FeST 2018 / Le serie TV del <3 di Zerocalcare e M¥SS KETA

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Lui incarna la romanità di borgata, lei è la nuova regina della Milano nevrotica. A 34 anni con la sua produzione di “disegnetti” e graphic novel Zerocalcare è un fenomeno popolare e pop che non ha bisogno di presentazioni, così trasversale da essere giusto a un paio di scatti dal livello ospitata da Fazio a Che tempo che fa.
M¥SS KETA invece sta emergendo solo ora dalle nebbie più fitte della scena musicale underground, spinta da fini intenditori, conoscitori della Milano più sperimentale e qualche youtuber che detta tendenza (o tenta di). La sua Una donna che conta però è stato il tormentone estivo alternativo – correlato di citazioni e meme – della piccola ma fondamentale nicchia delle persone dal gusto fino e dalla vista lunga.

 

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Recensionando / Soldado

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Da spettatori italiani è davvero difficile mettere da parte l’orgoglio di vedere Stefano Sollima (Gomorra – La serie, Suburra) alla guida di un grande film hollywoodiano e concentrarsi su altro, soprattutto considerando l’ottima riuscita di Sicario – The Day of the Soldado. Non sfigurare a paragone diretto con Denis Villeneuve non era semplice, soprattutto se privati del talento di Emily Blunt e di figure tecniche come il leggendario direttore della fotografia Roger Deakins.
Eppure anche con il regista italiano alla guida, la macchina da guerra di quello che zitto zitto potrebbe presto trasformarsi in un franchise vero e proprio non fallisce. Allora il nome da mettere sotto i riflettori forse è un altro: quello dello sceneggiatore Taylor Sheridan.

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FeST 2018 / I Romanoff di Matthew Weiner

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Tra le anteprime più prestigiose viste al FeST 2018 (Il Festival delle Serie di Milano) brilla la proiezione dell’episodio pilota di The Romanoffs, una fastosa produzione Amazon Studios che riporta sul piccolo schermo un nome che ne ha fatto la storia recente. Quello di Matthew Weiner, il creatore di Mad Men.
Il concept alla base della serie TV è semplice: 8 episodi da 90 minuti ciascuno, con al centro un erede della mitica famiglia imperiale russa, o sedicente tale.
Gli elementi univoci finiscono qui, perché The Romanoffs rischia davvero di essere una serie infinitamente più interessante per come e quando è stata realizzata che per il suo contenuto vero e proprio.

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FeST 2018 / Netflix presenta Baby

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12Alla prima edizione del Festival delle Serie TV di Milano, i nuovi grandi produttori di serie TV non sono voluti mancare, con tanto di anteprime esclusive da presentare agli appassionati e alla stampa milanese. Sul fronte italiano, Netflix ha presentato per la prima volta al FeST 2018 una clip esclusiva di Baby, la serie TV che promette di raccontare uno dei microcosmi più chiacchierati della capitale romana: quello dei Parioli.

La serie TV presenta un soggetto originale, ma è ispirata alla cronaca romana recente, che ha visto delle giovanissime trasformarsi in squillo di lusso per i professionisti abbienti della capitale. A presentarla nel panel milanese i registi Andrea De Sica e Anna Negri e gli sceneggiatori del collettivo GRAMS.

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Recensionando / Venom

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Nel 2018 un film come Venom non dovrebbe esistere. Non mi riferisco alla possibilità – tutt’altro che remota, dato il livello di saturazione del mercato – di sbagliare un cinecomics, realizzando un pessimo film. Come avrete già appurato dalla reazione della stampa internazionale, Venom sarà un autentico bagno di sangue per chiunque ne abbia fatto parte, in primis lo sfortunato protagonista Tom Hardy.
A lasciare allibiti non è tanto la bruttezza specifica del film; basta guardare in casa DC per rendersi conto che sono solo i Marvel Studios a far sembrare semplicissimo il complesso sforzo necessario che garantire la riuscita di un singolo film in un universo cinematografico condiviso. Venom questo problema nemmeno se lo deve porre, dato che vive in una bolla isolata dal MCU, che ha messo per ora fuori combattimento anche Spider-Man. Eppure il film di Ruben Fleischer procede spedito verso il baratro, ignorando ogni lezione imparata negli ultimi venti anni di cinecomics.

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Cannes 71 / BlacKkKlansman

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Gli Stati Uniti razzisti di ieri hanno fatto un enorme regalo allo Spike Lee di oggi: una storia vera da cui pescare a piene mani, così incredibile che pare costruita su misura per esaltare le qualità del cinema del regista afroamericano, insistendo sui temi attorno a cui ruota la sua carriera e il suo impegno politico. Invece la storia di Ron Stallworth, primo agente nero in forze alla polizia di Colorado Springs, è tanto pazzesca quanto vera. Messa a tacere nel 1978, quando nessuno aveva poi troppa voglia di vedere fino a che profondità le radici del razzismo scavavano nel terreno fertile della società e della politica statunitense, è riemersa grazie al protagonista stesso, che l’ha raccontata in un’autobiografia (edita in Italia da tre60). Giusto in tempo perché Spike Lee ci mettesse mano – adattandola per il grande schermo, girandola e producendola – e calasse sulla Croisette con BlacKkKlansman, un film avvincente e capace di portarsi a casa il Grand Prix Speciale della Giuria al Festival di Cannes 2018.
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Cannes 71 / L’albero dei frutti selvatici

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Ci sono alberi maestosi di noci e contorti, nodosi alberi di pero selvatico. Ci sono case più che umili mangiate dai debiti, vite corrose dalla mancanza di lavoro, circondante da distese naturali immense della Turchia rurale. Lo sguardo e il cinema del regista Palma d’Oro Nuri Bilge Ceylan non conoscono né confini né limiti, in un continuo rincorrersi di grandi temi e bellezza maestosa.
L’albero dei frutti selvatici conferma la sua passione per i paesaggi sconfinati della sua terra e per i minutaggi imponenti (188 minuti), segnando un suo ritorno in cui la mediocrità sembra appartenere solo ai due protagonisti della storia: un professore statale la cui vita è stata distrutta dai debiti di gioco e il figlio con ambizioni da scrittore, alla ricerca di un modo per pubblicare il suo primo romanzo.
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Venezia 75 / Le bambole e I soldi: la recensione dei primi due episodi di L’amica geniale

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Se ogni adattamento televisivo è una sfida nei confronti dell’originale, quello di L’amica geniale è un’impresa da far tremare i polsi. RAI Fiction e HBO affrontano un titolo che punta ad essere uno spartiacque televisivo e cinematografico. Per la televisione pubblica italiana è un’occasione forse irripetibile per portare avanti un lento processo di internazionalizzazione dei prodotti televisivi made in Italy, proseguendo sulla strada de I Medici.
Basta però guardare qualche minuto del primo episodio Le bambole per capire che l’approccio è radicalmente differente: niente star internazionali, niente patinature glamour, niente prospettiva statunitense. D’altronde la posta in gioco è molto più alta, con gli occhi di tutto il mondo puntati sul progetto. I lettori vogliono vedere Lila e Lenù, certo, ma si aspettano di farlo in una cornice puramente italiana, il più possibile fedele allo spirito del romanzo. Quell’Italia del dopoguerra, povera e dura, da cinema neorealista, totalmente fuor di stereotipo; quella che li ha conquistati in prima battuta.

I primi due episodi di L’amica geniale saranno proiettati in anteprima al cinema da Nexo Digital in una tre giorni che coinvolgerà 260 sale su tutto il territorio italiano. L’appuntamento è il 1, 2 e 3 ottobre 2018.
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Recensionando / Gli Incredibili 2

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L’esistenza stessa di Gli Incredibili 2 permette di capire cosa e quanto sia cambiato nel mondo dei supereroi, a livello di immaginario collettivo e in territorio squisitamente produttivo. Il genio di Brad Bird nel 2014 ha regalato al mondo un film sui supereroi che si è rivelato l’equivalente di The Watchmen in campo fumettistico: forse per la prima volta nel Nuovo millennio i super si guardavano dentro e si sottoponevano a una sorta di seduta psicoanalitica per indagarne natura, pulsioni e desideri di quanti proteggono i normali dai villain.
Rispetto ai supereroi in carne e ossa che facevano compagnia alla famiglia Parr al cinema nel 2004, i campioni d’incassi di oggi sono enormemente più stratificati e complessi e il merito è in una dimensione non trascurabile anche del film di Brad Bird. Com’era prevedibile Gli Incredibili 2 non ha un’idea così rivoluzionaria attorno a cui ruotare, ma non per questo s’impigrisce limitandosi a tornare sui suoi passi o ad allargare i confini del mondo tratteggiato dal primo capitolo. Anzi, la sua vera morale è molto sottile e riguarda la pigrizia degli spettatori.
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Recensionando / Mission: Impossible – Fallout

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La straordinaria tenuta fisica di Tom Cruise e la sua capacità di archiviare con un sorriso carismatico certe parentesi personali passate non altrettanto performanti farebbero la gioia di ogni PR. Quando il tuo attore protagonista / super star hollywoodiana in grande spolvero si rifiuta di usare gli stunt per le scene d’azione in un franchise che ruota tutto attorno alla spettacolarità delle stesse – e magari si infortuna pure sul set – di fatto hai già portato a casa la promozione del film.
In questi elementi ricorrenti della filmografia e della promozione di Mission: Impossible finisce per venire adombrata quella che è l’unicità di Fallout, che supera ogni più rosea aspettativa sia dal punto di vista del franchise sia dal punto di vista del genere action.

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