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something2Quale miglior post per festeggiare Halloween della recensione di quella che è una delle riletture per eccellenza dell’occasione? Maestro del genere fantascientifico con all’attivo almeno un paio di capolavori indiscussi, il recentemente scomparso Ray Bradbury ha lasciato un profondo segno anche nelle storie da brivido a sfondo circense con questo romanzo, entrato nell’immaginario collettivo americano. Il libro, dedicato a Gene Kelly e nato dalla trasformazione di un racconto breve in un copione cinematografico da donare all’artista che tanto ammirava, vanta anche una trasposizione disneyana successiva, a cui Bradbury collaborò e il cui risultato che piacque molto all’autore.
Con un nuovo adattamento cinematografico sceneggiato da David Leslie Johnson all’orizzonte (non fate cazzate, per favore) e con l’avvicinarsi del 24 ottobre, ho pensato di dare una rilettura a questo classicone, per la prima volta in lingua originale.

But one strange wild dark long year, Halloween came early. One year Halloween came on October 24, three hours after midnight.

Something wicked this way comes si apre con l’arrivo di un misterioso venditore ambulante di parafulmini in una piccola cittadina americana in cui trascorrono la loro simbiotica adolescenza i due giovani protagonisti del romanzo: Jim Nightshade e Will Halloway. I due ragazzini vivono uno dirimpetto all’altro e sono legatissimi, sebbene siano fisicamente e caratterialmente agli antipodi. Jim Nightshade ha due occhi verdi che brillano di malizia come quelli i gatti, un fare avventuroso e un’inclinazione oscura che lo porta a desiderare di crescere presto e andare via dalla casa dove vive con la madre vedova, terrorizzata all’idea della separazione che si avvicina ogni giorno di più. Will Halloway ha il calore del sole imprigionato nei capelli e nel carattere positivo e allegro, una bontà innata che finisce per scontrarsi con il difficile rapporto con il padre e con la paura di perdere Jim.

Dopo lo strano incontro con il venditore ambulante, i due ragazzi si accorgono del misterioso ed inatteso arrivo in città di un treno carico di tendoni e giostre di un circo, comparso ben oltre la stagione degli spettacoli itineranti. Seguendone la musica, i due spiano le manovre di scarico del materiale in piena notte e assistono ad un’inquietante scena che rivela loro la natura magica e malvagia dello spettacolo e del suo padrone, mr. Dark, conosciuto come l’uomo illustrato. Questo l’incipit della folle avventura dei due ragazzini, desiderosi di arginare l’effetto nefasto che hanno le attrazioni sugli abitanti insoddisfatti della città e al contempo incapaci di resistere alla fascinazione che loro stessi provano verso i poteri soprannaturali che possiedono il carosello e i freaks che viaggiano con Mr. Dark.

something1Questo riassunto non fa giustizia a un romanzo che vive soprattutto d’atmosfera, della cui costruzione era assoluto maestro Bradbury. Fondamentalmente si tratta di una storia adatta al pubblico più giovane, ricca di colpi di scena a tinte horror ma mai veramente disturbante. Quello che la rende un classico è la scrittura di Bradbury, che intesse l’intera vicenda di una sottile aura malinconica, emanata ora dalla stagione autunnale, ora dall’adolescenza sul punto di terminare dei due protagonisti, ora dal loro rapporto di fiducia incrinato costantemente dalla fascinazione che Jim prova per mr. Dark (e per il male?), ma soprattutto dall’indimenticabile, magnifica figura del padre di Will, mr. Charles, nella cui figura risuona tutta l’esperienza di un uomo e uno scrittore vicino alla vecchiaia. Charles Halloway è consumato dal rimorso e incapace di legare veramente con il figlio, tormentato dai fantasmi delle sue scelte passate: bibliotecario, ha vagato per anni da un impiego all’altro, fino a decidere in tarda età di sposarsi con una donna molto più giovane e avere un figlio. Il giudizio silenzioso della gente, la freschezza della moglie e l’immagine stessa del figlio sono per lui un peso insopportabile, tanto da portarlo a pentirsi della stessa esistenza di Will nell’apice drammatico del libro. Grazie alle nefandezze compiute da mr. Dark e dal pericolo che corrono il figlio e il suo amico, Charles riuscirà a construire un rapporto autentico con Will, che passerà però attraverso la serena accettazione del fatto che evento più terribile, la morte, per lui non è ormai lontano.

Suddenly there was the old sense of terrified elation, of wanting to laugh and cry together when he saw the innocents of the earth wandering the snowy streets the day before Christmas among all the tired men and women whose faces were dirty with guilt, unwashed of sin, and smashed like small windows by life that hit without warning, ran, hid, came back and hit again.

something 3A regnare su tutto è la malinconia, forse intesa in senso giapponese, dove viene considerata quasi un sentimento positivo, un ricordare le cose passate e godere della loro bellezza attraverso l’atto di riportarle alla memoria. La magia triste dell’autunno, la cupa riflessione sui vacui desideri umani ispirata dai caroselli circensi e la costante percezione marginale che l’esperienza di Jim e Will li porterà ancora più vicini all’età adulta e alla fine del loro rapporto non riescono a cancellare uno dei ritratti più autentici e intensi della libertà selvaggia che domina l’adolescenza e del senso assoluto in cui viene intesa l’amicizia in questo periodo, come qualcosa di necessario a livello fisico e profondo a livello spirituale. Sebbene sia una storia tutto sommato semplice, in essa risuonano simboli e presagi quasi shakespeariani, degni del titolo squisitamente sinistro e musicale che è proprio una citazione del Bardo ad opera di Charles, grande amante dei libri in un tomo in cui ancora una volta la lettura diviene un’ancora di salvezza momentanea per le anime tormentate e solitarie, in attesa di una redenzione definitiva.

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Lo leggo? Sebbene inferiore ai grandi capolavori di Bradbury come il superbo “Cronache Marziane”, Something wicked with way comes condivide con quei grandi lavori una profonda riflessione sulla natura umana, una scrittura immaginifica ricca di simboli e pregna di atmosfera e su tutto una languida malinconia autunnale che impregna ogni pagina. Se avete voglia di un libro a tinte horror che vi scaldi il cuore e vi faccia guardare dentro voi stessi, difficilmente troverete di meglio. L’unica piccola critica che riesco a muovere a questo romanzo è che a fronte di un manipolo di personaggi maschili straordinari, le donne del romanzo sono impalpabili, irrilevanti, inutili, nonostante alcune (la madre di Jim) siano personaggi ricchi di potenziale. Sarebbe così difficile immaginare la madre di Jim al posto del padre di Will?
Ci shippo qualcuno? La scrittura di Bradbury riesce ad essere scevra da qualsiasi elemento su cui costruire un doppio senso.
L’edizione italiana è intitolata ll popolo dell’autunno, scelta lontana dal titolo inglese ma che condivido perché comunque legata al romanzo. Una traduzione letterale a mio parere in questo caso non avrebbe avuto la musicalità e il sottile brivido dell’originale, mentre l’espressione utilizzata evoca alla perfezione le atmosfere ricche di suggestioni di Bradbury. Esistono numerose edizioni italiane; la più recente e disponibile anche in formato ebook è quella con la traduzione di Remo Alessi, pubblicata da Mondadori nella collana Strade Blu.
Se però non avete troppi problemi a leggere in inglese consiglio di tentare la lettura in lingua originale: il romanzo è accessibile e purtroppo in traduzione perde tantissimo di quell’atmosfera magica che Bradbury riusciva a creare manipolando la lingua.