Fangirlando / Hannibal 3×13 The Wrath of the Lamb

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hannibal1Sono passati solo tre anni da quando andò in onda il fatale pilota di quello che per me è stato un grande amore televisivo, di quelli che lasciano una traccia indelebile nella mente e nell’anima. La strada che è riuscito a percorrere Hannibal nella sua mitologia e nel cuore del suo piccolo ma dedicatissimo fandom in trentanove episodi è inenarrabile, tanto che a voltarsi indietro viene quasi un capogiro. Se il season finale della seconda stagione, Mizumono, non è sbiadito di una tonalità a distanza di un anno e rimane l’episodio cardine della serie, il più bello, solo ripensare a Will incarcerato o ai casi della settimana pare di ricordare un’altra era.
Giovedì sera è andato in onda in Canada The Wrath of the Lamb, il season finale della terza stagione che per annosi problemi di ascolti, per l’addio di NBC e per l’indifferenza di canali vecchi e nuovi in un’ipotetica acquisizione si attesta concretamente anche come season finale.
Si merita un ricordo qui, mentre tento di levarmelo dalla mente e spero di parlarne con qualche altro fannibal nei commenti. #HannibalMicDrop & #YouOweMeAwe.

Ovviamente, occhio alle gif, agli SPOILER e ai violenti attacchi di FEELS.
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Segnalando / Uscite Urania Settembre 2015 e autunno SFF

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Schermata 2015-08-27 a 13.33.38Urania 1622 – Utopia Pirata di Bruce Sterling
Analizziamo per un secondo lo strombazzante bollotto che annuncia l’anteprima mondiale di questa antologia di racconti di Bruce Sterling (anteprima del formato antologico o del contenuto?). Sterling, scrittore da anni residente in Italia e regolarmente stipendiato da La Stampa e Wired per i suoi contributi. Sterling, che non solo scrive storie ambientate in Italia, ma anche legate a momenti specifici della sua storia (vedi alla voce il Poeta Vate e Fiume) che magari all’estero non sono così immediatamente intuibili. Quel Bruce Sterling che è un po’ come il concerto di Skin in diretta sui RaiUno: da qui sembra una cosa internazionale e fighissima, ma originata più che altro dalla scarsa rilevanza che attualmente ottiene a livello mondiale. Non so quanti anni siano passati dall’ultima volta che ho sentito un non italiano strapparsi i capelli per Sterling. Traduzione di Giuseppe Lippi, che non si capisce bene se sia un omaggio o l’ennesima mossa disperata al risparmio.
Lo leggerò? No secco e deciso. Lo stile e i contenuti di Bruce Sterling non mi esaltavano già anni addietro, figuriamoci quando si va ad impelagare su Fiume, sulla santa che rompe i piatti (eh?) e sull’Italia pre-risorgimentale. Se ho voglia di impelagarmi con stranieri che parlano di fatti italiani, c’è sempre “Il Lanciafiamme” di Kushner Rachel ad attendermi. Con tutto il rispetto, ma direi che in giro ci sono titoli un filo più pressanti da recuperare. D’altronde fa sempre più piacere ospitare nelle italiche lande Bruce Sterling che non Vox Day, purtroppo anch’esso alloggiato presso la nostra ridente nazione.

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Recensionando / Taxi Teheran

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TAXI2C’è qualcosa di assolutorio nell’affermare che Taxi, il nuovo film di Jafar Panahi, sia un gran bel film, una delle uscite autoriali più importanti dell’annata, sicuramente meritevole della vittoria che si è portata a casa all’ultima Berlinale. Questo perché vista dall’esterno è facile cadere nella trappola del riconoscimento all’uomo, al martire, al coraggio. Jafar Panahi è un regista iraniano la cui discontinuità di produzione è dovuta principalmente ad attriti col governo del suo Paese, che ha finito per imporgli formalmente il divieto di realizzare nuovi lavori. Eppure lui si presenta a Berlino (o meglio, manda il film a Berlino e chiede alla giovane nipote di ritirare il premio per lui, perennemente assente, perennemente sull’orlo dell’arresto) con un film, costruito per passare tra le difficoltà produttive e le maglie della censura.
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Recensionando / Mission: Impossible – Rogue Nation

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mirogue5In un 2015 in cui ogni serie vecchia o nuova incentrata sullo spionaggio ha fatto la sua mossa in attesa dell’uscita di 007 Spectre, non poteva certo mancare uno degli epigoni moderni più noti e amati sul grande schermo, Ethan Hunt, l’uomo delle missioni impossibili. Diciannove anni e quattro film dopo lo straordinario esordio di Brian de Palma, all’attore d’azione per antonomasia, almeno prima che la sua stella si oscurasse un bel po’, è riuscito un vero colpaccio: Tom Cruise è uno dei re dell’estate cinematografica. Se dopo Ghost Protocol sembrava che il periodo di transizione verso il nuovo Ethan fosse ormai verso la conclusione, un nuovo solidissimo capitolo come Mission:Impossible – Rogue Nation lo ha consacrato a 53 anni come uno degli attori più affidabili per i ruoli d’azione con un risvolto ironico.
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Recensionando / Leviathan Wakes (The Expanse #1)

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lw3Sole, mare e qualche ora di libertà da sperperare. Gli scampoli ferragostani sono da sempre il momento migliore per dedicarsi alle serie i cui capitoli escono a ritmo serrato, a quei libri decisamente meno introspettivi della media ma che è difficile mettere da parte. Quale finestra di lettura migliore di quando il lavoro e lo studio non ci impongono di mettere da parte niente e il caldo suggerisce di non dedicarci a nulla di più impegnativo di sfogliare le pagine di un libro?
Solitamente in vacanza mi dedico all’impossibile impresa di tentare di mettermi alla pari con Peter Grant series di Ben Aaronovitch ma quest’anno, complice l’uscita italiana e l’imminente serie tv su SyFy, ho deciso di impelagarmi in una delle serie fantascientifiche più popolari degli ultimi anni: The Expanse.
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Recensionando / Kumiko, the Treasure Hunter

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kumikoEsistono due universi cinematografici: quello delle sale, dei trailer e della cartellonistica e quello dei piccoli festival, dei film underground e del passaparola. Due insiemi che si intersecano infrequentemente, ma presso la cui area d’intersezione sta l’appassionato medio di cinema. Questo per dire che anche se piccolo, lontano e con pochissime possibilità di approdare in sala, in quanto appassionati di cinema è probabile che abbiate già sentito parlare di Kumiko the Treasure Hunter, la sorpresa dell’edizione 2014 del Sundance Film Festival, forse che l’abbiate anche già visto.
Con il suo approccio da film tipicamente da Sundance, la sua estetica vagamente naif e il suo metalivello cinematografico non poteva che toccare il cuore di tanti. Quando però un critico di Variety l’ha inserito nella lista dei migliori film dell’anno finora visionati, è arrivato il momento di parlare più a fondo di questa pellicola.
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Recensionando / Orme

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Schermata 2014-08-23 a 21.53.24Nonostante il film Tracks mi sia piaciuto molto e abbia contribuito parecchio alla mia recente rivalutazione di Mia Wasikowska, il libro su cui è basato non era entrato nel mio radar d’interesse. Mi sentivo soddisfatta dalle fotografie di Rick Smolan e dall’aver constatato che la Wasikowska non solo ha reso giustizia a un ruolo così particolare, ma vanta anche una notevole somiglianza con la ragazza che nel 1977 stupì il mondo attraversando a piedi con quattro cammelli e un cane il selvaggio occidente australiano.
Quando però il libro mi è capitato fra le mani, consigliato da una persona che l’aveva amato molto e non aveva visto la pellicola, ho deciso di dargli una chance, guidata dalla curiosità di chi, come me, non può astenersi dal fare confronti e raffronti. Si è rivelata un’ottima idea.

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Recensionando / Il Miniaturista

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mini1Cos’è un caso letterario senza un po’ di incipit che lo renda una favola? Per una volta quindi mi accodo alla stampa tutta, letteralmente impazzita per la storia di Jessie Burton, la giovane, graziosa autrice che dopo la laurea stentava ad arrivare alla fine del mese inseguendo il sogno di diventare un’attrice, mentre scriveva e riscriveva il libro che le ha donato il successo internazionale, tradotto ad oggi in 29 paesi, tra cui l’Italia.
Per scrivere il suo libro d’esordio, frequentemente accostato al best seller di Tracy Chevalier La ragazza con l’orecchino di perla, Burton si è ispirata a una sontuosa casa in miniatura che la ricca moglie di un mercante olandese di nome Petronella Oortman si fece costruire, ad esatta replica della propria dimora. Il pezzo, conservato in un museo, ha solleticato l’immaginazione della scrittrice, che ha creato un mistero, e la sua soluzione, dietro le piccole figure di bambola.
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Recensionando / Our Little Sister

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cannes umimachiDa rappresentante habitué del Giappone sulla Croisette, Hirokazu Koreeda può anche presentarsi in concorso senza nessuna particolare mira ai premi che contano. Pur non essendo una quota orientale dovuta, come per esempio accadeva durante il dominio mulleriano della Laguna, indubbiamente gode di una certa priorità rispetto a una marea di colleghi europei che in particolare quest’anno hanno dovuto sgomitare per accedere alla gara o a una delle sezioni più chiacchierate.
Il regista giapponese si presenta invece con un film che pende più verso il commerciale che l’autoriale, per di più basato un un manga, per quanto blasonato. Eppure Koreeda non ha avuto problemi d’accesso. Probabilmente ha giocato a suo favore la straordinaria capacità di ritrarre il proprio Paese.
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Recensionando / Siamo tutti completamente fuori di noi

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Schermata 2014-10-23 a 14.46.26Karen Joy Fowler e la sua protagonista Rosemary cominciano a raccontare la loro storia dal centro e io farò lo stesso. Più o meno un anno fa  scrivevo per la prima volta di We are all completely beside ourselves, dopo l’enorme successo di critica e pubblico che l’autrice aveva ottenuto con il titolo (andando vicino all’apice raggiunto con Jane Austen Book Club) ma prima che si portasse a casa la vittoria al prestigioso PEN/Faulkner.
Ovvero nel periodo in cui ottenne una nomination al Nebula da assoluta outsider. A generare scalpore non fu tanto il nome dell’autrice, che tra ibridazioni e contaminazioni non si era mai allontanata troppo dal territorio surreale, fantastico e talvolta magico, ma il titolo in questione.
Dopo averlo finalmente letto nell’edizione italiana, rimane anche per me un mistero. Niente fantastico, niente fantascienza, bensì scienza pura e semplice, con le ripercussioni morali, psicologiche e umane del suo esercizio.
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