Recensionando / Justice League

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Se Zack Snyder ha un talento, è quello di saper aprire i propri film con una scena memorabile e perfetta nel stabilire il tono e l’atmosfera della storia a seguire. Justice League si apre sulle note dolenti di Everybody Knows di Sigrid, mentre il mondo piange Superman e la morte della speranza. Allontanato dalla writing room (che raccoglie l’esule Marvel Joss Whedon) e contenuto da un minutaggio finalmente assennato di 2 ore, Zack Snyder rinsavisce e si fa guidare da una Warner Bros che ancora una volta dimostra che quando sbaglia lo fa in maniera indifendibile, sì, ma sa guardare in faccia ai propri errori, rialzarsi e porvi rimedio.

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Intervistando / Incontro con il cast di Star Trek Discovery

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Nell’anno dello sbarco di Netflix in pompa magna al Lucca Comics & Games, il servizio di streaming e il produttore di serie TV ha annichilito la proposta della concorrenza in loco portando due dei cast delle serie TV più seguite in manifestazione: quello di Stranger Things e quello di Star Trek Discovery. Indovinate a quale evento si è precipitata la sottoscritta?Mentre la programmazione settimanale su Netflix si è presa una pausa, il sempre esigentissimo fandom dei trekkiani si sta interrogando non solo sul futuro della serie Discovery – ambientata 10 anni prima di tutto quello che sappiamo e abbiamo visto finora del mondo di umani e klingon – ma anche su quanto saranno rilevanti le avventure di Michael Burnham sull’economia della storia e nel cuore dei fan. In attesa di vedere se la Discovery, i suoi ambigui progetti di ricerca scientifica e il suo misterioso capitano riusciranno a porre fine alla guerra tra la Federazione dei Pianeti Uniti e l’impero Klingon, ecco cosa hanno raccontato gli attori e uno degli autori alla stampa riunita a Lucca.

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Specialando / 15 motivi per vedere Il Mostro della Laguna Nera a Halloween

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In occasione del suo centesimo compleanno, Universal ha rispolverato al cinema e in homevideo uno dei filoni che fecero la fortuna dello studios: i mostri.

In questo speciale tento di indurvi con lusinghe, curiosità dal set e vaghe minacce a considerare l’ipotesi di dimenticare qualche tristo film horror contemporaneo e inserire nelle vostre visioni per il 30 ottobre i 79 minuti “mostruosi” tra i più influenti di sempre sull’universo cinematografico. Da Lo squalo di Steven Spielberg sino al recente Leone d’Oro La forma dell’acqua di Guillermo del Toro, l’influenza e la fascinazione che il film di Jack Arnold ha esercitato su generazioni di cineasti, cinefili e collezionisti è difficilmente quantificabile, così come il suo enorme contributo al cinema fantascientifico: ci sarebbero Alien, Predators e invasioni aliene come le conosciamo oggi senza la misteriosa creatura (ben più ambigua nel titolo originale che nella lapidaria traduzione italiana) e la sua trilogia cinematografica?

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Cineriassuntone settimanale / 26 ottobre 2017

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Recensionando / Blade Runner 2049

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Sì, quella del sequel di Blade Runner è decisamente una sfida vinta per Denis Villeneuve. Forse non al livello del capolavoro come salutato dalla critica statunitense, ma è innegabile come il regista canadese di Arrival e Sicario abbia tirato fuori dal cappello uno dei film più significativi dell’anno.
Se la vittoria è certificata, vale la pena di spendere due parole per inquadrare quale fosse veramente la sfida messa davanti a uno dei migliori registi contemporanei (e da ben prima che Hollywood ci mettesse sopra gli occhi).
Anzi, è proprio l’ottima performance di Denis Villeneuve – nonostante gli enormi handicap con cui si presenta alla linea di partenza – che genera il rammarico più forte, insieme all’inutilità acuta e abbastanza nociva di Jared Leto. Dopo quel gioiello di Arrival – che a Blade Runner 2049 rimane per molte ragioni superiore – Denis Villeneuve si sarebbe meritato carta bianca per girare il suo Blade Runner, il suo capolavoro fantascientifico che detti la linea da qui a 30 anni e non lo scomodo ruolo di traghettatore delle visioni di Ridley Scott degli anni ’80 nella modernità.
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Amicizie letterarie / Carol, L’amica geniale, Da una storia vera

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È stata un’estate piuttosto proficua dal punto di vista delle letture, quantitativamente e qualitativamente. Soprattutto è stato rigenerante poter finalmente mettere da parte per un po’ l’ansia di scadenze e copie recensioni che dettano il ritmo di lettura e poter avvicinare le sempiterne pigne di libri in attesa di essere letti senza una meta precisa, scegliendo cosa leggere esclusivamente in base all’umore del momento.
Non so se sia merito del subconscio freudiano o della mera casualità, ma nelle ultime settimane ho completato un ideale trittico di letture con al centro un duo femminile, un’amicizia tra donne come motore e perno della storia. Giusto per sfatare quel mito che già singolarmente le donne vivano un’esistenza misteriosa e particolare in quanto “femminile” – per definizione nettamente separata da quella normale e maschile – quindi figuratevi quando le protagoniste sono due, ho deciso di parlarvi un po’ di queste tre memorabili amicizie letterarie.

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Recensionando / Cuore Oscuro (Uprooted) di Naomi Novik

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Agnieszka e Kasia sono adolescenti cresciute all’ombra del Bosco – un pericoloso luogo da cui escono solo sventure per i villaggi del regno di Polnya – e con il timore della venuta del Drago, il mago che protegge le terre circostanti in cambio del tributo di una fanciulla ogni dieci anni. Le due amiche sono ben consapevoli di essere nate nell’anno del Drago: sulla loro testa pende quindi la possibilità di venir portate via dallo stregone e rinchiuse nella sua Torre.
La minaccia per la sbadata e trasandata Agnieszka come per le altre ragazze è in realtà relativa: Kasia è così bella, coraggiosa e dotata di ogni virtù che tutti (lei e sua madre in primis) danno per scontato che il Drago la sceglierà come tributo. Invece a venire sradicata dalla sua vita e a finire nella Torre sarà proprio Agnieszka, assoluta protagonista e voce narrante di Cuore Oscuro (Uprooted), il romanzo premio Nebula 2016 di Naomi Novik.
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Specialando / I film di Locarno 70

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Secondo anno da accreditata al Festival di Locarno: dopo le interviste prestigiose che vi ho postato nei giorni scorsi e il delirio fotografico dei famosi sul red carpet che ha monopolizzato Instagram, è arrivato il momento del Listone recensioni.
A livello personale e professionale, sono molto contenta del bilancio finale di questa edizione: un po’ perché sapevo a cosa andavo incontro, un po’ perché mi sono organizzata meglio, stavolta sono riuscita a vedere più film ma soprattutto seguire molti più eventi rilevanti (dai red carpet alle conferenze stampa). Quando cresci a pane e Windows Media Players la voglia di editare non ti passa mai, per cui vi segnalo questi quattro minuti di video racconto della mia Locarno 70:

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Riflettendo / Dunkirk e la liberazione del cinema dalla retorica statunitense

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Dunkirk è la gioia di ogni recensore, indipendente da quanto e se gli sia piaciuto il primo approccio di Christopher Nolan all’epica drammatica militare. È un film descrivibile da così tanti punti di vista che se ne potrebbe scrivere per settimane, senza mai ripetersi. A livello tecnico è un tripudio di scelte coraggiose (girare in IMAX e su pellicola 70mm, per la gioia del bilancio annuale di Warner Bros) che molto più che in passato rivelano di avere un ottimo motivo d’essere, molto più di altri capricci nolaniani. Stavolta è una vera fortuna che Nolan sappia di essere un regista a cui il suo studios non gli dirà mai di no. A livello d’incassi e di Oscar, Dunkirk è già un case studies per questo 2017 tutt’altro che trascurabile a livello estivo, che vede uno dei film più “seri” di Nolan approdare al cinema lontano dalla stagione del premi, ma con delle recensioni che lo candidano già come uno dei titoli di testa della corsa alla stagione dei premi. Di materiale per saggi e video essay insomma ce né in abbondanza.
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