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dracula 4Ormai Halloween ha una certa rilevanza commerciale anche nel nostro Paese, tanto che non manca nemmeno nel 2014 una pellicola tematica nei cinema giusto in tempo per chi decide di festeggiare questa ricorrenza importata dagli Stati Uniti in sala.
La rifondazione del mito del principe Vlad sembrerebbe una scelta quasi scontata, invece non lo è, non se a descriverla è una pellicola ibrida e bizzarra come quella diretta da Gary Shore. “Dracula Untold” infatti, pur parlando di creature malvagie e dannazione eterna, ha davvero poco da spartire con il genere horror e anche con quell’impressione che suscita a pelle di puttanata commerciale che farà capolino nelle sonnacchiose domeniche pomeriggio di Italia1.

Non che io abbia creduto per un solo minuto che “Dracula Untold” non fosse destinato esattamente in quello slot pomeridiano, replicato innumerevoli volti finché anche il più pigro di voi finirà per vederlo, ma lo farà per pecche e meriti diversi dal film cazzaro medio che costituisce lo sterminato catalogo della rete giovanile di Mediaset.
A partire dalle locandine – aspramente criticate perché richiamerebbero da vicino quelle della trilogia di Nolan su Batman –  Dracula Untold è un film in cui si rincorrono pipistrelli e influenze contemporanee in ugual misura; una fotografia cupa e artefatta alla Snyder, qualche goffo tentativo di realismo alla Nolan, una ricostruzione storica medioevaleggiante in linea con le ultime viste al cinema nei grandi blockbuster, tipo Biancaneve e il Cacciatore ma con meno grana. L’impressione più forte che lascia questo film assolutamente dimenticabile è appunto quella di avere un’identità indefinita e sfuggente, pronta a sgusciare in un altro genere nella scena successiva.

Il modello inarrivabile è ancora quello del Dracula interpretato da Gary Oldman. Dove là regnava l’estetica e la filosofia degli anni ’90 alle dipendenze di un navigato regista ispiratissimo, qui assistiamo a una rifondazione assolutamente attuale e molto insicura sulla strada da prendere, oltrettutto affidata a un esordiente. Sicuramente Dracula Untold è più vicino alla rievocazione storica che alle tinte horror generalmente associate al conte Vlad; l’intero film si svolge nella Transilvania assediata da Turchi, dove la religione cristiana, il musulmanesimo e il paganesimo di derivazione romana convivono e s’intrecciano. Di magia nera se ne vede pochissima e anche i poteri sovrumani che Vlad ottiene insieme alla tentazione di cibarsi di sangue umano occupano una porzione molto ristretta della pellicola.

Ecco dov'era finito Rickon!

Ecco dov’era finito Rickon!

Il risultato è un buffo miscuglio che vorrebbe essere quasi una rievocazione storica ma finisce per sembrare uno speciale di Voyager, con l’aggravante che un bugdet contenuto e alcune scelte di casting discutibili (Dominic Cooper è proprio il primo attore che viene in mente pensando a un interprete adeguato per il capo dell’esercito ottomano!) rendono molto meno credibile quello che sostanzialmente è anche un film in costume.

Se Dracula Untold manca di poco la sufficienza, la colpa è da imputarsi soprattutto alla sceneggiatura. Un paio d’idee buone ci sono anche, così come la volontà di cercare l’originalità al posto di un percorso altamente prevedibile, tamarro e spesso disastroso al botteghino. Il problema è che il nucleo centrale della faccenda, il come si diventa vampiri istruzioni per l’uso, è quanto di più nebuloso e incoerente si possa pensare. Non basta il talento sfacciato di Charles Dance in un film che sembra scegliere i suoi protagonisti più sulla base dell’aspetto che sull’effettiva aderenza al ruolo che ricoprono, soprattutto quando le sue rare apparizioni in scena generano più domande che risposte.
Il finale in questo senso è una vetta altissima di WTF!?, in cui le pochissime linee guida date sui limiti e le potenzialità dei vampiri vengono completamente riscritte, mentre tutto intorno si muovono personaggi che fanno o dicono cose senza che le loro motivazioni siano esplicite o comprensibili (cfr. l’autoproclamatosi servo di Vlad). In tutto questo Luke Evans sembra consapevole di interpretare il protagonista più per i suoi tratti piacenti che per il suo talento, che pare quasi mettere sottochiave per occasioni migliori.

uno screenshot onesto sulle qualità del film

uno screenshot onesto sulle qualità e intenzioni del film

Lo vado a vedere? Nelle intenzioni vorrebbe quasi essere un grande film storico con una riflessione intimista sull’ineluttabilità del destino e finisce per esserlo, almeno su un meta livello: doveva essere una sordida vaccate per farsi due risate al cinema la notte di Halloween e, nonostante faccia di tutto per non essere quel tipo di film, il risultato non è qualitativamente molto superiore.
Ci shippo qualcuno? Contando che nella pellicola figura un unico personaggio femminile parlante (su cui si fa anche un inconcludente sforzo narrativo per renderlo poco più di una bella statuina) e un sacco di giovani guerrieri cresciuti insieme e pieni di cicatrici del passato non serve poi questo sforzo d’immaginazione, il problema è che a regnare è più che altro la confusione. Charles Dance però è sempre tanta roba e non mi dispiacerebbe vedere una prosecuzione sensata che riprenda quanto visto in coda al film. Quindi Charles Dance > Luke Evans? Ovviamente, sono pur sempre #TeamGerontofilia.

[Se il tempo e l’ispirazione mi assistono, da qui a fine mese arriveranno un paio di post tematici per chi è alla ricerca di qualche ispirazione halloweeniana, perciò tenete d’occhio eventuali aggiornamenti.]

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