Recensionando / X-Men: Dark Phoenix

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Se non fosse un film deludente e incapace di suggerire la benché minima ragione che ne giustifichi l’esistenza, X-Men: Dark Phoenix sarebbe un soggetto di studio estremamente affascinante. Il merito è del suo travagliatissimo dietro le quinte e di una serie di contraddizioni che rendono il dodicesimo film sui mutanti ad arrivare sul grande schermo un assoluto unicum, pur essendo un sostanziale remake nel contenuto e nello scopo.
Già la prima trilogia mutante – a cui aveva dato il via Bryan Singer – aveva optato per la saga della Fenice Nera come chiusa di alto valore drammatico. D’altronde stiamo parlando una lunga run iniziata nel 1980 e divenuta tra le più celebri e influenti dell’intera galassia mutante. Innanzitutto perché racconta di un potere illimitato e assoluto, che rende una perfettina come Jean Grey uno dei personaggi più sinistri dell’universo mutante, senza dimenticare che proprio questo arco narrativo è già stato benedetto da una trasposizione animata negli anni ’90 (da noi nota come Gli Insuperabili X-Men), considerata tra i migliori prodotti d’animazione americani di sempre. Al cinema invece non c’è proprio verso che la Fenice riesca a spiccare il volo.
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Recensionando / Dolor y gloria

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Dolor y Gloria è il vincitore di Cannes 2019. La Palma d’Oro è andata a un altro film, certo. È molto probabile che con queste ennesima vittoria sfumata, per ragioni anagrafiche e creative, Pedro Almodovar abbia detto addio per sempre alla possibilità di vincere sulla Croisette.
Tuttavia non c’è altro film passato a Cannes altrettanto ammirato e osannato. Il vincitore annunciato, il vincitore mancato, il vincitore morale di Cannes è Dolor y gloria, in perfetto equilibrio tra film testamento e film confessione.
A rendere amarissimo questo risultato è anche il dato matematico della vicenda. C’è innanzitutto il coefficiente sorpresa di un regista che in fase calante ha tirato fuori un film di una qualità che davvero nessuno si aspettava. Per arrivare a questo livello però Almodovar spende tanto, tantissimo, presentandosi con un film sostanzialmente irreplicabile.
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Recensionando / L’angelo del crimine

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Segnalo un piccolo miracolo in apertura del mese del Pride: è finalmente sbarcato nelle sale italiane uno dei più promettenti titoli della selezione Un Certain Regard di Cannes 2018, uno di quelli che con la sua tematica queer è semplicemente perfetto per aprire il mese dell’onda arcobaleno.
Non solo: con la sua produzione rifinitissima, la regia accattivante e la sceneggiatura sempre precisa nella sua ricchezza narrativa, L’angelo del crimine è il film perfetto per lavare via la delusione lasciata da quello che dovrebbe essere il suo epigono hollywoodiano ma si è rivelato la sua brutta copia. Se Zac Efron vi ha delusi nei panni del famigerato killer Ted Bundy in un film sciapo e insulso (talvolta persino problematico), lasciate che ci penso l’Angelo nero dell’Argentina degli anni ’70 a riparare a questo torto, con un film che è migliore del cugino hollywoodiano sotto ogni punto di vista.
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Cineriassuntone mensile / I film di maggio 2019

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Terzo appuntamento mensile del cineriassuntone sett…mensile, un po’ perché di certi film voglio continuare a parlarvi in post dedicati, un po’ perché so che da qualche parte qui c’è un format perfetto ma c’è ancora da sperimentare. Quindi ecco a seguire tutti i film usciti a maggio 2019 che ho visto ma non ho avuto tempo, voglia o sbatta di recensirvi.

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Recensionando / Rocketman

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La vera sorpresa di Rocketman è che per raccontare una leggenda del rock sceglie uno dei generi considerati più antitetici al genere musicale trasgressivo per antonomasia: il musical.
Non si tratta solo di strizzare un quantitativo congruo di canzoni iconiche di Elton John in un film, ripercorrendone l’ascesa e la caduta (nella cocaina) di un’icona della musica inglese del Novecento. Si tratterebbe di un semplice biopic musicale sulla falsa riga di Bohemian Rhapsody. Invece, pur essendo un progetto figlio di quell’esperienza e con lo stesso regista, Rocketman rivela ben presto di essere fatto di ben altra pasta e di fare giustizia al suo protagonista in maniera umanamente e cinematograficamente più soddisfacente.

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Il Listone / Progetto Palma #2 [1997/2007]

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Progetto Palma è la rubrica di gerundiopresente che si propone di ripercorrere, decennio dopo decennio, la storia del Festival di Cannes, (ri)vedendo i film vincitori del premio più prestigioso e interrogandosi sul valore delle pellicole vincitrici e della loro vittoria a distanza di tempo.

In questa seconda parte, Progetto Palma si confronta con i 10 film “impalmati”  dal 1997 al 2007. [prima parte – 2007 -2017]

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Recensionando / Il traditore

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Lascia una carica di entusiasmo dietro di sé Il Traditore, il nuovo film di Marco Bellocchio che solo soletto tiene alta la bandiera del cinema italiano nella selezione ufficiale di Cannes 72. È come incontrare un amico che non si vede da molto tempo, che non era sembrato troppo in forma nei ricordi più recenti e ritrovarselo davanti nel pieno delle forze, rinnovato e arzillo.
Vitale, esuberante: l’ultimo film di Bellocchio stupisce proprio per il piglio energetico e la verve che, se proprio non fanno volare via le due ore e mezza di epopea mafiosa, di certo non consentono allo spettatore di distrarsi o annoiarsi. Rinnovato nell’energia e nelle idee, Bellocchio gira un’epopea criminale italiana sospesa tra suggestioni localissime (non a caso in parecchi hanno citato Un giorno in pretura) e un certo cinema “criminale” di Scorsese.
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Recensionando / POKÉMON Detective Pikachu

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Sono anni che, dalla mia posizione privilegiata di osservatrice degli studios e adulta con un discreto curriculum adolescenziale in zona otaku, mi godo la stasi e l’indecisione cronica che affligge i pezzi grossi a Los Angeles. Mi basta chiudere gli occhi per vedermi i capoccia degli studios camminare avanti e indietro nei loro uffici, pensierosi e frementi al solo pensiero del tesoro che hanno davanti ai loro occhi ma che ormai da decenni sono restii a reclamare per sé.
Basta dare una scorsa alla programmazione di blockbuster di uno qualsiasi degli ultimi 10 anni per percepire la sete di nuove storie a Hollywood, insaziabile, appena mitigata dall’operazione sicura e paracula dell’investire sull’ennesimo remake o sulla tiepida rielaborazione di ciò che è già stato remake o rielaborato (cfr praticamente ogni progetto live action di Disney da qui all’eternità). Ed ecco lì, a portata di acquisizione di diritti, una montagna di materiale pop nipponico: manga, anime, videogiochi. Un filone narrativo popolare già ampiamente collaudato, fresco e – meraviglia delle meraviglie – che in molti casi ha già creato un legame emotivo anche con il pubblico occidentale, fino a sconfinare nel potentissimo effetto nostalgia. Ed ecco come arriviamo a POKÉMON Detective Pikachu e a quella titubanza che forse non ci consentirà mai di avere un film tratto da “cose nipponiche” davvero soddisfacente.
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Cineriassuntone mensile / I film di aprile 2019

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Secondo appuntamento mensile del cineriassuntone sett…mensile, un po’ perché di certi film voglio continuare a parlarvi in post dedicati, un po’ perché so che da qualche parte qui c’è un format perfetto ma c’è ancora da sperimentare. Quindi ecco a seguire tutti* i film usciti a aprile 2019 che ho visto ma non ho avuto tempo, voglia o sbatta di recensirvi.

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Altra animazione / Dililì a Parigi e Ancora un giorno

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Sembra quasi incredibile, ma proprio mentre Avengers: Endgame distrugge ogni record precedente d’incassi, nei cinema italiani ci sono altre pellicole in programmazione, ruolo abbastanza ingrato da sostenere anche solo nella lotta per guadagnarsi qualche sala e un posto al sole. Dalla rarità passiamo all’allieamento cosmico registrabile una volta al secolo considerando che nella stessa settimana sono approdati non uno, bensì addirittura due esponenti della dimenticata ma spesso pregevolissima animazione europea.
Se c’è un genere cinematografico in cui lo spettatore medio si dimostra prevedibile e pigrissimo, è proprio quello dell’animazione, accostata per automatismo al pubblico più giovane, al familismo e ai tre giganti statunitensi del comparto (Disney/Pixar, Dreamworks e Illumination Entertainment) e a qualche giapponese tacciato di essere l’erede di Hayao Miyazaki (titolo al momento saldamente nelle mani di Makoto Shinkai). Eppure c’è tanto altro, spesso con un contenuto creativo che fa impallidire certo vuoto ripetere della concorrenza più blasonata. Vedi alla voce Dililì a Parigi e Ancora un giorno, entrambi ottimi e entrambi passati inosservati.

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