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tomorrowland 1Tendenzialmente sono quel tipo di persona che detesta le considerazioni che cominciano da lontano, da un frammento di vita personale che suona più come egocentrismo che come spunto di valore a una recensione. Già so che non mi perdonerò la debolezza di aver infranto questo mio caposaldo, aprendo la recensione di Tomorrowland con il ricordo di mia madre che di tanto in tanto, guardando un punto lontano, indistinto ma inarrivabile, mi racconta di quanto, da giovane, il futuro che si immaginavano possibile (e vicino) non somigliava per niente al mondo di oggi. Lo dice sempre con una punta di rammarico. Il loro futuro era luminoso, iperpositivo, popolato da automobili volanti e pillole che rimpiazzano i pasti e la fame. Il futuro antico e perduto della golden age della fantascienza, della giovinezza di mia madre, si è rifugiano in Tomorrowland.

Dati i suoi precedenti, uno da uno sceneggiatore e regista raffinato ed innovatore come Brad Bird si aspetta sempre il capolavoro, tuttavia questa sua fama tende a far passare in secondo piano un altro suo enorme talento: quello di realizzatore di grandi film popolari, di blockbuster pregni di senso e innovativi dentro i confini dell’intrattenimento familiare.
Il mio quinto senso e mezzo mi dice che Tomorrowland al botteghino sarà un bagno di sangue, ma di certo non sarà colpa di Brad Bird, che ha l’enorme, trascurato merito di aver realizzato un magnifico film per ragazzi.
Attenzione, non i film per giovani di oggi, così fastidiosamente rivolti ai genitori del loro supposto pubblico con qualche graziosa aggiunta per giustificarne il target, aggiunta in nome del marketing e della gadgettistica (Minions anyone?). No, Tomorrowland è un concentrato di ottimismo, entusiasmo e approccio senza gradienti e filtri, un po’ come l’approccio adolescenziale alla vita: ferocemente entusiasta senza rimedio se non il crescere. Un approccio che è difficile non vivere con un certo scetticismo da spettatore adulto, ulteriormente rafforzato da certi rassicuranti paletti morali figli della più radicata e inalterabile narrazione disneyana, contro cui niente possono l’evocativa colonna sonora di Michael Giacchino, la fotografia, la scenografia, il design di scena e i costumi che sembrano tirati fuori da un’illustrazione di Franco Brambilla per Urania.

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Nonostante questo, Tomorrowland è una gioia visiva e narrativa per chi, come il suo disilluso, anziano protagonista George Clooney, gli concede quel 0,0006% di possibilità di far breccia nell’emozione, nell’incanto e nello stupore di fronte all’attualizzazione di quanto più lontano c’è dal nostro momento attuale: il modernismo gioioso e stupito degli anni ’60, la cieca fiducia nella scienza che porta un futuro migliore, un futuro sempre saldamente ancora alle nostre forze e alla nostra volontà, dove persino una ragazzina può fare la differenza ed essere speciale.
Facciamo perciò subito fuori i limiti del film: l’aderenza a un certo stereotipo di narrativa fantascientifica di metà Novecento impone di inglobarne anche i punti deboli e i cliché più triti, spiegoni inclusi, ma a differenza de Gli Incredibili non avviene quel ribaltamento narrativo che li rende i punti più memorabili della pellicola (insomma, niente “No Capes!”). Qua e là anche il livello visivo sembra rifarsi a quegli anni, con elementi digitalizzati non sempre all’altezza dello stato dell’arte del settore. Su tutto, la recitazione molto manierista dell’assoluta protagonista Britt Robertson non aiuta i passaggi più convenzionali della storia: è difficile credere che si sia stupendo, quando è evidente che stia recitando la se stessa stupita. Abbastanza irritante anche il continuo ricordarci che sì, la Disney ha acquisito i diritti della Lucas Films (e demoralizzante vedere che nessuno o quasi reagiva all’entrata in scena di un certo Hugo).

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Esaurite queste perplessità però Tomorrowland rimane un grande film per famiglie, dove la mano del miglior Damon Lindelof si sente nella struggente, sorprendente malinconia della storia d’amore per eccellenza del genere, con alcune scelte agiografiche e alcune ferme dichiarazioni che sconfinano davvero nell’ardito. Aiuta il fatto che George Clooney è davvero in forma e Raffey Cassidy è assolutamente sfavillante e si mangia tutto il resto del cast: trascinante, ironica, graziosa e soprattutto naturale nel ruolo più mal interpretabile e “innaturale” dell’intero film. L’iniziale flashback del divertito montaggio “mediato” tra i due protagonisti, che infrangono la quarta parete per chiedersi come dovrebbero narrare la storia, prende sempre più piede e il film decide saggiamente di dare via via più spazio alla storia della Golden Age, al passato di Frank e Athena, lasciandosi alle spalle Casey. Un risvolto inatteso così riuscito che si torna a malincuore sulla protagonista putativa del film.

Se una storia di questo tipo non può che avere gioco facile con me, una che nel distopismo pessimista condannato dalla pellicola ci è cresciuta ma ha sviluppato gli anticorpi sognatori di tanta, tanta letteratura della golden age, c’è anche da dire che Brad Bird non fa mancare il suo raffinatissimo tocco. Con rispetto però, lasciando intuire agli adulti qualche messaggio loro rivolto ma ai margini, senza perdere mai di vista l’entusiasmo giovanile di un film finalmente davvero rivolto a loro. Se il messaggio climatico è fin troppo spiattellato, non manca una certa poesia nella risoluzione finale, della semplice ma efficace metafora di quale sia davvero il problema e del fatto che dovremmo davvero convincerci che sì, una persona possa fare la differenza, quindi figuriamoci una popolazione intera.

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Lo vado a vedere? Tomorrowland è un film che avrei disperatamente amato da ragazza e il pensiero che la Disney torni a rivolgersi a questo pubblico senza secondi fini proprio scegliendo la fantascienza non può che farmi felice. Adesso lo vivo come fa Frank, irrimediabilmente preclusa a quell’abbraccio appassionato che può donare solo una certa ingenuità. Tuttavia è un film emozionante, forse anche più per un adulto, perché nelle intercapedini parla di dolore e rimpianto in maniera più sincera e diretta di tanti altri film che si prefiggono questo obiettivo. Non è per tutti e temo interesserà a pochi, ma di certo non manca di raffinatezza e delicatezza: quest’ultima tristemente è la caratteristica che ci urta di più nei film di oggi.
Ci shippo qualcuno? Mi sento ignobile a dirlo e non posso nemmeno troppo sbilanciarmi senza fare spoiler (anche se quando vedrete il film ringrazierete la mia reticenza): Tomorrowland sa essere anche romantico e struggente, quindi se vi piace quel genere…se invece siete qui solo per lo shipping, ci sono così tanti trascorsi non detti tra Hugh Laurie e George Clooney che uno ci può costruire quel che vuole.
Una nota spoiler: [SPOILER] quindi quella era la genesi del bastone di dottor House? [/SPOILER]

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