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kings1Su qualsivoglia tentativo di film di spionaggio ambientato in quel di Albione pende la spada di Damocle del confronto con La Spia di sua maestà, l’inossidabile James Bond, che sopravvive ai suoi interpreti reincarnandosi ciclicamente negli attori britannici più charmant.
Di fronte a questo confronto inevitabile, film come Kingsman – Secret Service devono fare una scelta: procedere con malcelata indifferenza, sviando il confronto in maniera indiretta, o affrontarlo di petto attraverso menzione diretta dei propri personaggi.

Matthew Vaughn non è certo uno che si nasconde e i suoi agenti segreti di arturiano alias e i loro villain sopra le righe dichiarano esplicitamente la propria ispirazione, rimpiangendo i film vecchio stile di 007. Se è vero che Austin Power e ogni parodia e rifacimento moderno di Bond inseguono l’originale è anche vero l’opposto, con la saga principale costretta a evolversi e guardarsi le spalle dalla concorrenza di Bourne e compagnia, tutta ampiamente citata nel film.

Mentre il cinema d’azione cerca di mantenere un certo livello di realismo ed echeggia sempre più dei timori mediorientali, Matthew Vaughn ha l’indubbio merito di utilizzare il genere in maniera ironica e divertita, come quel Bond che emergeva dall’acqua in muta rivelando lo smoking sottostante. Similmente, l’aplomb con cui Colin Firth e compagni mantengono un’organizzazione segreta a livello internazionale dirigendola da una piccola sartoria londinese salva il film dal sembrare sciocco o esagerato, divertendo lo spettatore con un continuo rincorrersi di momenti paradossali, battute fulminanti e un villain, il Valentine di Samuel Jackson, che non sfigura nel confronto con i grandi cattivi bondiani iconici del passato.

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Kingsman prende il via dalle medesime premesse di Kick-Ass e non lesina un livello di violenza e allusione sessuale piuttosto alto, ma rende davvero giustizia al modello a cui rimanda continuamente, riuscendo nella difficile impresa di realizzare un film esagerato, iperbolico e divertentissimo con spie come Lancelot (Jack Davenport in un’evidente e divertita parodia di Roger Moore) in doppio petto impegnate in combattimenti letali e perfettamente coreografati con la graziosa e fedele sidekick Gazelle (Sofia Boutella), le cui protesi alle gambe diventano armi micidiali.
Il cast è quindi variegato e ben bilanciato, presentando gentleman impeccabili anche nei loro risvolti più meschini e violenti come Michael Caine e un impettito e divertentissimo Colin Firth, ma mettendo al centro un protagonista, Eggsy (Taron Egerton) più avvezzo ai bassifondi londinesi che ai club esclusivi e un villain con problemi di pronuncia e uno spiccato gusto per il fast food.

Forse più che in passato adattando questa graphic novel per il grande schermo Vaughn ha potuto e saputo inserire una forte critica verso la società inglese, ancora una volta ritratta nella sua imprescindibile componente classista. Una delle scene più dissacranti e divertenti esprime infatti il desiderio che per una volta ad avere la peggio non sia il popolo inconsapevole, ma quel 1% sempre capace di mettersi al riparo dalle incombenti minacce all’umanità, che siano frutto del piano malvagio di un villain che ha imparato a non fare spiegoni finali o più semplicemente frutto del riscaldamento globale.

Nel riavvicinarsi a casa però il regista inglese scopre il suo limite maggiore, oltre a un budget non eccelso che si riflette su effetti speciali talvolta un po’ caserecci. A più riprese infatti il film sembra voler ricalcare i toni apocalittici e le atmosfere malinconiche del cinema di Edgar Wright, forse non il campione del botteghino ma certamente una pietra miliare per una certa fascia di cinefili. Sono quelli i frangenti dove il film risulta meno riuscito perché, anche se è una constatazione abbastanza crudele da fare, finché ci sono da girare combattimenti mozzafiato e scambi taglienti Vaughn può tenere testa agli ultimi Bond con un terzo del budget, ma quando si tratta di perdere per qualche momento il piglio scanzonato e scavare in profondità, si percepisce che non è completamente a suo agio. Insomma; il suo tipo di regia lo avvicina all’amico Guy Ritchie ed entrambi quando cercando di prendersi sul serio finiscono per emettere qualche nota stonata.

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Lo vado a vedere? Praticamente un Bond girato da Vaughn con forti influenze kickassiane, Kingsman è riuscito nel suo genere e divertentissimo. Se come i suoi protagonisti amate i vecchi Bond più autoironici e qualche etto di violenza non vi spaventa, se Guy Ritchie, Edgar Wright e Vaughn stesso sono nomi che stimate, vi piacerà da matti.
Ci shippo qualcuno? Dai tempi de La Talpa infilare nello stesso film Colin Firth e Mark Strong (che qui è veramente mirabile…ormai io lo adoro il caro Mark!) può rilevarsi una mossa *parecchio* pericolosa. Nonostante il livello di testosterone del film medio di Vaughn, ci vorrà vederci qualcosa, lo vedrà, specialmente considerando che Strong interpreta un ruolo alla Stanley Tucci e fa da spalla a Firth, a cui va tutta la mia ammirazione per l’impegno e la leggerezza con cui si è dedicato anche a un ruolo di questo tipo. ColinxMark per sempre. ❤

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