di chiacchiera e con un filo di vena polemica esaminiamo quindi i cinque candidati italiani e facciamo qualche considerazione sulla loro “oscarabilità”: il Traditore di Marco Bellocchio è davvero il candidato più forte, posto che quest’anno ci sono già almeno (almeno) un paio di pellicole che hanno ipotecato la vittoria di categoria, vedi Parasite e Dolor y gloria?

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