Recensionando / Zoolander 2

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zoolander_2Non c’è concetto più precario di fine nella Hollywood attuale. The End è un nonsense, un errore di sistema facilmente aggirabile a suon di reboot, sequel, prequel e qualsiasi altra operazione post mortem possa riportare in vita un progetto capace di capitalizzare la propria fama.
Quella di Zoolander è stata un’operazione di lungo corso, perché quando uscì nell’ormai lontano 2001 forse era troppo demenziale o troppo all’avanguardia per fare immediatamente presa su una cultura pop globale e digitale in via di formazione. Quindici anni dopo però anche chi non ne aveva intuito il potenziale ha dovuto ricredersi e Ben Stiller ha deciso che era arrivato il momento d’incassare i crediti accumulati nei 15 anni che hanno reso la sua opera stramba una pellicola di culto.

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Recensionando / Ave, Cesare!

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hailcaesarQualcuno nella direzione della Berlinale ha deciso di graziare il pubblico e la critica almeno all’apertura: quest’anno infatti il festival cinematografico notoriamente più PESO del mondo apre con una nota decisamente frizzante, che segna il ritorno alla commedia degli inossidabili fratelli Coen. Certo, probabilmente la scelta di Hail, Caesar! come film di apertura della 66esima edizione della Berlinale è stata dettata dal fatto che con il suo cast stellare (una parata infinita di star hollywoodiane, dai protagonisti fino a decine di cammei eccellenti) consentirà una buona copertura stampa per un festival meno glamour dei concorrenti europei, ma quello che conta è che, nonostante il box office impietoso in patria e una critica divisa, Ave, Cesare! è il primo film che sopra le righe e sopra la media del 2016.

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Recensionando / The Hateful Eight

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hateful8_!Rieccoci qui a parlare di un film di Quentin Tarantino, l’ottavo film di Quentin Tarantino, uno che non solo ormai gioca in una lega a sé, ma che quella lega se l’è costruita con le sue mani e la sua decina scarsa di film, collaborazioni e mediometraggi. Prima importante precisazione e successivo parere: grazie a Leone Group e Rai Cinema, la proiezione stampa si è svolta il lingua originale e in gloriosa pellicola Ultra Panavision 70 mm, con tanto di combo Overture + primo tempo + intervallo + secondo tempo + programma cartaceo. Questo non (solo) per farvi schiattare d’invidia ma per mettere da subito in chiaro che l’operazione, oltre che a consentire un momento di fruizione cinematografica super-nostalgia d’altri tempi , ha un suo notevole perché e, se ne avete l’opportunità, vale davvero la pena e i vostri denari.

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Recensionando / PPZ Pride + Prejudice + Zombies

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ppz2Son qui a parlarvi di una delusione, ma non di quella che avevo preventivato entrando in sala, il che è una curiosa vittoria per Burr Steer, regista di PPZ Pride + Prejudice + Zombies e in larga parte fautore di tutte le cose buone che si vedano all’interno del film. La sorpresa è questa: c’è effettivamente qualcosa di buono da salvare in questa operazione che ha rischiato di avere come unico appeal il suo titolo e la connessione con il best seller di Seth Grahame-Smith, di cui è l’adattamento filmico ufficiale.
Se consideriamo quanto lo stesso libro si muova su questo assunto e su quest’esca commerciale (un giovane losangelino ricorda con stizza di quando quattordicenne lesse annoiatissimo uno dei romanzi inglesi più amati di sempre, ne prende di peso più del 70% senza alterazione alcuna e fa innesti di zombie nel testo, nel titolo e in copertina), stavolta l’apocalisse zombie ha avuto effetti ben più positivi del previsto.

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Recensionando / La quinta onda

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the5wave1Liquidare l’ennesimo film distopico basato su una trilogia young adult di grido (stavolta a firma di Rick Yancey e con discreto successo di critica e pubblico) come il tentativo di rincorrere al cinema Hunger Games è un esercizio di lassismo, ma in questo caso non sarebbe che un peccatuccio, dato il calibro del film in questione. Persino una persona prolissa come me può liquidare La Quinta Onda in un paragrafo o poco più e trovo parecchio indicativo che a poco più di una settimana dalla visione del film debba sforzarmi per ricordare a sufficienza la trama, il finale e il contesto distopico per tirar fuori una recensione coerente. Insomma, la disgrazia di Chloë Grace Moretz rimane quella di essere classe 1997 e di dover subire ancora per qualche anno un volto fresco e adolescenziale che la rende adatta a prodotti che, per il bene della sua carriera da adulta, farebbe bene a evitare.

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Recensionando / Goya. Visioni di carne e sangue

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goyaIn occasione della imponente mostra monografica dedicata al pittore spagnolo alla National Gallery di Lond Goya. The Portraits, è stato realizzato un documentario dedicato alla vita e alle opere dell’artista, focalizzato soprattutto sulla sua posizione di pittore ufficiale alla corte spagnola e famoso ritrattista. Con la consueta formula dell’evento speciale, Nexo Digital porterà domani e dopodomani nei cinema italiani questo documentario intitolato Goya. Visioni di carne e sangue. Ho avuto l’occasione di vedere in anteprima questa imponente produzione, che coinvolge non solo i curatori della mostra e i principali esperti della produzione dell’artista spagnolo, ma anche diverse figure del mondo dell’arte contemporanea, che permettono una visione a tutto tondo della parte meno nota della produzione del genio dietro le celeberrime Pitture nere o i Capricci.

[ELENCO SALE ADERENTI]
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Recensionando / Io e Mabel

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ioemabel_copertinaPer essere un libro che mi è piaciuto così tanto, provo una considerevole dose di risentimento nei confronti di Helen MacDonald, storica di Cambridge appassionata di falconeria che ha saputo conquistare tutti nel 2015 con il suo memoir. Uscito anche in traduzione italiana pochi giorni fa grazie a Einaudi, Io e Mabel ha in un certo senso irrimediabilmente compromesso il mio rapporto con due capisaldi della letteratura britannica: i diari bucolici sui paesaggi della Vecchia Inghilterra (che talvolta mi ostino a leggere pur faticando a distinguere una quercia da un pino e da una betulla) e T.H.White, il più grande autore moderno di cicli arturiani.

Questa recensione è più personale e aneddotica rispetto a quella vagamente più letteraria apparsa su Players. Se invece cercate quella più cialtrona, continuate pure la lettura di questo post.

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Recensionando / Joy

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joy1Ci sono film impossibili da descrivere e valutare, ma quelli di David O. Russell non rientrano di certo in questa categoria. Il regista newyorkese ha uno stile personalissimo e immediatamente riconoscibile e un nucleo piuttosto ristretto di tematiche e personaggi totemici che si rincorrono da un film all’altro. Caratteristica che ha distrutto carriere cadute nella ripetitività nel giro di una manciata di film, ma per Russell la storia è diversa, perché la sua seconda caratteristica vincente è saper raccontare storie simili rendendole ogni volta divertenti, trascinanti, appassionanti, donandogli un alto voltaggio emotivo per lo spettatore. Insomma, se il mondo e l’Academy sono perdutamente innamorate di Jennifer Lawrence è anche merito dello sguardo di Russell, attraverso cui la ritroviamo ancora una volta irresistibile.

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Recensionando / Una volta nella vita & Il labirinto del silenzio

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unavoltanellavita_1Dalla fine della Seconda guerra mondiale il cinema non ha mai spesso di raccontare la Shoah e gli orrori della guerra legati alla soluzione finale nazista, che hanno toccato ebrei e altri indesiderati, carnefici, semplici cittadini, eroi laici e cristiani, tanto che analizzando le produzioni legate al filone è possibile ripercorrere lo sviluppo del discorso sull’eccidio nazista, Come si è ricordato l’Olocausto, come lo si è raccontato via via che i decenni hanno reso l’orrore vivo un misfatto storico e la Shoah da terribile eccidio novecentesco è divenuta pietra di paragone e inevitabile relazione per ogni orrore perpetuato dall’uomo?
Il problema che vive anche il cinema è duplice: parlare e raccontare l’orrore più indicibile con rispetto, ma senza lasciarsi fagocitare da una liturgia di inquadrature e dettagli visivi che ledono la causa più che perpetrarla. Il 27 gennaio 2016 è stata un’annata di uscite particolarmente ricca in questo senso: dopo Il figlio di Saul (il migliore in assoluto, da molti anni a questa parte) oggi vi parlo di altre due pellicole oggi nelle sale, Una volta nella vita e Il labirinto del silenzio, ricordandovi che ci sono due ulteriori appuntamenti: The Eichmann Show e Remember.

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Segnalando / Uscite Urania Gennaio e Febbraio 2016

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urania_ilcabalistaUrania 1627 – Il cabalista di Amanda Prantera
La mia attenzione verso un titolo sconosciuto che schizza da zero a cento quando noto il nome femminile, ma questo già lo sapete. Poi spunta persino Venezia, anche se quando mi aggiravo io per Ca’Foscari nessuno faceva eccitanti esperimenti esoterici sulla base della Cabala, sob.
Facendo una veloce ricerca capisco che dietro la definizione di “scienza di frontiera” utilizzata per descrivere il tentativo del protagonista Joseph Kestler di condizionare una cavia con la cabala in molti vedono un titolo a tutti gli effetti fantastico, il classico momento WTF!? che ci fa questo su Urania? Occhio però, spesso con volumi piazzati in collana in maniera del tutto pretestuosa (vi ricordate la raccolta di storie gialle di Edogawa Rampo su Collezione?) Urania azzecca delle belle uscite, il che può essere esaltante o deprimente, a seconda di come valutate questi sconfinamenti. Mi fa un po’ sorridere che questo libro del 1985 a firma di un’autrice inglese nata nel 1942 venga definitivo “contemporaneo”, pur essendo una ristampa di Urania 1280, anno domini 1996.
Lo leggerò? A naso è fuffa strana esoterica all’insegna del se capisce e non se capisce, però lo ammetto, sono incuriosita. A quanto pare Amanda Prantera è la controparte femminile di Bruce Sterling: anche lei subisce la fascinazione delle lande italiche e anche lei vive in Italia, pur scrivendo in inglese. Partendo dal presupposto che si parla di un volume di “fantastico metafisico” le recensioni non sono tremende, anzi. Rimane il fatto che mi pare che in madre patria non se lo fili nessuno e anche qui non l’ho mai sentito citare. Insomma, chiedo l’aiuto del pubblico.
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