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passengers_posterEssere un’appassionata di fantascienza tout court ti espone a delle ciofeche tali (soprattutto al cinema) che un brutto, orrendo film di fantascienza, uno di quelli in cui la stessa viene usata in modo gretto e pretestuoso, talvolta non ti provoca più di una scrollata di spalle. Unite in un’unica stringa di calcolo la visione di almeno un centinaio di nuove uscite l’anno alla relativa popolarità che un contesto fantascientifico di facciata ha per un certo tipo di produzioni action e shakerate con la conoscenza superficiale che buona parte degli scrittori (di cinema e non) ha della potenzialità del genere. In soldoni significa che per esempio per il 2017 io metto già in conto di vedere almeno un paio di film SFF brutti forte e una bella manciata mediocri o debolucci, sempre nella speranza ottimistica di non incappare in orrori tipo Upside Down.

Perciò un film come Passengers mi sorprende paracchio, perché ero pronta a un risultato bruttino o mediocre, ma non a un simile guazzabuglio di potenzialità inaspettata e comunque inespressa, indecisione produttiva incomprensibile da parte di chi questo baraccone fantascientifico l’ha tirato su. Il tutto trovando almeno una mezz’oretta tutto sommato godibile, ma andiamo con ordine.
Tra i tanti interrogativi che questa esposizione di purissime occasioni sprecate mi suscita, il primo sostituirà direttamente il riassunto della trama. Cosa mi rimane da raccontarvi che non sia già stato ampiamente anticipato, mostrato ed esplorato da uno dei trailer del film? Questo primo problema non è di certo una specificità di Passengers.
Va anche riconosciuto che oggettivamente un problema di base c’è: diventa complicato sfruttare il coefficiente di notorietà di Jennifer Lawrence non anticipando la sua presenza nel materiale promozionale, presenza che però di fatto si fa rilevante dopo una buona mezz’ora di film. Certo si potrebbe obiettare che un bravo montatore di trailer avrebbe almeno potuto glissare sul conflitto con Chris Pratt e sul “segreto” che nasconde, creando un mood fasullo ma affascinante, capace di celare i veri capisaldi del film. 

Il che ci porta al secondo, enorme problema di un film che ha una marea di ispirazioni ma davvero un andamento francamente confuso e incoerente. Insomma, uno può anche essere Cameron Diaz in The Holidays, ma non c’è modo di ficcare in qualche minuto di trailer Jennifer Lawrence, l’automa che dà di matto, una storia d’amore tra le stelle e le sequenze d’azione e l’inquietante premonizione di un problema a bordo senza spoilerare tutte le svolte chiave del film. Viene quindi da supporre che ci fosse un bisogno davvero pressante di trasmettere il messaggio che Passengers oltre al film fantascientifico che chiaramente non è (usando prevedibilmente l’astronave generazionale e l’ambientazione spaziale per questioni d’atmosfera ed esotismo) non è solo un dramma romantico, ma anche un film ricolmo di azione e con un’atmosfera vagamente da thriller. passengers_

Il che non è un intento truffaldino, ma è anche il terzo, notevole problema di un film che come più grave pecca ha quella di non sapere cosa sia. Il punto fermo è solo uno ed è già una negazione: è un film che usa il contesto fantascientifico, ma non è interessato che marginalmente ai conflitti e ai nuclei tematici che solitamente una nave generazione e un uomo solo nello spazio innescano. Nel primo tempo sembra molto interessato a sviluppare una storia romantica senza però permetterle di essere banale, prendendosi i suoi tempi, giocando più sulle mancanze e sul lento avvicinamento dei due protagonisti che sull’emozione amorosa in sé.
Allora siamo in territorio Gattaca, penserete voi. Sì, almeno fino a quando il film decide repentinamente che no, vuole essere un film d’azione dalle sequenze spettacolari (centrando una in pieno con il passaggio in piscina), che finalmente mettano alla prova un comparto tecnico imponente (stiamo parlando di un set, nel caso del Gran Salone, da 3800 mq!) e degli effetti speciali più che dignitosi. Quindi siamo più in zona Moon o Gravity, penserete voi: la risposta è ancora un volta sì e no, perché un altro dilemma irrisolto del film è quale sia la sua vera aspirazione. Se vuole essere un film autoriale, allora ha sbagliato decisamente persona alla sceneggiatura, ma per essere un “semplice” film popolare alla ricerca del risultato di botteghino è davvero un po’ troppo raffinato, sia per scelte di cast sia per insistenza sulla dilatazioni dei tempi e sulla costruzione di una fascinazione per lo spazio.

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Passengers insomma insegue mille chimere perdendo per strada altrettanti spunti che, da soli, avrebbero permesso di portare a casa un film più che dignitoso, genuinamente interessante. Uno studio più tirchio e lungimirante di Sony sarebbe riuscito a tirar fuori tranquillamente un film sull’inquieto Chris Pratt circondato da sconosciuti che può conoscere intimamente senza che loro lo sospettino affidandolo a un regista avvezzo a questi dilemmi esistenziali fantascientifici, chiamando un Duncan Jones per occuparsi del mistero della nave che cade in rovina unito al complotto del risveglio dei vari personaggi e tenendo per qualcuno di più celebrale e sadico il triangolo emotivo con al centro Arthur il barista alla mano (un Michael Sheen impeccabile come il suo personaggio, con dietro molto più lavoro tecnico di quanto si possa pensare). Invece tutti questi aborti di idee potenzialmente brillanti vengono affidati al povero Morten Tyldum, condannato a dirigere grandi star in ruoli non alla loro altezza e a lasciarci con l’eterno dubbio se sia lui ad essere incapace di tirar fuori il meglio dai suoi script o il suo talento stia proprio nel rendere tutto sommato dignitosi i disastri incoerenti che si trova tra le mani.

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Lo vado a vedere? A differenza di quanto le mie critiche possano suggerire, Passengers non è un film brutto e tutto sommato si vede senza colpo ferire. Ha alcuni passaggi che si fanno notare e un paio di bei crescendo, ma si dimostra forte soprattutto nel comparto tecnico, su cui troneggia un incredibile lavoro di set di Guy Hendrix Dyas. Il film è però schiacciato nel risultato finale dalle mille scopiazzature che esegue e da 20 minuti finali controintuivi e involutivi, che negano ogni possibilità di essere un film diverso dal solito polpettone hollywoodiano, nonostante abbia passato tutto il tempo a provare, con un certo successo, di poter essere bizzarro e talvolta affascinante. Raramente mi è capitato di vedere un film così sprovvisto di una visione coerente di cosa sia e dove voglia andare a parare.
Ci shippo qualcuno? No.

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