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Essere in sala mentre viene proiettato Il Segreto, melodramma scritto e diretto da Jim Sheridan, è come assistere da testimoni al drammatico incidente frontale tra un film di Ken Loach declinato nei toni più paternalistici e un adattamento di Nicholas Sparks tra i più melensi: insomma, decisamente non un bel vedere.
Dato che poi il segreto a cui allude il titolo rientra appieno nella categoria di quelli da Pulcinella (tanto che uno si fa venire i dubbi e i sudori freddi pensando “non è che il segreto sarà proprio quello, vero? Non avranno mica il coraggio!) è meglio concentrarsi sull’enigma Rooney Mara, attrice al momento più importante per il rito del red carpet che per popolarità netta, che ancora una volta si libra leggera su un film che per i suoi compagni di cast è un’accoltellata alla schiena.

Irlanda, anni ’40. La bella Rose è figlia di una donna fuggita dal suo paesello natale irlandese dopo essere rimasta incinta da nubile. Dopo un periodo in Inghilterra, senza un lavoro, la ragazza torna a casa, in un contesto ultrareligioso e soffocante, dove la maldicenza e il bigottismo tengono in ostaggio oggi abitante del luogo, fino al rispettato ma tormentatissimo prete (Theo James).
Con il suo fascino inconsapevole e la onesta schiettezza, Rose è come una mina vagante, che scalda gli animi dei maschi del villaggio. Proprio quando da reietta sembra aver trovato la sua felicità, un terribile avvenimento la porta dritta dritta in manicomio, accusata di un tremendo crimine.
Mezzo secolo dopo uno psichiatra (Eric Bana) è incaricato di fare una seconda perizia di routine sull’anziana. Insospettito dall’aperta cattiveria del primario del luogo e dalla fermezza della donna, la convincerà a raccontare la sua storia, appuntata in segreto su una Bibbia.

Adattamento del romanzo The Secret Scriptures, questo melodramma con costumi d’epoca (principale motivazione per voler ritrovare una Rooney Mara post Carol che non ha ancora azzeccato un film) e paesaggi irlandesi non riesce mai nemmeno a entrare nell’ordine d’idee e di toni per cavarne fuori un film egregio e, eccettuate le performance della Rosa giovane e anziana, è assolutamente da dimenticare.


Se Vanessa Redgrave fa del suo per uscire indenne da questo ruolo ingrato (che affossa invece completamente Eric Bana, anche considerando la sua carriera che forse non ha mai davvero ingranato), Rooney Mara ha dalla sua soprattutto una qualità impalpabile ed eterea, oltre alla sua nota bellezza diafana, che la rendono assolutamente credibile nei panni della giovane dalla sensualità inconsapevole, pura e dirompente.

Nonostante stretta nei suoi golfini e gonne semplici e rigorosi sia deliziosa, non vale nemmeno la pena vedere il film in ricordo dei bei tempi di Carol, considerando l’accozzaglia di scene melò diventate melense e di rivelazioni così ovvie e dilatate che gli ultimi 15 minuti sono una vera e propria sofferenza, con Bana e Redgrave che cercano disperatamente di reggere il gioco e costruire un crescendo motivo per il disvelamento del famoso segreto, che probabilmente è intuibile già da queste poche righe.

Lo vado a vedere? Poteva essere un Calvary o un Brooklyn, date le premesse sofferte e irlandesi. Non è nemmeno degno dei Nicholas Sparks più melensi. Da evitare o, se ci siete cascati, dimenticare.
Ci shippo qualcuno? No, ma un po’ dispiace per Theo James che, con quella sua faccetta supponente, non fa altro che personaggi stronzi.

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