Recensionando / Molly’s Game

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Ispira persino un po’ di divertita tenerezza constatare l’assoluta trasparenza dell’operazione Molly’s Game, il film con cui lo sceneggiatore contemporaneo per antonomasia Aaron Sorkin decide di dirigere un copione scritto di suo pugno in maniera letterale, esordendo alla regia. Il meccanismo è ben oliato, quasi un automatismo di scrittura: cerca il tratto da una storia vera giusto, un profilo biografico straordinario e iconico, quello che gli statunitensi definiscono larger than life.
Poi scrivilo e riscrivilo piegandolo ai messaggi e alle riflessioni che intendi farci sopra, anche se la vicenda iniziale non era poi così automaticamente riferibile a quello che gli arguti dialoghi sorkiniani ora alludono e ora urlano.
Solo che stavolta al centro della vicenda scritta da uno degli autori più criticati per le sue controverse figure femminili c’è una protagonista di sesso femminile.
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Recensionando / Ghost Stories

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Il 2018 sembra davvero l’anno della redenzione del genere horror, con una serie di uscite che stupiscono per qualità cinematografica complessiva e per performance al botteghino. Vi parlavo appena qualche settimana fa del solidissimo Un posto tranquillo (già avviato ad essere uno dei film di cui tenere conto nei bilanci di fine anno, a giudicare dal gradimento del pubblico e dalla tenuta al botteghino) ed eccomi qui a dirvi, da tiepida simpatizzante del genere, che ho visto una vera chicca del brivido, che mi è piaciuta ancor di più della precedente.
A differenza di A Quiet Place, il piccolo e britanicissimo Ghost Stories non ha una gran cassa mediatica che lo faccia notare e si affida più al passaparola e alla presenza di un attore amato come Martin Freeman. Quindi, pur senza assicurarvi che vi piacerà a scatola chiusa (essendo molto meno piacione e molto più autenticamente orrorifico del precedente), vi consiglio caldamente di dare una chance a questo ex spettacolo teatrale diventato una vera chicca cinematografica.
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Recensionando / Doppio amore

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Dopo l’eleganza formale del bianco e nero e la sorprendente sottigliezza della dimensione erotica del bellissimo Frantz, è comprensibile che un cineasta ardito ed esplicito di François Ozon – uno per cui la dimensione carnale presto o tardi è sempre protagonista della scena – abbia sentito il bisogno di un rilanciare con un film platealmente esplicito, diretto, che mai allude e sempre dichiara.
Un gioco registico ancor prima che sensuale, che decide di reinterpretare un filone tra i continui al territorio dei B movie: il thriller ad alto tasso erotico di tardi anni ’80 inizio ’90, nobilitato da gente come Paul Verhoeven e Brian De Palma, che ne hanno tratto grandi successi con gli studios.
Ancora una volta però Ozon dimostra una sua debolezza davvero paradossale: proprio lui che è un maestro dell’ambiguità provocatrice tra generi e pratiche sessuali, quando si ritrova a confrontarsi con una dimensione eterosessuale convenzionale è capace del peggior conformismo e della più trita retorica.  Continua a leggere

Recensionando / The Happy Prince

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Ogni uomo corre verso la propria distruzione e il passo tenuto dall’autore per antonomasia di aforismi e argute massime Oscar Wilde era più che spedito.
The Happy Prince è il film biografico sugli ultimi mesi di vita dello scrittore e commediografo che Rupert Everett ha realizzato davanti e dietro la cinepresa, regalandosi la sua prima pellicola da regista pur di ottenere un ruolo di quelli che impreziosiscono una carriera, se azzeccati.
Come il regista sa comunque il fatto suo l’attore inglese, ma come interprete porta a casa con consumata eleganza un ruolo che in realtà poi così facile non è, dovendo giostrarsi con un mito enorme ma il cui carattere spesso scivola nell’eccesso melodrammatico e macchiettistico. Un’ottima interpretazione non basta però a costruire un grande film.

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Recensionando / Rampage – Furia animale

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Forse Dwayne Johnson non ha ancora infilato il film così iconico da renderlo una leggenda del cinema action, ma il suo fisico pompato è la forma di granitica rassicurazione che piace di più a Hollywood: quella che assicura un incasso dignitoso a prescindere dalla qualità intrinseca del film, anche se lo sforzo per distinguere il precedente dal successivo è sotto il minimo sindacale.
Così nel giro di pochi mesi ci troviamo qui a parlare per la seconda volta di un adattamento alla lontana di un titolo nostalgia degli scorsi decenni a cui il film con protagonista The Rock ruba giusto lo spunto iniziale: animali enormi che se la danno di santa ragione. Questo è il presupposto tamarro di Rampage – Furia animale, che riesce nella non semplice impresa di farci già rivalutare con una certa nostalgia i risultati stiracchiati di Jumanji.

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Recensionando / Tokyo Express

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Tokyo Express recita la copertina italiana con tanto di foto di affascinante viaggiatrice dai lineamenti orientali, perché la combo Tokyo qualcosa + ammaliante donna orientale è lo standard estetico-descrittivo del crime giapponese in Italia (vedi l’intera produzione di Kirino Natsuo per Neri Pozza, giusto per fare un esempio). Non me ne voglia Adelphi, che ha il merito di aver ripescato questo classicone del giallo giapponese dal triste angolo polveroso in cui era finito dopo la pubblicazione nel 1971 su Giallo Mondadori, ma l’originale Ten to sen (点と線) è un titolo molto più evocativo ed elegante nella sua sintesi simbolica.
I punti e le linee sono quelli delle rappresentazioni grafiche del sistema ferroviario, infrastruttura di culto e mania di un consistente numero di appassionati nipponici di treni e stazioni, oltre che mezzo di trasporto feticcio del giallo classico. Punti e linee che riassumono una modernità veloce, che stuzzica l’immaginazione di assassini e giallisti.

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Approfondendo / Altered Carbon, dal romanzo a Netflix

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Gettandoci alle spalle il qualunquismo da lettore che “è sempre meglio il libro”, è arrivato il momento di fare qualche breve riflessione su Altered Carbon nella sua incarnazione televisiva. Non è un mistero che la sottoscritta ricada pienamente nella categoria dell’estimatore di vecchia data che vede arrivare su piccolo schermo via Netflix una storia nota da tempo nel suo pieno sviluppo, conclusione inclusa.
Su Players ho tentato di darne un’analisi senza spoiler e volta a inquadrare la serie nel panorama degli adattamenti letterari fantascientifici approdati su grande e piccolo schermo negli ultimi anni.
Qui invece mi avvalgo di spoiler ed entro nello specifico, con l’inevitabile comparazione tra due visioni della stessa storia investigativa che coinvolge lo stesso individuo, l’ex Envoy Takeshi Kovacs.

Ma quindi mi è piaciuta o no, questa prima stagione di Altered Carbon? , nella misura in cui la serie TV filtra un romanzo tipicamente britannico attraverso le maglie di una visione narrativa e esistenziale molto statunitense e sin troppo semplificata. Continua a leggere

Recensionando / I segreti di Wind River

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La fortuna vive in città è quel genere di battuta memorabile con cui uno sceneggiatore di razza farcisce un film, specie se decide di farlo diventare il suo esordio in veste di regista. Sui lungometraggi che raccontano il cuore nudo e cupo degli Stati Uniti Taylor Sheridan non ha certo bisogno di lezioni, avendo scritto negli ultimi anni esempi strepitosi di analisi cinematografiche della violenza istituzionalizzata alla base degli Stati Uniti d’america, da Sicario (di cui ha appena firmata anche la sceneggiatura per il sequel) a Hell or High Water.
Lo scontro tra natura selvaggia (il confine spaccato dal sole con il Messico, gli spazi immensi texani e qui le montagne impervie del Wyoming) e violenza degli abitanti rivolta contro altri essere umani sembra essere il conflitto che genera la sua stessa scrittura. Un conflitto che ha a sua volta radici profonde e attuali, che generano discriminazione e disuguaglianza, che nutrono l’attuale società statunitense.
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Recensionando / Un posto tranquillo

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Ha l’effetto di un boato o di uno schiaffo il primo passaggio ad alto volume di Un posto tranquillo, il capolista horror del 2018 a far parlare molto e bene di sé, già configuratosi come una visione imperdibile per i fan del genere (e non solo) di quest’annata.
Come spettatori ed essere umani ci adattiamo piuttosto velocemente ai cambiamenti (farceli piacere è un altro discorso), perciò basta seguire la famiglia Abbott in silenzio e in punta di piedi per un’oretta di pura tensione (e qualche passaggio vicino allo spavento vero e proprio) ed ecco che anche per noi un urlo, una parola detta ad alta voce o il fatale rumore di un oggetto che cade diventano drammatici, assordanti.
Il merito non è solo di un’idea semplice ed efficacissima che traina il film (se fai rumore, sei morto), ma anche a un horror che dialoga silenziosamente con un attributo troppo spesso ignorato in gesto genere di pellicola: l’intelligenza dello spettatore.
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Recensionando / Atomica Bionda, le graphic novel

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Non ne aveva fatto mistero David Leitch, lo stuntman diventato regista con l’esplosivo e super cool Atomica Bionda: il suo film era solo vagamente ispirato dalla graphic novel di Antony Johnston. In realtà lo sceneggiatore di Daredevil e Wasteland pare trovarsi particolarmente a suo agio tra spie e nella Berlino divisa in due, perché mentre il film era in corso di sviluppo è stato pubblicato anche un prequel delle avventure di David Perceval BER – 1, ambientato otto anni prima dell’arrivo di Lorraine Broughton nella città più fredda.
Entrambe i volumi  – La città più fredda e L’inverno più freddo – sono pubblicati in Italia da Magic Press Edizioni: ecco cosa dovete sapere a riguardo.


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