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kiki_locandinaIn un 2016 che a dispetto di ogni previsione presenta già un bilancio molto positivo per le proposte del cinema italiano (proprio nell’anno in cui siamo stati beffati a Cannes), ridurre Kiki & i segreti del Sesso al solito ritornello del com’è che da noi film del genere non si fanno? risulta finalmente un po’ limitante, anche se rimane il problema di fondo di un numero limitatissimo di generi in cui la produzione cinematografica italiana attuale si sente davvero a suo agio ad esprimersi: romanzi criminali, commedie familiari, drammi medioborghesi o un mix dei precedenti.
Remake della pellicola australiana The Little Death di Josh Lawson (2014), Kiki & I Segreti Del Sesso è davvero un’uscita perfetta per la stagione estiva, puntando tutto sul suo sguardo divertito e spregiudicato sul sesso in una Spagna davvero caliente e desiderosa di piacere.

Non è che sia esattamente ingannevole vendere Kiki, el amor se hace come una pepata commedia sexy, con grande gioia di chiunque sappia quando l’aggettivo “hot” aumenti esponenzialmente i click del giornalismo online. La definizione più corretta e al momento decisamente problematica è però quella di commedia romantica. Un genere che sta vivendo un momento di profonda crisi quando presentato per quello che è, in una confezione classica, ma di cui il cinema commerciale e il pubblico popolare ha ancora grande bisogno, a patto che la proposta sia presentata in maniera alternativa e i suoi elementi cardine siano inseriti in maniera più sottile. Ne è un esempio il successo della scorsa estate di Trainwreck, che è letteralmente un cinemozioni5 per uomini o la riproposizione di parecchi stereotipi hollywoodiani pensati per il pubblico femminile nel filone supereroistico.

Al centro del remake del regista e interprete Paco León ci sono cinque coppie, trasversali per età e classe sociale, alle prese con le perversioni sessuali che ne movimentano la vita sentimentale e sessuale. Si parte dalla giostraia che non riesce rimanere incinta o ad avere orgasmi, almeno fino a che scopre che le lacrime del marito sono il più potente degli afrodisiaci, si arriva al ricco chirurgo che di fronte ai dinieghi della moglie con difficoltà motorie comincia a farsi le pugnette osservandola dormire.
Il sesso è sempre in scena e bastano un paio di performance tra le lenzuola per capire che l’atmosfera è giocosa, conturbante e le interazioni libere e piene di desiderio, lontane da quell’incrocio di arti patinato ma calcolatissimo che impera ad Hollywood, regno di attori nudi che mostrano di più quando vestiti.

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Tuttavia tentando di superare la superficie scintillante di questo film, che ha come indubbio punto di forza un concept visivo fortissimo e brillante che impregna tutto il film, dalla fotografia dai toni sgargianti agli interni davvero raffinati fino all’erotismo trasfigurato nella frutta consumata a fine pasto, ci si rende conto che in realtà il sesso più presente è quello raccontato o confessato e tutto sommato a parte una grado maggiore di esplicitazione e spregiudicatezza non siamo nemmeno poi così lontani dalla commedia tipo. Considerando poi la quantità di stilemi presenti (la commedia degli equivoci tra fidanzati, qui ovviamente di natura sessuale, la coppia che non riesce ad avere un figlio e quindi rende il sesso una questione di routine, la ragazza un po’ stramba che attende il vero amore, la coppia ricca il cui rapporto vive una crisi e infine la più classica delle grigie coppie piccolo borghesi alla ricerca di trasgressioni per ringalluzzire la vita tra le lenzuola) è facile capire che le bizzarre perversioni sessuali che affliggono alcune protagoniste di fondo rinfrescano una serie di storyline che abbiamo visto su grande schermo per tutti gli anni ’90 e ’00.

Certo il film è impegnatissimo a ritrarre come “strani” i coniugi che si sentono in imbarazzo alle feste fetish, assumendo la posizione della sua disinibita protagonista che considera gli amanti del furry come gente che si diverte così. Una normalizzazione all’incontrario di cui il cinema italiano che osa (o tenta di) avrebbe disperatamente bisogno, così come del già citato production design fighetto ma davvero impattante. Tuttavia ogni tanto il piede in fallo lo mette anche in campo sessuale, dove spesso alcuni fetish vengono colti solo nel loro lato comico e mai nel loro apporto trasgressivo, come la poco riuscita scena dedicata alla dendrofilia.

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Veleggiamo già in territorio social justice (ma di quella di qualità) con la storia più romantica del quintetto, quella che vede per protagonisti due sordi (lei addetta in un call center che aiuta chi ha handicap uditivi, lui studente belloccio sordomuto che vuole chiamare una linea hot). Altro punto a favore del film, che usa il loro handicap per fare della garbata comicità ma non li ritrae mai come “altri” o speciali.
Peccato non si possa dire la stessa cosa delle due coppie più problematiche. Quella dei giostrai non patisce tanto la storia più fiacca (e i protagonisti meno sexy in un film ricolmo di attori davvero piacenti) quando il fatto che spesso si abbia l’impressione di ridere di loro in quanto rozzi e un po’ ignoranti. Parecchio superficiale è anche l’approccio alla domestica filippina che si vuole rifare le tette.

Forse il punto di un film sicuramente spensierato e divertente non è quello di fargli le pulci, però non posso esimermi dal fare un appunto davvero da rompiscatole, perché si sa che i messaggi più pericolosi passano proprio su strade gramelliniane lastricate di politically correct. [prossimo paragrafo SPOILER, nel caso saltate dopo l’immagine]

La perversione sessuale del già citato chirurgo è quella legata all’eccitazione del vedere qualcuno dormire, almeno sulla carta. Il punto è che il film si infila davvero in un pasticcio narrativo, con il marito che finisce intenzionalmente per drogare la moglie e poi scoparla a sua insaputa, fatto che nessuna cornice comica potrà alterare dalla sua natura di sesso non consensuale. Quando lei finisce per scoprire la cosa, parte un rigurgito piccolo borghese davvero tremendo in cui lui la invita ad andare alla polizia che tanto non le crederà perché cosa potrà dire, che suo marito fa sesso con lei perché è innamoratissimo? Non c’è nemmeno bisogno di sforzare l’immaginazione per capire che il ragionamento dietro è che se sei sposata e tuo compagno ti desidera, allora non può essere sesso non consensuale a prescindere. Il che in tanta bollente commedia fa venire un brivido raggelante.

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Lo vado a vedere? Kiki & i segreti del Sesso è una commedia così sbarazzina e divertita dal suo essere spegiudicata che ogni tanto osa persino l’uomo che chiede al protagonista di pisciargli addosso, salvo poi celare nemmeno troppo bene qualche rigurgito perbenista. Tanto che credo possa piacere più al pubblico che la considera peccaminosa che ai veri amanti del cinema dal forte erotismo, perché non siamo decisamente in territorio strambo o estremo di un certo tipo di cinema giapponese, per dire. Come commedia commerciale funziona egregiamente, ma brilla raramente.
Ci shippo qualcuno? Mi sento defraudata dalla mancanza della coppia gay, sappiatelo.

I titoli di testa del film sono davvero qualcosa di pregevole: